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Inserita in Salute il 24/11/2020 da Rossana Battaglia

Ricerca scientifica sulla cresta dell´onda

Ricerca

(…) La conoscenza
è per definizione un bene – forse il bene primario dell’uomo – perché senza di
essa non vi possono essere le altre libertà fondamentali alle quali ci si
appella di continuo. Omettere una premessa del genere costituisce una
negligenza grave e parzialmente pericolosa (…)”

da Abbi il coraggio di conoscere – cap.
38.


Rita Levi Montalcini



Che cos’è la scoperta scientifica?!
Oggi potremmo trovare una pronta risposta ad una domanda apparentemente tanto banale quanto assodata; i risultati delle grandi scoperte scientifiche sono quanto più sicuro nella storia dell’uomo poiché scandiscano nel tempo i risultati dell’evoluzione del pensiero e delle risorse, una delle riflessioni ed oggetto di studi interessante per la filosofia del Novecento:

«Un risultato nuovo ha valore, se ne ha, nel caso in cui stabilendo un legame tra elementi noti da tempo, ma fino ad allora sparsi e in apparenza estranei gli uni agli altri, mette ordine, immediatamente, là dove sembrava regnare il disordine […] Inventare consiste proprio nel non costruire le combinazioni inutili e nel costruire unicamente quelle utili, che sono un’esigua minoranza. Inventare è discernere, è scegliere […] fra tutte le combinazioni che si potranno scegliere, le più feconde saranno quelle formate da elementi tratti da settori molto distanti. […] alcune di queste, assai rare, sono le più feconde di tutte […]» Jules Henri Poincaré – Scienza e metodo.

È incredibilmente difficile comprendere la grandezza di una scoperta scientifica quando ci si trova contemporanei ad essa, la si apprezza, la si analizza ma soltanto le

generazioni successivamente la faranno propria; comprensione intrinseca dovuta
all’evoluzione del cambiamento scaturito dalla grandezza della scoperta.

Quale delle numerose scoperte degli ultimi tempi cambierà notevolmente le generazioni future?! Assolutamente tutte! Alcune più di altre cambieranno evidentemente le nostre vite.

 Il periodo di forte crisi che stiamo vivendo scaturito dalla pandemia dovuta al nuovo coronavirus SARS – CoV – 2 (covid19 – sindrome respiratoria acuta grave) non è di certo il primo caso di malattia virale altamente contagiosa registrato nella storia

dell’umanità dovuta da un contagio animale, in questo caso riconducibile possibilmente ai pipistrelli;

Se proviamo ad andare a ritroso nei secoli, consultando le fonti storiche e la letteratura medica del tempo, possiamo osservare come la storia della civiltà sia stata segnata da periodi di forte crisi socio – economica scaturita da epidemie e pandemie che spesso hanno intrinsecamente influenzato e sconvolto le società coinvolte man mano che una data società si andava espandendo, mettendo a dura prova i contemporanei;

La prima grande piaga a cui si può far riferimento, risale ai tempi dell’Imperatore Giustiniano, periodo in cui l’Impero Bizantino vedeva l’apice della sua società, mise in ginocchio la sede imperiale di Costantinopoli registrando 4 milioni di vittime in tutta la sua estensione territoriale;

Procedendo avanti nel tempo, la metà del XIV secolo viene senza dubbio segnata dalla “peggiore pandemia che la storia ha mai visto”, la peste nera. Si registrarono un numero di decessi senza precedenti, 50 milioni di morti nella sola Europa.

Non meno importante la pandemia di spagnola registrata alla fine della Prima Guerra Mondiale; virus che si diffuse in tutto il mondo con il mobilitare delle truppe militari; a causa dell’influenza spagnola morirono 50 milioni di persone, anche se il parere di alcuni storici porta a pensare che i decessi furono molti di più.

Prima di giungere ai giorni nostri è impossibile non citare il virus influenzale A /H2N2 di origine aviaria del ’57 o l’influenza A/H1N1 (suina) del 2009.

La storia è intrisa di eventi e fatti sconvolgenti è vita ed evoluzione dell’uomo, il poterla narrare è sintomo dell’evoluzione del pensiero e delle capacità sociali e scientifiche; siamo narrazione vivente del pensiero analitico, siamo figli dell’evoluzione

scaturita da tragici eventi che hanno portato la storia dell’uomo fino a limiti
mai sperati. Grazie alla letteratura trascritta dai nostri antenati, le comunità scientifiche di tutto il mondo detengono un ausilio rilevante, risorse necessarie per costruire un processo genetico attraverso quello storico, ne è esempio la libreria, adesso anche online, tenuta dall’Università di Harvard, con una sezione dedicata ai contagi e alle epidemie registrate: “Contagion: Historical Views of Diseases and Epidemics”, materiale di ricerca facilmente consultabile, a portata di click!

