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Inserita in Politica il 18/06/2018
da Direttore
Richiesta udienza al Ministro Bonafede dei RIDERS della IN-giustizia
Mentre il neo ministro del lavoro Di MAIO incontra i rappresentanti dei Riders e propone un decreto volto a sancirne la dignità come lavoratori, i 5000 magistrati onorari che da decenni reggono le sorti dei Tribunali e Procure oltre che gli uffici dei giudici di pace mantenendo una continuità che altrimenti i magistrati professionali non riuscirebbero a garantire, si attendono una convocazione da parte del neo Ministro BONAFEDE sui temi ancora caldi della loro riforma. Il giallo della componente della magistratura “non lavoratrice” continua. Il cittadino si sarà domandato perché negli ultimi anni si siano susseguite astensioni, manifestazioni, partecipazioni a trasmissioni nazionali e locali, e alcuni politici si siano sbilanciati, ancora troppo poco, a parlare di magistratura onoraria, quando alla fine nessuna sa chi siano costoro che reclamano giustizia. Il paragone calza a pennello, se si pensa che i magistrati onorari di Tribunale, nella quasi completa ombra hanno scritto il 30 % di sentenze su materie di Primo Grado, o rappresentando l’accusa nei processi penali di primo grado senza alcuna differenza negli effetti, rispetto ai corrispondenti magistrati professionali. Eppure, ancora oggi, quelle sentenze e i fascicoli che essi stessi provvedono a portare a compimento lo fanno come i “riders”, senza tutele, senza garanzie, neanche quella di essere retribuiti. Accade infatti che questi operatori di giustizia siano così precari da essere ancora pagati a cottimo, con una indennità di udienza che non tiene nemmeno conto del tempo impiegato allo studio dei fascicoli, e alla redazione della sentenza o del tempo impiegato per le attività strumentali, e che invece dovrebbe solo compensare, a parere di un legislatore poco attento ai principi della Carta sociale europea, le spese. Perché quella attività cosiddetta onoraria, dovrebbe rappresentare un mero “onore” svolgerla e pure gratuitamente, questo di fatto asserisce il legislatore che ha ideato tale figura. E questo forse lo intendono i funzionari del ministero della Giustizia che nell’ultimo anno, come peraltro svariate volte in passato, hanno pensato bene di considerare tale attività come completamente gratuita, e non provvedono a trasferire i fondi necessari a compensare anche solo le spese riconosciute di diritto, negando persino il diritto al compenso! Accade quando non c’è la lungimiranza, quando si pensa che l’essere umano si possa sfruttare senza dare nulla in cambio, e questo lo ha inteso anche il legislatore del 2017 che, con la riforma Orlando, ha stabilito che questi 5000 operatori del diritto, invece delle tutele riceveranno una ulteriore riduzione delle funzioni, e di compenso indennitario. Poco importa se si ammaleranno, perché non riceveranno alcun compenso, o se diverranno madri (nessuno rilievo per i padri) perché potranno si accudire a casa il loro piccolo, che potrà però mangiare aria, senza il compenso della madre. Il cittadino e gli avvocati poi potranno anche dimenticarsi le loro cause, ove trattate dagli onorari, perché questi, potendo svolgere solo due giorni di attività settimanale, non avranno più possibilità di interfacciarsi con gli operatori o prendere decisioni velocemente; al contempo, i procuratori avranno poco tempo per svolgere indagini anche importanti, non avendo più il supporto dei vice procuratori onorari che li sostituiscono giornalmente in udienza monocratica. È chiaro che prima dell’avvento del 2021, data in cui la riforma Orlando entrerà pienamente in vigore, il nuovo ministro Bonafede dovrà mettere mano a tutto questo, come promesso nel contratto di governo, questa volta sarebbe bene si desse ascolto anche al “popolo dei magistrati onorari”, i RIDERS della in-GIUSTIZIA. Roma, 16 giugno 2018
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