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Inserita in Cultura il 02/12/2014 da REDAZIONE REGIONALE

Il Museo degli strumenti musicali multietnici Fausto Cannone di Alcamo e la poliedricità del musicista, del cantautore, del poeta, del collezionista di emozioni e sentimenti

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Il Museo degli strumenti musicali multietnici Fausto Cannone di Alcamo e la poliedricità del musicista, del cantautore, del poeta, del collezionista di emozioni e sentimenti
Alla scoperta del Sesto Continente, anche, “In nome della Legalità”, ultimo suo impegno di compositore

di Antonio Fundarò

Scrive Daniele Branca in L’importanza dell’educazione musicale: risvolti pedagogici del fare bene musica insieme in “Studi sulla formazione”, 1-2012, p. 85 che “per secoli l’educazione musicale è stata identificata con lo studio della tec¬nica strumentale. La rigidità di metodi e testi spesso si risolveva in scarsa attenzione alle reali esigenze dell’allievo, alla sua naturale curiosità ed alla necessità di un suo costante coinvolgimento che ne favorisse l’apprendimento e la motivazione”.
E continua Branca “non di rado lo stesso accostamento alla pratica avveniva in un secondo tempo, dopo mesi di teoria e solfeggio, quasi a mostrare lo strumento come miraggio agognato ed intoccabile, oggetto inafferrabile del desiderio; insom¬ma, come fine piuttosto che, appunto, come strumento. Edgar Willems (1977) cita nientemeno che Bach quale esempio di insegna¬mento illuminato: egli non faceva dell’allievo un artista delle dita, quanto un esecutore capace di penetrare la costruzione e lo spirito del brano, risveglian¬done le possibilità creatrici”.
“Nel XX secolo – rappresenta Daniele Branca, ivi, p. 86) emergono nuove voci di studiosi ed esperti che si rendono conto di quanto educazione e didattica musicale necessitino non solo di rin-novamento, ma di un vera e propria rivoluzione, un nuovo modo di conside¬rarne presupposti e fini, tramite una maggiore integrazione con altri ambiti pedagogici, una nuova adesione alla vita reale, alla naturalezza ed al bagaglio pregresso che il bambino si porta dietro fin dalla nascita. Di fronte all’artificiosità dell’insegnamento tradizionale, gli studiosi vanno ad indagare l’origine della musica come entità intrinseca all’essere umano (Gardner, 1993), tentano di trovare il canto originario, una sorta di ur-melodia che accomuni tutti i bambini di qualsiasi luogo e cultura. Si innesca così una querelle sull’innatismo delle strutture musicali, simile a quella ben più famosa relativa al linguaggio, motivata dalla consapevolezza che la musica risulta talmente forte e “necessaria” nella sua oscura utilità, da sfidare la selezione naturale. L’educazione musicale così intesa costituisce dunque un campo di ricerca relativamente recente; le proposte più precise ed elaborate risalgono alla pri¬ma metà del Novecento e le loro premesse vanno ricercate nelle idee di Pesta¬lozzi, Herbart, Froebel, Dewey ed altri: il rifiuto dell’insegnamento tradizio¬nale astratto e nozionistico, il richiamo alla concretezza degli apprendimenti, l’attenzione ai processi di sviluppo fisico e mentale degli alunni e quindi ai loro bisogni ed interessi”.
Ed è in questo solco che si inquadra il quarantennale impegno del Maestro Fausto Cannone, alcamese, autore di pregevoli componimenti poetici, di melodiose raccolte di versi e note, alla ricerca, spasmodica, degli elementi, primordiali e non, che legano l’uomo alla musica, e la musica alla territorialità.
Ricerca etnomusicale ed antropomusicale che trasformano, il poeta Cannone, artista, musicologo, compositore e cantante, in un attento raccoglitore di memorie, di emozioni, di sensazioni, di esperienze dell’animo umano.
