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Inserita in Un caffè con... il 18/05/2020 da Direttore

Giustizia – Lo stesso clima che precedette il ’92?

“È trascorso un anno bufera che ha investito il Csm in merito alle nomine ai vertici delle procure, quando l’ex consigliere del Csm Luca Palamara finì al centro di un’indagine su casi di corruzione, scambio di favori e rivelazione di segreto d´ufficio. Mentre Palamara non è più accusato di aver ricevuto 40mila euro per nominare Longo come procuratore di Gela, e sembra sgonfiarsi lo scandalo nato a seguito dell’inchiesta da parte della Procura di Perugia, scoppia la seconda bufera che vede coinvolto chiunque abbia parlato al telefono con l’ex consigliere del Csm. Dal capo di Gabinetto del Ministro Bonafede al capo del Dipartimento dell´amministrazione penitenziaria, ai tanti colleghi del magistrato, ai diversi cronisti di giudiziaria le cui intercettazioni sembra non contengano elementi utili alle indagini.”

Lo afferma Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei Familiari di vittime innocenti di mafia, dell’associazione “I Cittadini contro le mafie e la corruzione”.

“Che nelle nomine dei vertici delle procure sia determinante il ruolo delle correnti della magistratura, è un dato di fatto. Quello che lascia basiti sono le notizie in merito alle intercettazioni dalle quali emergono i nomi di magistrati come Borrelli, Dino Petralia, Marcello Viola, Vito Saladino, Antonio Chiappani, Massimo Forciniti e Leonida Primicerio. Intercettazioni da cui, ad oggi, sembra non emerga nulla di penalmente rilevante.

A una “giustizia a orologeria” eravamo abituati dalle accuse mosse da esponenti politici ma quello a cui stiamo assistendo adesso è qualcosa di ben diverso, apparentemente riconducibile a uno scontro tutto interno alla magistratura - messo in atto un anno dopo il “caso Palamara” - che rischia di generare un pesante clima di sfiducia da parte dell´opinione pubblica.

Lo stesso clima – prosegue Ciminnisi - che si respirava prima del ’92, quando avvennero le stragi di Capaci e via D’Amelio.

Nella qualità di coordinatore nazionale dei familiari di vittime di mafia dell’associazione che rappresento, non posso non manifestare serie preoccupazioni relativamente a quella che pare una corsa alla ricerca di potere e di importanti poltrone da occupare, anche a costo di arrivare a un gioco al massacro, quantomeno sotto il profilo e la credibilità di chi diventa oggetto di allusioni la cui fondatezza sarebbe doveroso venisse accertata prima di alimentare quel venticello così ben descritto nel primo Atto del Barbiere di Siviglia.

Un venticello – conclude Giuseppe Ciminnisi - che finirebbe con lo spazzar via la credibilità dell’intera magistratura e non soltanto quella dei singoli magistrati”

 

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