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Inserita in Politica il 18/12/2014
da REDAZIONE REGIONALE
ANCE SICILIA - FONDI PAC, SCIPPO DI 277 MLN ALLE INFRASTRUTTURE DELLA SICILIA
ANCE SICILIA Collegio Regionale Costruttori Edili Siciliani FONDI PAC, SCIPPO DI 277 MLN ALLE INFRASTRUTTURE DELLA SICILIA DIFFICILE DISPORRE NEL 2015 DEI FONDI PAC RESIDUI E DI QUELLI DEL FSC LE IMPRESE SARANNO COSTRETTE A LICENZIARE MIGLIAIA DI DIPENDENTI FERLITO: “POLITICA E BUROCRAZIA REGIONALI INEFFICIENTI NON UTILIZZANO TUTTI I FONDI MA IL GOVERNO NAZIONALE NON RIESCE A TUTELARE IL SUD E LA SICILIA”
Palermo, 18 dicembre 2014 – L’Ance Sicilia giudica gravissimo il definanziamento, previsto nella Legge nazionale di stabilità, dei fondi Pac (Piano di azione e coesione) che allo scorso 30 settembre non risultavano impegnati dalle Regioni. In Sicilia, fra le varie misure, la riprogrammazione del Pac, per quanto riguarda le nuove infrastrutture, prevedeva il cofinanziamento di opere strategiche per lo sviluppo dell’Isola: il collegamento viario Nord-Sud (399,2 milioni, di cui 25 di fondi Pac), alcuni tratti della bretella di collegamento con l’aeroporto di Comiso (44,92 milioni, di cui 30 di fondi Pac), lo scorrimento veloce Licodia Eubea- A/19 (113 milioni di fondi Pac), interventi nel porto di Gela (49 milioni, di cui 30 di fondi Pac) e interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico (79 milioni). Si tratta di 277 milioni di euro in meno che bloccheranno la realizzazione di queste opere, nonostante, secondo il documento del Pac, dopo il 30 settembre la Regione abbia già impegnato una parte di queste somme. Come se non bastasse, per mancanza di liquidità e a causa dei vincoli del Patto di stabilità, per la Sicilia sarà assai difficile potere disporre delle risorse residue del Pac e di quelle previste per il 2015 dei 9 miliardi della nuova programmazione 2014-2020 del Fondo di sviluppo e coesione. Ciò significa che la chiusura anticipata o il mancato avvio di questi cantieri costringerà le imprese del settore a licenziare altre migliaia di dipendenti, in aggiunta ai 100mila posti di lavoro già perduti. “Colpisce soprattutto – commenta Salvo Ferlito, presidente dell’Ance Sicilia – che il governo nazionale ci tolga i fondi per la mitigazione del rischio idrogeologico, uno dei suoi cavalli di battaglia al punto che nello ‘Sblocca Italia’ ha stanziato 4 miliardi di euro. Non si comprende la logica e la coerenza di questa iniziativa, a meno che non si debba pensare ad altro”. “Infatti – aggiunge Ferlito – se è vero che la politica e la burocrazia regionali sono responsabili del tardato utilizzo di queste risorse, da un esecutivo come quello nazionale, caratterizzatosi per gli annunci sull’efficienza, ci si aspettano semmai interventi per sbloccare ed accelerare l’impiego di questi fondi a favore dei territori cui erano destinati, piuttosto che colpi di spugna per spostarli su misure forse utili alle promesse del momento ma non certo alla Sicilia”. “Non ci sono parole – incalza Ferlito - di fronte alla scarsa incidenza e alla sommessa reazione della deputazione siciliana a Roma che dovrebbe essere tutta impegnata a frenare questa norma che andrebbe quasi esclusivamente a vantaggio dell’economia del Nord Italia. Se a questo si aggiunge – osserva il presidente dell’Ance Sicilia – la pressione di determinate forze politiche per affossare in Parlamento qualsiasi provvedimento a favore della Sicilia, sorge qualche dubbio sulla reale volontà e capacità dell’attuale governo nazionale di aiutare il Sud e la Sicilia ad uscire dalla crisi e dall’emarginazione economica e dal disastro sociale provocato da centinaia di migliaia di licenziamenti”. “Auspichiamo – conclude il presidente dei costruttori siciliani – che nel confronto di questi giorni il governatore Crocetta, l’assessore Baccei e il governo Renzi trovino soluzioni alternative per scongiurare l’archiviazione di queste e di tante altre opere pubbliche, messe in discussione dalle difficoltà finanziarie di Stato e Regione e dall’incapacità della burocrazia di tradurre i finanziamenti in cantieri”.
Ufficio stampa: Michele Guccione
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