Lui, viaggiatore solitario tra le note di un mondo troppo dedito a fronteggiare il dilagare dei rumori, raccoglie le note di un uomo, ancora fortemente vocato all’animo e alla cura della sua sensibilità; e lo fa nei 5 continenti, meglio ancora, nell’unico continenti ancora non annoverato nella geografia musicale dell’uomo: il continente che si è costruito, sedimentazione dopo sedimentazione, sul cuore e sull’anima, di uomini accomunati dalla passione del bello, e dalla melodiosità del canto e, più ancora e meglio, della musica.
L’uomo che, con i suoi molteplici lettori dell’animo e del cuore, i tantissimi strumenti collazionati dal prof. Fausto Cannone, ha deciso di fornire, anche al più incredulo tra gli uomini, il modo di leggere la musica, e dopo averla letta, di ascoltarla, farla propria, viverla nella sua più intima intensità. Consapevole com’è che l’uomo ha in sé le note più di quanto ha in sé e conserva la necessità della conoscenza di esse.
“È facile intuire come, non avendo alcuna fretta nell’insegnargli a leggere la scrittura, non ne avrò certo di più nell’insegnargli a leggere la musica. Evi¬tiamo alla sua mente ogni forma di attenzione troppo faticosa e non costrin¬giamolo troppo presto alla comprensione dei segni convenzionali (…) La co¬noscenza delle note non è più necessaria per saper cantare di quanto lo sia la conoscenza delle lettere per saper parlare (Rousseau, 1991, p. 236)”.
Ed ecco che Fausto Cannone diventa attento ricercatore di strumenti musicali.
Ed ad essi egli (poeta del suo tempo, ed al tempo stesso attore, spesso dimenticato, di un percorso di denuncia sociale, in un mondo che non ama la contestazione, pur essa affidata ai versi e alle note melodiose delle sue opere d’arte) attribuisce, come è giusto che sia, il valore, non simbolico, ma intrinseco, di opere d’arte.
“Ogni arte presuppone organi fisici – l’occhio e la mano, l’orecchio, la voce; e tuttavia è più della perizia tecnica richiesta dagli organi dell’espressione. Essa implica un’idea, un pensiero, una traduzione spirituale delle cose; eppure è più di un certo numero di idee in sé per sé. È un’unione vivente, del pensiero e dello studio d’espressione. Quest’unione si può simboleggiare col dire che nella scuola ideale l’opera d’arte si può considerare quella dei laboratori pas¬sata di nuovo nell’azione attraverso l’alambicco della biblioteca e del museo” (Dewey, 1949, pp. 56-57).
Quel museo a cui, ho voluto dedicare, da cittadino attento, insegnante particolarmente inclino allo sviluppo della sensibilità umana, da uomo delle istituzioni, una particolare attenzione, lottando ed impegnandomi per realizzare in Alcamo, grazie alla donazione del Maestro Fausto Cannone, il primo, l’unico, Museo etnomusicale, della Nostra Sicilia, ed uno tra i pochi in Italia ed in Europa.
Era, infatti, il 23 Gennaio 2014, quando la Giunta Municipale di Alcamo, approvava la delibera avente come oggetto “Approvazione Protocollo d’intesa per la costituzione del “Museo degli strumenti musicali multietnici", Collezione privata del Maestro Prof. Fausto Cannone”, museo poi inaugurato nel Luglio del 2014.
Si legge nella premessa dell’Atto Deliberativo “il Consiglio Comunale di Alcamo con deliberazione del Consiglio Comunale n° 116 del 23/11/2012 ha approvato la Mozione di indirizzo, primo firmatario e relatore il Consigliere Comunale prof. Fundarò Antonio, denominata “Istituzione Museo della Musica Fausto Cannone”.
Se questo è vero, se è vero che la musica vive nell’uomo ancor prima che di essa se ne conoscano gli strumenti per la lettura, se è vero che l’uomo, nei 5 continenti, ed in quello più importante che ciascuno costruisce attorno al sé riflettente e amante, vive di musica e ricerca musicalità, anche nel silenzio dei dolori della vita, allora è bene ribaltare quella pur lodevole istanza espressa da molti, relativa alla necessità di dare dignità scolastica alla musica; è forse il caso, per dirla col Branca, o meglio, parafrasandolo ed adattandolo, di dare dignità musicale alla Città, descolarizzare un po’ la musica e musicalizzare di più la Città ed il Mondo, evitando di portare ancora una volta le cose più sul piano della didattica che su quello dell’arte e della sua produzione.
