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Inserita in Cronaca il 14/10/2013
da Marina Angelo
Immigrazione: Undici profughi sbarcano a Cornino, il premier libico: abbiamo bisogno di aiuto
Sono undici i profughi sbarcati questa mattina sulle coste di Cornino. L’informazione rimbalza veloce dalla Questura alla Prefettura. Dati che bisogna registrare e gestire in fretta durante queste ore dove ancora scottano le morti della tragedia di Lampedusa dello scorso 3 ottobre. 364 fino ad ora le vittime accertate alle quali si sono aggiunte quelle di un altro naufragio avvenuto venerdì scorso e che conta 38 morti. Un bilancio che è destinato a salire visto che dai racconti dei sopravvissuti, pare che, anche su quella barca fossero in 400. I superstiti sono 212. All´appello mancherebbero quindi, circa 150 persone. Ieri sono stati salvati, e questa volta tutti vivi, dalla Marina militare italiana 160 migranti, di cui 31 donne e 9 bambini a circa 40 miglia a sud di Lampedusa.
Ma Lampedusa non affonda. Continua a resistere anche grazie all’aiuto delle altre città siciliane che accolgono come è sempre stato, nuovi ospiti. Non è un fatto straordinario. Forse a rendere eccezionale il tutto sotto i riflettori di tutto il mondo puntati sull’isola, sono i numeri. Come i duecentodieci nuovi ospiti accolti venerdì scorso a Trapani e suddivisi in varie quote, ci dice il dottor Massocco, tra il capoluogo, Partanna, Valderice e Marsala.
Quanti arrivi ancora sono previsti?
E’ come il terremoto. Nessuno può prevedere, l’arrivo di nuovi profughi – afferma Massocco - e noi siamo avvertiti con un anticipo ridotto, a volte di 12 ore al massimo.
E queste parole rendono perfettamente l’idea di ciò che può essere affrontare e gestire il problema le cui dimensioni non si riescono a delineare: ieri un altro salvataggio è stato effettuato a 140 miglia a sud-est di Capo Passero. La Guardia di finanza ha portato in salvo 226 migranti, di cui 79 donne e 45 bambini. E sempre ieri problemi di ordine pubblico si sono registrati a Catania, dove centinaia di siriani dopo essere stati soccorsi a 60 miglia dalle coste siracusane 5 giorni fa, sono fuggiti dal Palasport.
Questa mattina un altro barcone con a bordo 137 persone, 22 dei quali sono donne, è approdato direttamente nel porto di Lampedusa senza essere stato avvistato. E, come dicevamo, 11 profughi,sono invece arrivati a Cornino.
Numeri e proporzioni che già solo le parole faticano a contenere.
E il premier libico Alì Zeidan in un intervista a Repubblica ha affermato «La Libia deve essere aiutata nel gestire questo problema. Il nostro paese è in una condizione diciamo atipica, il controllo delle frontiere è impossibile. Ma vogliamo essere coinvolti, vogliamo partecipare, portando il nostro punto di vista, la nostra visione. Io credo che il problema di questi migranti che, entrando in Libia, violano la nostra legge non possa che essere risolto con una politica dell´Europa nei confronti dei paesi da cui questa gente parte». «La Libia - spiega ancora - sta facendo quello che può, il paese è in condizioni difficili. Abbiamo bisogno del sostegno dell´Europa per il controllo delle frontiere, per la preparazione del nostro personale, per il controllo satellitare di questi flussi. È un fenomeno molto più grande della possibilità di un solo Stato, uno Stato di passaggio come in questo caso è la Libia. Da soli non possiamo rimandare questa gente indietro».
«La Libia - continua Zeidan - non può dare asilo a chi entra in maniera illegale nel paese, trasferita da gruppi criminali che muovono questo traffico. L´asilo politico potrà essere vagliato, ma per ora in Libia non c´è una legge che lo permetta. Usciamo da quarant´anni di regime gheddafiano».
«Abbiamo bisogno dell´aiuto del mondo per la nostra sicurezza - si appella il primo ministro libico - Il mondo ci ha aiutato per combattere e sconfiggere il regime di Gheddafi. Anche l´Italia, che aveva allungato la vita al dittatore, alla fine ha dato un aiuto importante alla rivoluzione. Questo sostegno non può interrompersi: da soli non ce la facciamo».
foto direttanews
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