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Inserita in Sport il 10/11/2014
da Gabriele Li Mandri
Serie A: il punto sull’11° giornata di Gabriele Li Mandri
JUVENTUS DA PAURA
Va bene che il timore è stato grande, che la Roma si è avvicinata (e poi riallontanata) e che l’Europa è stata ad un passo dallo sfuggire di mano ai bianconeri, per il secondo anno consecutivo, ma questo non significa necessariamente che sia giusto tumulare il Parma di gol e regalare a Donadoni un tranquillo weekend di paura. Questa è la Juventus di Allegri: senza mezze misure, che passa dal terrore europeo a goleade da record, dato che erano 30 anni che i bianconeri non segnavano 7 gol in una sola partita di campionato. Cattiveria allo stato puro: cattiveria agonistica s’intende, un po’ quello che tutti gli juventini ancora stregati da Conte sostenevano mancasse al buon Max che, nonostante non sbraiti mai in conferenza stampa e abbia cifre addirittura migliori dell’ultimo Antonio, è destinato a convivere vita bianconero-natural-durante con la puzza del suo passato milanista. Con Vidal fuori per squalifica s’è fatto notare ancora una volta Pogba, in crescita verticale: se ieri valeva 80 milioni, oggi come minimo ne vale 90. Come la paura.
ROMA, TRE SONO POCHI
E la Roma? Zitta zitta è ancora lì, a -3 dalla capolista, con un Torino in meno nel calendario e con 3 gol in più sul registro delle statistiche stagionali. Asfaltare i granata rientrava pienamente nelle previsioni, puntualmente avveratesi, ma convivere col risultato pomeridiano dei bianconeri ed inseguire un sogno scudetto che sta diventando più che altro un incubo non era facile. Ed in fondo, nonostante il 3-0, continua a non esserlo neanche oggi: la Roma, qualsiasi cosa faccia, non riesce a prendersi le copertine perché semplicemente la reginetta è un’altra. Se ne fa 3, quella ne fa 7. La differenza fra le due sta tutta lì: questione di centimetri, di piccoli numeri che però alla fine daranno lo scettro ad una, ed il benservito all’altra. Lo sa benissimo Garcia. Lamentarsi perché “3 gol segnati sono pochi”, frase all’apparenza stucchevole, ha invece un suo grande significato: la differenza sta nelle piccole cose e oggi la Roma, quella piccola ma grande differenza, non l’ha ancora colmata.
SMORFIA NAPOLETANA
Francamente aspettarsi un Napoli terzo all’11 giornata, dopo le figuracce di inizio stagione e le difficoltà di Higuain a trovare la porta, era abbastanza improponibile. E invece eccoli là gli scaltri partenopei: terzo posto agguantato, Pipita bomber ritrovato e tutta un’altra concretezza in campo. Dopo la vittoria contro la Roma, lo 0-1 in casa della Fiorentina ha confermato quello che tutti sapevano: il Napoli vale, eccome se vale, doveva solamente accorgersene. Perché col Napoli funziona così: può vincere e può perdere con tutte, dipende solo da lui e dalla sua emotività legata ad un ambiente che vive il calcio non come una scienza ma come un mistero di fede. Statuette di Lavezzi, toccatine, scongiuri, numeri su numeri che assumono significati leggibili solo da Morfeo in persona: il Napoli è questo ed è bello che sia così, una scheggia imprevedibile che sa sempre regalare emozioni al campionato. Dalle comiche faccine di De Laurentiis all’espressione disperata di Insigne, col numero 24 sulle spalle, che esce urlante per un brutto infortunio al ginocchio, al minuto 24 sul tabellone: un Napoli fatto di smorfie, nel bene e nel male.
MIRACOLO MILAN
Se il Napoli è terzo, lo deve anche un po’ al miracolo milanista: purtroppo per i rossoneri, però, è un miracolo al contrario. I tempi in cui i diavoletti facevano pentole e coperchi oramai son morti e sepolti: qui, di miracoloso, c’è solo il fatto che il Milan galleggia ancora in Serie A. Come se non bastasse, oltre a dover perennemente affrontare le avversarie già sapendo di partire da 2 o 3 gol incassati, adesso quei due punti tolti alla Sampdoria dal rigore di Menez le valgono persino gli applausi. Dei napoletani, ovviamente. Si, perché il Milan oggi sta simpatico solo a quelle squadre che beneficiano dei punti strappati dai rossoneri alle concorrenti per la corsa all’Europa (e sono tante): se vogliamo vederla sotto quest’ottica, il Milan sta effettivamente compiendo un miracolo, rubacchiando qua e là tanti punti decisivi. Per le altre. Ed in futuro chissà, di questo passo il “miracolo Milan” potrebbe diventare decisivo anche per la seconda metà della classifica.
Gabriele Li Mandri
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