Il Museo della Musica, così concepito, con un impegno sinergico di chi scrive questo intervento, dei tanti consiglieri comunali che l’hanno condiviso, sul nascere lo stesso Alessandro Longo, dei due assessori che si sono alternati alla guida dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Alcamo, Elisa Palmeri e Selene Grimaudo, e del Sindaco che ha sposato questo impegno di crescita umana, ha la necessità di crescere, farsi più sicuro, aprirsi alla società, farsi conoscere, farsi apprezzare e, attraverso una valorizzazione delle centinaia di opere d’arte musicali, da collocare, necessariamente, in teche, farsi amare.
Edgar Willems (1977) evidenzia la necessità di intendere l’esperienza mu¬sicale che viene maturandosi nel tempo come indissolubile correlazione fra sviluppo e recettività sensoriale, sensibilità affettivo-uditiva ed intelligenza; egli mette in luce una certa identità fra leggi che interessano vita musicale e vita umana in generale, ponendo in relazione aspetti basilari della vita umana (di natura fisiologica, affettiva e mentale) con gli elementi fondamentali della musica (il ritmo, la melodia e l’armonia). Ed il Museo Fausto Cannone deve intendersi, per forza di cose, in questo senso. Melodia, ritmo ed armonia, anche per vincere il disagio sociale di molti giovani; anche per sconfiggere i mali dell’uomo e della società; anche per sconfiggere il dilagante ed intollerabile tornacontismo che alberga in molti uomini privando, la società, della sua più intima inclinazione al bene e all’altro.
Dalcroze sottolinea come il pregio di quest’approccio integrale non stia tanto in una sua maggior efficacia metodologica, quanto piuttosto (ed è questo che nella sua, per fortuna nostra, lunga vita e deciso impegno umano e sociale, Fausto Cannone, sensibile uomo, fuori dal suo tempo, ha cercato di far comprendere nei suoi allievi, nati e cresciuti, in un dopoguerra ed in un dopo ’68, troppo dediti alla scienza, alla tecnologia e all’economia), in una stato di “gioia” permanente dell’individuo, frutto della liberazione dalle inibizioni e della maggior coscienza di sé e delle proprie possibilità, delle proprie facoltà creative e dell’accrescersi delle capacità.
Gioia che pervade ciascuno dei visitatori di questo strabiliante esempio di impegno umano, sociale e civico. Lo stesso impegno che Fausto Cannone mette, costantemente, nei suoi componimenti di denuncia. Gli stessi che costituiscono l’impalcatura del suo ultimo CD “In nome della legalità”, inciso a Milano, che raccoglie il canto straziante, affidato alle note ed ai versi, nonché agli stessi arrangiamenti musicali, di un uomo, Fausto, cresciuto con il latte della coerenza, quella del padre Gaspare, anarchico, giornalista fedele ad i propri ideali, incorruttibile, e l’amore per le tante contraddizioni della Sua Terra (la Sicilia), tante quante sono state le dominazioni che l’hanno modellata, fortificata, resa unica.
Ecco, dunque, che anche questo Cd, si colloca nel solco del processo di sensibilizzazione a cui Fausto Cannone dedica la sua vita, il suo impegno umano.
Una compilation che raccoglie le storie e le eredità di uomini come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Rocco Chinnici, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Rosario Livatino, Ludovico Corrao (padre illustre della politica al servizio del territorio e dell’arte come percorso maieutico di riscatto culturale e sociale), Peppino Impastato, Mauro Rostagno a cui ha voluto dedicare, il nostra Fausto, una nuova sperimentazione Rep che merita l’autorevolezza di un processo di estrema adesione alla matura personalità di questo uomo, vittima di una Madre, la Nostra Terra, spesso matrigna per chi vive le sue forti ambivalenze culturali ed umane.