Le ricerche scientifiche oggi più che ieri, ricoprono un ruolo primario per i singoli cittadini, poiché viene attenzionata l’importanza dei gruppi di ricerca, sovvenzionati da singoli magnati o da enti governativi e pubblici, per accelerare la produzione di quei vaccini in grado di contrastare la nuova minaccia globale, la nuova zoonosi derivata accidentalmente dal continente asiatico;

Veniamo ad uno degli argomenti più discussi di questi giorni, la scoperta di potenziali vaccini contro covid-19; la domanda porge spontanea, cos’è un vaccino e come potrebbe arrestare il contagio?

Secondo “Epicentro” – il portale per l’epidemiologia per la sanità pubblica, si tratta di “preparati biologici costituiti da microrganismi uccisi o attenuati, oppure da alcuni loro antigeni, o da sostanze prodotte dai microorganismi e rese sicure (come ad

esempio il tossoide tetanico che deriva dal trattamento della tossina tetanica)
oppure, ancora, da proteine ottenute con tecniche di ingegneria genetica. Generalmente i vaccini contengono anche acqua sterile (o una soluzione fisiologica a base salina) e alcuni possono contenere, in piccole quantità, anche un adiuvante per
migliorare la risposta del sistema immunitario, un conservante (o un antibiotico) per prevenire la contaminazione del vaccino da parte di batteri, qualche stabilizzante per mantenere inalterate le proprietà del vaccino durante lo stoccaggio
”.

Siamo inoltre a conoscenzadell’esistenza di diverse tipologie di vaccini, il vaccino contro Sars – Cov - 2 rientrerebbe all’interno della categoria di vaccini con Dna o Rna – ricombinanti; questi vaccini “con vettore”, frammenti di microbo innescati all’interno di un batterio o virus non si manifestano come malattie nell’uomo; i vettori scelti si moltiplicano, quindi, in modo da non causare infezioni ma capaci di scaturire una risposta immunologica nell’uomo.
Si tratta di una nuova tipologia di vaccini, con l’iniezione di frammenti di materiale genetico del microbo avvolto in una goccia di liposoma.


Una volta sviluppato, il potenziale vaccino deve seguire dei rigidi protocolli, tra i quali i test preclinici i quali potrebbero raggiungere risultati eccezionali sugli animali ma non sull’uomo;

Gli studi clinici (sull’uomo) per lo sviluppo di un vaccino devono necessariamente attenersi ad un protocollo ben scandito, passando da IV fasi fondamentali:

I.          Studio condotto su una dozzina di volontari, lo scopo è quello di comprendere gli effetti collaterali rispetto ad un vaccino comune o ad un placebo;

II.        Studi condotti su un centinaio o migliaio numero di volontari in diversi centri clinici, per diversi mesi, serve per monitorare gli anticorpi o il livello di linfociti B o T nel sangue;

III.    Condotto su centinaia di migliaia di volontari. Lo scopo è comprendere se il vaccino difende dalla malattia, monitorando
a distanza di mesi se la risposta nell’uomo è positiva o meno (in fase di conclusione, ad esempio, da Pfizer e BioNTech per il vaccino contro covid-19);

IV.            La fase finale, basata sull’osservazione dell’efficacia del vaccino dopo la messa in commercio.


Fondamentale per la commercializzazione del vaccino è ricevere le autorizzazioni da parte delle autorità competenti - Swissmedic in Svizzera, l´EMA in Europa, la FDA negli USA e l´OMS per tutto il mondo, presentando uno studio dettagliato sul vaccino, assicurando inoltre di essere in grado di poterne produrre in
ampia scala; soltanto le autorità sanitarie sono in grado di stabile chi può essere beneficiario del vaccino secondo requisiti ben definiti.

È necessario comprendere che un possibile vaccino per seguire in maniera accurata tutte le fasi di cui sopra può impiegare dai 12 ai 18 mesi.

Entriamo nel fulcro della vicenda, provando ad analizzare i candidati vaccini provenienti un po’ da tutto il mondo e l’astrusa lotta alla prevaricazione di un’azienda su un’altra;
È noto come nel mondo vi sono circa 239 prototipi di vaccini contro covid – 19 e secondo - l’osservatorio del Milken Institute di Pasadena - sono 39 in fase di sperimentazione clinica.

Da Pfizer – BioNTech e Moderna a Sinovac o AstraZeneca la tanto declinata lotta al vaccino avanza di giorno in giorno e sono molte le speculazioni in merito a quale sarà la casa farmaceutica o stato ad aggiudicarsi il primo brevetto!

Nei mesi passati ha avuto inizio una dura lotta alle autorizzazioni di emergenza, un gioco per molti prettamente politico da parte dei governi e non solo, per accaparrarsi un numero notevole di dosi da somministrare ai propri cittadini o rivenderli ad altri stati, anticipando in questo modo le linee di produzione di qualcosa ancora da

realizzare!

