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Inserita in Economia il 08/01/2018
da Direttore
In Sicilia la polemica sulle bio-shopper a pagamento si trasforma in promozione per l’ambiente e la salute
In Sicilia la polemica sulle bio-shopper a pagamento – che in questi giorni sta rimbalzando sui media - si trasforma in promozione per l’ambiente e la salute. Un’operazione legata alla valorizzazione del territorio e del comparto agricolo, che mira a costruire fiducia nei consumatori, oggi trascinati dalla rivolta digitale (e non solo) contro la legge 123/2017 entrata in vigore l’1 gennaio.
Acquistando tre prodotti al banco dell’ortofrutta (e quindi tre sacchetti ultraleggeri), Carrefour Sicilia regala un’arancia: simbolo di un mondo – quello agrumicolo - che rappresenta l’Isola con la sua Natura ma anche con le criticità che spesso non consentono di potenziarla; emblema di una filiera che oggi più che mai richiede dignità a gran voce, partendo proprio dalle campagne, dai coltivatori, dal valore di un prodotto che rappresenta un pezzo (importante) di economia.
Così il sapore amaro dei 2 centesimi alla cassa per l’acquisto obbligatorio delle buste biodegradabili e compostabili per i prodotti da banco, verrà addolcito dal succo di una Sicilia operosa e ingegnosa: «Per questa operazione, che vuole essere un’iniezione di fiducia per i consumatori della grande distribuzione – spiega Angelo Agliata, direttore generale Gruppo Cds (Centro distribuzione supermercati) - abbiamo scelto come partner “Rosaria”, azienda che produce nella Piana di Catania: una zona collocata tra i 200 e i 300 metri di altitudine, densa di storia e tradizione e con una grande vocazione per la coltura delle Arance rosse. Un marchio che punta prima di tutto alla qualità e alla promozione del brand Sicilia, in Italia e all’estero». Perché grazie alla forte escursione termica tra giorno e notte, causata dall’Etna, il frutto acquista quel particolare processo di pigmentazione che ne esalta sì il sapore, ma che richiede soprattutto attenzione, difesa e grande dedizione.
Così chi andrà a fare la spesa, durante il pit stop tra frutta, verdura e prodotti freschi, avrà due buoni motivi per spingere il carrello oltre la polemica: da un lato, infatti, il consumatore siciliano con i 2 cent in aggiunta allo scontrino, sosterrà l’economia circolare, strizzando l’occhio all’ambiente; dall’altro, proverà il sapore di raccogliere un frutto che parla la sua lingua e racconta la sua terra.
«Il nostro Gruppo – continua Agliata – investe da sempre sul territorio a sostegno dell’economia locale: vogliamo dimostrare ai consumatori, nell’ottica di un rapporto di collaborazione tra impresa e comunità, che le sfide si affrontano insieme e che il valore dei sacchetti bio viene riscattato da un gesto che esalta i nostri sapori, i nostri profumi e la nostra passione. Il meglio che la Sicilia produce e offre».
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