E alle storie degli uomini, Fausto Cannone, ha voluto affiancare, in questo CD di denuncia e allo stesso tempo di speranza, quella che alberga in chi, nonostante la vita gli sia stata profondamente avversa, crede ancora nell’essenza profonda di una madre che, alla fine, non può che affidare, ai suoi figli, “Messaggi di speranza”; anche a quelli che hanno vissuto gli “Anni di Piombo” con incredulità e spesso con impotenza.
E, proprio loro, Fausto Cannone, invita a cantare, con lui, l’”Inno alla matri mia”, stavolta in lingua Siciliana, quasi a volere ulteriormente stringersi al grembo di questa Sicilia, terra di speranza in cui, è ancora necessario impegnarsi per sconfiggere quella “Omertà” che è stata, declinazione di quell’uomo di “panza” su cui hanno costruito stereotipi ed hanno realizzato fiction che non danno merito e non assicurano verità a questo popolo.
La musica, lo dimostra questa eccezionalità e poliedricità dell’uomo e musicista Fausto Cannone, pedagogista del riscatto culturale di una Terra fantastica, centralità di un Mediterraneo di Pace, dispone di potenzialità creative pressoché infinite, proprio perché le sue forme non sono coinvolte nella realtà tangibile; o meglio, ciò che l’artista presenta, ciò che Fausto Cannone presenta nei suoi concerti, è una realtà “altra”, più intensa ed inafferrabile. Qua¬lunque siano le ragioni per cui Fausto Cannone abbia realizzato un’opera, una canzone, un acrostico, una poesia – senti¬menti, idee, visioni – la ragione più intima sta nel «desiderio di creare una particolare coerenza, un modello che ci riveli qualcosa di nuovo circa la di¬mensione tempo/spazio o che almeno ci aiuti in qualche misura a trovarne il senso» (Paynter, 1996, pag. 17).
Nella realtà di oggi, spesso eccessivamente conformata a valori standar¬dizzati, veicolati il più delle volte dai media che condizionano più o meno for¬temente le scelte, la nostra autonomia (e ancor più quella dei nostri bambini), diviene obiettivo irrinunciabile questa creatività come capacità di... sognare, di immaginare e tendere a futuri differenti da quelli prospettati, di intuire e presentire possibilità inusitate, squarci di luce laddove un infruttuoso pes¬simismo vorrebbe vedere solo grigiore ed appiattimento. È l’immaginazione che ha il potere «di dare vita e luce a ciò che è ordinario, consueto e banale, per costruire ed apprezzare situazioni prima non avvertite ed estranee» (ibid.).
È necessario procedere in questo percorso, da poco avviato, di educazione all’amore per la musica, per gli strumenti musicali, per le composizioni, le note, i versi; un percorso che sia consapevole, capace di esplorare i mezzi espressivi e apprezzare e utilizzare, come stimolo, la creazione altrui.
È necessario che ci si impegni, anche come istituzioni, per giungere, così, alla decodifica della struttura e della forma di ciò che si ascolta e si osserva, cercando, per quanto difficoltoso, di comunicare come smontare e rimontare un brano di musica o una realtà osservata o percepita come fosse un giocattolo, per capire che cosa lo fa funzionare, facendo in modo di collegare linguaggio e fantasia, un po’ come faceva Gianni Rodari con la lingua.
A coloro che considerano questa pratica piuttosto utopica nella sua rea¬lizzazione perché troppo specialistica, Fausto Cannone ha sempre risposto che essa è sperimentata dal bambino ben prima dell’attività scolastica, fin dai primi anni di vita: così come inventa con i colori, compone e manipola creativamente anche con i suoni, improvvisa impasti e combinazioni se posto di fronte ad uno strumento musicale.
Ed è nella musicalità che bisogna immergere il proprio animo, il proprio cuore, la propria vita.z
A Fausto Cannone resto garto per avermi insegnato ad ascoltare il cuore e, attraverso esso, quello degli altri, con la semplicità e l’umiltà del sapere di essere solo un granello di sabbia affidato all’africano caldo vento di Scirocco, spesso odoroso di zagara e gelsomino, di questa Terra di Sicilia.




 

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