Negli ultimi tempi alcune speculazioni da parte di politici sulla cresta dell’onda a livello internazionale hanno dato da pensare a tutti coloro che prestassero orecchio, come ad esempio il noto commento da parte di Donald Trump, il quale ha accusato la Food and Drug Administration (FDA) di ritardare l’approvazione dei vaccini sperimentali a dopo le elezioni del 3 novembre; diversi sono stati i commenti di voler “accelerare le tempistiche” di sperimentazione sull’uomo, come quelle rivolte alla Cina nel mese di agosto, di aver iniziato la sperimentazione su un campione di militari.

Dunque, la lotta di prevaricazione di un prototipo di vaccino è pane quotidiano dopo la resa pubblica della sequenza genetica del virus lo scorso gennaio; in questo momento vediamo sulla cresta dell’onda le sperimentazioni della casa produttrice tedesca BioNTech, creata da una coppia di ricercatori di origine turca acquisita dal colosso

Pfizer, della casa farmaceutica americana Moderna e del prototipo dell’Università di Harvard sviluppato insieme ad AstraZeneca;

  •  primi due prototipi di vaccino appartengono alla tipologia mRNA, la molecola artificiale che si occupa di codificare e portare le notizie acquisite nel DNA delle cellule, per produrre alcune proteine (in questo contesto la nota proteina “spyke”) alla base di tutto. Tra le questioni più spinose che mettono a confronto i risultati dei due colossi statunitensi il periodo e il metodo di conservazione; il prototipo della BioNTech ha una temperatura di conservazione di – 70°, per questo motivo si stanno progettando dei contenitori con materiale isolante e ghiaccio secco per il trasporto, una volta disgelato, il vaccino manterrebbe l’efficacia per alcuni giorni; il prototipo di Moderna, d’altro canto vanta uno stato di conservazione ad una temperatura di – 20° ed una volta scongelato, mantenuto ad una temperatura dai 2° agli 8° per circa un mese, permettendo agli ospedali e agli enti sanitari di poterlo conservare senza molte pretese. 
  • L’ultimo prototipo di vaccino in analisi è di madre inglese, fulcro della collaborazione dei ricercatori di Harvard con l’AstraZeneca; il campione in questione è stato ottenuto da uno dei virus che causa il
    raffreddore negli scimpanzè; trasferendo una parte di materiale genetico della proteina che il coronavirus impiega per riprodursi nel virus ottenuto dagli scimpanzè, reso innocuo per gli esseri umani. A differenza dei primi due, può essere tranquillamente conservato in frigorifero

Come nel caso dei due vaccini rivali, prototipi di questo genere non sono mai stato adoperati su un ampio bacino di popolazione, staremo a vedere!

Le due case farmaceutiche vantano una sperimentazione dai livelli di efficacia del 90% nelle ultime fasi, soprattutto grazie ad ingenti fondi provenienti dal capitale del colosso Pfizer nel caso della BioNTch o dei tanto discusso fondi governativi nel caso di Moderna.  L’efficacia del prototipo inglese ha un indice di successo di circa 70%, si trova in corso della fase III, il risultato sembrerebbe inferiore ai precedenti ma ugualmente sbalorditivo. Adesso, bisogna aspettare i risultati di ricerca che verranno pubblicati che accerteranno ed accrediteranno lo studio dei vaccini.

Ancora una volta è evidente quanto risulti sbalorditivo vivere nell’era dello sviluppo tecnologico e scientifico. I ricercatori di tutto il mondo possiedono oggi più che mai strumenti all’avanguardia per la condivisione di studi medico - scientifici che possono fornire un enorme ausilio in fase di ricerca sperimentale, come note riviste ad esempio: The New England Journal of Medicine, European Respiratory Journal, Chest, o piattaforme in grado di permettere lo scambio di informazioni tra le diverse comunità scientifiche con sezioni gratuite dedicate alla comunità di ricerca pertinente la pandemia da Covid-19, si fa riferimento ad articoli, studi clinici e linee guida da poter utilizzare!

Per la prima volta dopo decenni, il mirino dell’opinione pubblica e dei media è incentrato senza dubbio sui risultati di ricerca condotti per affrontare questo nuovo coronavirus. La speranza di una riflessione sempre più rilevante è incentrata sull’importanza della comunità medico – scientifica; è necessario che l’esperienza di oggi sia fulcro di rilevanza di un domani sempre più importante con la speranza e fiducia nei governi di continuare a sostenere, anche dopo la ripresa

dalla minaccia covid-19, l’istruzione, la ricerca, i suoi scienziati e l’intero sistema  e personale sanitario, da sempre fulcro ed emblema della società civile, garanti della vera ricchezza dell’uomo, la vita. Che le avversità di oggi possano bypassare i meri interessi politici di domani racchiudendo le risorse per l’interesse comune screditando, almeno parzialmente, l’intrinseco cinismo spinoziano derivato dell’”homo homini lupus”.



 








 

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