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Inserita in Cultura il 21/10/2014 da redazione

MARSALA - ARTE: prorogata al 16 novembre la mostra di Francesco De Grandi al Convento del Carmine di Marsala

MARSALA
La decisione fa seguito alle numerose richieste dei Dirigenti dei vari Istituti alla riapertura dell’anno scolastico
Prosegue l’iniziativa del Mibac: ingresso gratis prima domenica del mese [2 novembre]
Paesaggi, Naufragi, il Sacro e i Villaggi: quattro stazioni scandiscono il percorso espositivo

Marsala (Tp), 21 ottobre 2014 – Prorogata al 16 novembre al Convento del Carmine di Marsala la mostra di Francesco De Grandi “Archetipi della pittura inquieta”, a cura di Sergio Troisi.
Lo ha deciso il presidente del CdA, Piergiorgio Salvo, in considerazione dell’alto numero di richieste da parte delle scolaresche del territorio. La mostra, come si ricorderà, è stata inaugurata in estate, lo scorso 6 luglio, a scuola terminata già da un mese. Dunque con la ripresa dell’attività molti Dirigenti degli istituti di Trapani e Palermo hanno chiesto di poter programmare delle visite guidate al Convento del Carmine per integrare la formazione dei propri alunni.
Lungo l’estate, sono stati oltre 2 mila i visitatori che hanno ammirato le tele di Francesco De Grandi e per le prossime settimane sono attesi anche diversi gruppi di associazioni culturali provenienti da diverse province della Sicilia. Confermata l’adesione del Convento del Carmine alla “Domenica al Museo”, ’iniziativa del Mibac (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali) che prevede l’ingresso gratuito ogni prima domenica del mese. Dunque il 2 novembre ingresso libero. Confermati gli orari di visita 10-13 e 17-19, dal martedì alla domenica. Lunedì chiuso.

Quattro le soste suggerite ai visitatori per un viaggio visionario e a tratti drammatico attraverso tutti i topos della pittura dove l´inquietudine di De Grandi è la cifra predominante. A indicarle sono dei pannelli-guida: i Paesaggi, i Naufragi, il Sacro (con scene della Passione e Adorazioni) e il Villaggio (con ritratti di personaggi). “L’idea– spiega il curatore – è venuta in corso d’opera, durante l’allestimento, complice la scansione delle sale dello stesso Convento. Le stazioni si chiudono su un piccolo dipinto, “Paesaggio innevato” (olio su tela, 2014) che, grazie alla forte prospettiva della sala, sembra introdurre e condurre il visitatore a una dimensione altra”.


Notizie sulla mostra
Palermitano, 45 anni, De Grandi è indicato come uno degli autori più coerenti e originali nel panorama dell’arte italiana contemporanea. Quaranta le opere in mostra nella Pinacoteca di Marsala – dipinti, alcuni di grandi dimensioni, e opere su carta - per esplorare l’universo interiore e creativo di De Grandi. Spiega Troisi: “Sembrano paesaggi tradizionali, legati come sono all’iconografia ottocentesca. Ma al loro interno c’è sempre un elemento di disorientamento che spiazza lo spettatore e lo lascia in un limbo di domande. La natura, soprattutto, diventa un elemento di allarme per De Grandi, e per noi spettatori, per via di quelle atmosfere post-atomiche rese dal suo particolare modo di dipingere, di stendere la materia, il colore, di rendere la luce. Per chi osserva è una vera ‘catastrofe dello sguardo’: una vertigine verso un mondo che crede di conoscere e invece non riconosce più, per via di certi elementi di disturbo che alterano l’iconografia del soggetto. Con De Grandi siamo dinanzi a una dimensione fortemente contemporanea della pittura: e questo diventa esplicito nei naufragi, con la loro grande drammaticità: sia quelli di ieri, sia quelli di oggi legati come sono alla quotidiana cronaca degli sbarchi dei migranti. Filo conduttore dell’esposizione di Marsala – conclude il curatore - è sempre la capacità di ritrovare in queste immagini-archetipi il loro intatto significato simbolico attraverso la specificità irriducibile della pittura, della sua pratica esecutiva e dei suoi materiali: il colore, i pastelli, il disegno”.
In una conversazione tra l’artista e il curatore racchiusa nel catalogo dedicato alla mostra, De Grandi nel rivelare come quella della pittura sia una “pratica quotidiana, un mezzo di elevazione spirituale, un esercizio monastico”, riferisce del tormento che ha preceduto e accompagnato questo ciclo. “Pittore e per di più ‘passatista’”, ironizza De Grandi, che lo scorso anno è pure stato protagonista di un evento collaterale della Biennale di Venezia. “Ho dovuto fare un lungo percorso interiore – spiega - per riuscire a gestire il terrore dell’essere fuori strada, fuori dalla “contemporaneità” e farmi accettare alla bella società dell’arte del XXI secolo che mi guardava con sospetto. Poi mi sono arreso: ho incontrato i Wu Ming (lett. “senza nome”, inteso come tributo degli artisti alla dissidenza e al rifiuto della notorietà a tutti i costi) e ritrovato il piacere di lavorare in quella sottilissima e pericolosa linea che caratterizza gli “oggetti pittorici non identificati”. Guardo ancora con particolare attenzione, emozionata e amorevole, alla cultura del popolo, del misticismo, della follia, dello sguardo puro e innocente. E riconosco che l’uso delle immagini è ormai un’ossessione. Il web ne ha poi aumentato esponenzialmente il serbatoio: milioni di dati con naufragi, ex voto, pitture marinare, foto d’epoca, immagini di reportage, barconi di immigrati”.
Alla mostra “Francesco De Grandi |Archetipi della pittura inquieta” è dedicato un catalogo (Due Punti Edizioni, Palermo) con il saggio critico del curatore, Sergio Troisi, e un testo di Federico Lupo, artista, che descrive di De Grandi come un “realismo imperfetto, lontano dall’accezione programmatica à la Courbet, squarciato da fluorescenti verdi di cadmio e iperuranici bianchi perlacei. Storie d’appendice – di Cristi e barboni, nani e vascelli, di cani, di rami, di foglie – votate all’assoluto con la tensione discreta tipica delle piccole cose, quanto più piccole tanto più vicine alla realtà”.



 

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