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Inserita in Un caffè con... il 06/09/2015
da REDAZIONE REGIONALE
ROBERTO TUMBARELLO E IL SUO DIARIO
Più stolti di un tacchino Onorevole Presidente del Senato, adesso dipende da lei. Avendo nelle mani il destino del paese, può scegliere tra salvare la democrazia o leccare il culo al leader di turno, come da un po’ di tempo fanno tutti, nella speranza di essere ricandidati. So che non s’intende di politica, come, del resto, la maggior parte di coloro che oggi la gestiscono. Basta, però, avere un po’ di buonsenso per capire che questa riforma non serve all’Italia ma a chi vuole occupare il potere. Neppure il tacchino s’intende di feste nazionali. Ma, se potesse, le abolirebbe, per non finire nel forno. Essere al di sopra delle parti, non significa non intromettersi e lasciare che si cambino le regole del gioco. Purtroppo, quando si è al di sopra delle parti – non lo dimentichi, Presidente – si è inevitabilmente in favore di quella che danneggia il paese e la povera gente. Anche questo è un ventennio funesto, seppure apparentemente pacifico. Un uomo probo deve fare gli interessi dei cittadini, impotenti e senza difesa. Questa è la parte da tutelare, non la destra o la sinistra, per altro spesso in combutta. È proprio questo clima a favorire la corruzione e impedire la ripresa. È crudele illudere il popolo. Qualsiasi riforma in questo momento nasconde un’utilità personale. Il Senato non si tocca. Se proprio si vogliono ridurre le spese della politica – persino un tacchino capisce che non è questo il vero intento – si dimezzino i parlamentari, deputati e senatori. Il bicameralismo si supera attribuendo alle due Camere funzioni diverse. Ma la fiducia al governo e l’elezione del Capo dello Stato, come pure quella dei membri della Consulta e del CSM, debbono votarle Camera e Senato. Se no, è un colpo di stato. Cerchi lei, che ne ha, per ora, la possibilità, di evitarlo. Mentre riflette, si ricordi che di un Ponzio Pilato, prima o poi, anche i figli si vergognano.
Il machivellismo in rimonta Povero de Coubertin. Ai suoi giorni importante era partecipare. Che sciocco! Si era illuso che il suo principio fosse universale. Invece, è da sfigati. Per fortuna è durato poco. Poi è arrivata la seconda repubblica che ha rimesso le cose al loro giusto posto. Che senso ha lo sport se non si vince? Non importa se qualcuno segna col braccio. Va bene così. Un buon italiano esulta e lo celebra. Chi si azzarda a insinuare che ha truffato è un delatore. Abbiamo vinto, e basta. Con la morale non si fanno punti né soldi. La lealtà non è più di moda. Ci sono troppi interessi in ballo. Un giocatore così vale almeno una ventina di milioni. Se fosse corretto, la metà e forse meno. Non ha orecchini né tatuaggi. Quindi è un ragazzo per bene, anche se non proprio leale. Del resto, è tutto truccato, perché non lo sport? Importante è conquistare i tre punti. Come pure fare soldi, non importa come. L’uomo va diseducato sin da bambino. Se no, poi, si trova male alle prese con la corruzione. È bene insegnare ai giovani che il successo giustifica tutto. Quale occasione migliore del calcio? Da chi prendono esempio gli ultrà? La violenza è la naturale conseguenza. Non dobbiamo lamentarcene! Meno male che questo de Coubertin non ha più seguaci. Se no, magari, ci toccavano figli onesti.
Senza asilo né sensibilità La copertina di un bambino senza vita e abbandonato sulla spiaggia ha sconvolto l’animo degli italiani. Persino quelli dei razzisti, che, giustamente, protestano, perché disarmati da quell’immagine. Non è leale mettere con le spalle al muro chi – senza sensibilità né solidarietà – ritiene che al giorno d´oggi ognuno debba arrangiarsi da solo, non scappando dal proprio paese né infastidendo i vicini. Anche se infesta la guerra, se incalza la fame e se si vede in pericolo la vita dei propri figli. Con un’ispirazione geniale – bisogna riconoscerlo – quel giornale privo di scrupoli (perché comunista) ci ricorda, senza considerazione per la nostra condizione privilegiata (almeno, per ora), che quel bimbo potrebbe essere figlio di ciascuno di noi. Infatti, ogni famiglia oggi lo sente come suo. Senza alcun merito abbiamo avuto la fortuna di nascere in un paese democratico, dal quale (finora) non è necessario scappare. Bene farebbe la censura, che i razzisti auspicano, a impedire pubblicazioni che sconvolgono le coscienze e inducono persino i più cinici a riflettere. Il Manifesto andrebbe soppresso perché violenta il pensiero di chi, fino a oggi, si è trastullato mostrando su Facebook i piatti prelibati che grandi ristoranti preparano e offrono a una clientela scelta, o le spiagge suggestive dove trascorrere vacanze spensierate e felici. Adesso, invece, penseranno anche ai problemi che qualcuno deve affrontare. Anche Gramsci si rigira nella tomba. Perché, invece, la sua Unità è passata dall’altra parte.
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