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Inserita in Politica il 30/12/2014
da REDAZIONE REGIONALE
UILPA - ATTILI: Renzi, saldi di fine anno sulla PA. Quando la banalità diventa arroganza
“Ancora strali sul lavoro pubblico. Dopo le sterili polemiche dei giorni scorsi, sull’applicabilità delle norme del Jobs Act ai lavoratori del pubblico impiego, frutto di una modalità di legiferare del tutto improvvisata e superficiale, ieri Matteo Renzi è tornato sull’argomento, evocando persino i fantasmi del passato: i “fannulloni” dell’ex Ministro Brunetta.” Lo afferma in una nota il Segretario Generale della UILPA, Benedetto Attili, il quale ha dichiarato: “Ancora una volta il premier ha mostrato i limiti di chi vuole riformare senza conoscere la realtà su cui intende operare e di chi disdegna il confronto con coloro che quel mondo lo conoscono molto bene”. “Sono anni che le norme invocate dal premier sul licenziamento dei lavoratori pubblici sono in vigore” continua Attili. “La pluriennale disciplina contrattuale e le ulteriori norme imperative introdotte nel 2009 prevedono già tutte le fattispecie di licenziamento del dipendente pubblico, scarso rendimento e assenteismo compresi. Il licenziamento è una fattispecie prevista addirittura in caso di inabilità per motivi di salute e di eccedenza di personale. Riproporre nella riforma della PA misure già esistenti ha solo lo scopo di comprare il consenso elettorale di milioni di italiani, propinando minestre riscaldate”. “Intanto”, conclude il Segretario Generale della UILPA, “si continua ad attendere invano la drastica riduzione delle migliaia di stazioni appaltanti per gli acquisti nella pubblica amministrazione e quella delle aziende municipalizzate e partecipate, che lucrano risorse pubbliche. Analogamente si continua ad attendere una efficace azione finalizzata al recupero delle ingenti somme sottratte all’erario dall’evasione fiscale. Ma, forse, bloccare il contratto ai dipendenti pubblici, etichettarli come fannulloni ed annunciare misure, pur se già esistenti, in tema di licenziamenti, hanno il potere di imbonire la popolazione e di consentire a questo Governo, pur in assenza di riforme serie e concrete, di tirare innanzi. Peccato che dietro tutto questo, ci siano donne e uomini che quotidianamente assicurano l’erogazione di servizi essenziali ai cittadini e che costituiscono l’unica categoria che, con il sesto anno di blocco contrattuale, ha contribuito a pagare il prezzo della crisi economica del Paese, con una perdita secca di 500 euro mensili, senza possibilità di recupero”.
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