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Inserita in Nera il 30/01/2013
da redazione
La “Trapani nera” recluta sempre più giovani e donne
A Trapani ci sono quartieri che brulicano di crimine e criminali. Ci sono zone dove lo spaccio porta il “pane quotidiano” nelle tavole e la microcriminalità è felice di accompagnarne la crescita. Ad avvalorare quella che ha sempre meno i contorni di un’ipotesi è, ad esempio, l’arresto di un giovanissimo corriere che lo scorso anno, in autobus, da Trapani a Palermo, si adoperava per rifornire la piazza trapanese per guadagnare probabilmente solo qualche spicciolo. Sempre nell’ultimo periodo del 2012 fu poi l’arresto di Augugliaro ad aver destato più di un semplice interesse. L’uomo, fermato per spaccio, motivava, quasi fosse un lavoro, il compiere l’attività illecita «per sfamare la famiglia». A distanza di qualche giorno le manette scattavano per il figlio.
L’accusa era la stessa. Una tradizione, dunque, che si tramanda da padre in figlio e che non conosce la parola fine soprattutto se, ci si ritrova nel cortile sotto casa dove, forse una volta, i bambini giocavano a pallone godendosi quella giovinezza che oggi, invece, impegnano a delinquere. Parliamo di quartieri a rischio tra tutti San Giuliano o il Bronx e tristemente notiamo che gli elementi di microcriminalità diventano di riconoscimento anche per altre zone come Fontanelle sud. Posti, case, aree dove a vincere è il linguaggio dei più duri, o di chi si crede tale; dove la scolarizzazione tocca livelli bassissimi e dove i modelli da seguire, non sono certo rassicuranti. Lì, dentro e fuori quelle strade calpestate da giovani o giovanissimi, cresce e si sviluppa l’idea della malavita come unica scelta di vita.
La sola via che, del resto, si conosce. Il problema si fa più serio quando aggiungiamo un altro dato: oltre che giovane, la criminalità è sempre più rosa. Se è vero infatti che prima era soltanto l’uomo a portare “i pantaloni” della “nera”, adesso ad indossare quei calzoni sono sempre più spesso le donne. Le motivazioni sono tante e si ricercano dentro le celle ma anche fuori. Una tendenza simile al resto d’Italia dove pure per le grandi organizzazioni criminali, come i Casalesi, il “potere” è passato in mano alle donne mentre i mariti sono occupati a scontare “qualche” pena in carcere. In parallelo, cresce l’arruolamento della classe femminile all’interno dei diversi corpi di polizia. Reclutamento che soddisfa l’esigenza di contrastare il fenomeno dell’ascesa femminile in “campo malavita”.
Non solo ipotesi, dicevamo. A Trapani, ieri, due fatti di cronaca nera hanno avuto il primato donna. Il primo è relativo all’arresto di una diciottenne per spaccio. Il quartiere è quello di Fontanelle sud, roccaforte, per gli inquirenti, della droga leggera e pesante. E’ lì che Alessia Ferrante, già da tempo monitorata dalla polizia, ha dovuto alzare bandiera bianca quando, gli uomini della volante, hanno fatto irruzione nella sua abitazione. Inutile il tentativo di disfarsi dello stupefacente lanciandolo dal balcone. Una mossa sbagliata per uscire “pulita” dall’impasse che l’ha costretta a confessare poco dopo quando, gli agenti, trovavano il calzino, di colore grigio, all’interno del quale la stessa aveva nascosto undici grammi di cocaina già suddivisa in dosi prima di farlo volare fuori dalla finestra.
E poi c’è la storia della più nota zia Rosa. Un marchio più che un nome, Rosa Cordaro, all’interno dell’ambiente degli spacciatori trapanesi che ieri, è stata assolta in formula piena dall’accusa di spaccio. La prima assoluzione in formula piena a suo carico anche se resta attualmente imputata all’interno di altri processi. A far cadere l’accusa è stato lo stesso giovane che l’aveva accusata di avergli ceduto delle dosi di droga. Confessione che, chiamato a deporre, ha ritrattato.
Marina Angelo
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