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Inserita in Politica il 12/04/2021 da Cinzia Testa

Bombardieri (UIL): al via la campagna “Azzerare le morti bianche”

Bombardieri
“Zero morti sul lavoro”. E’ questo il titolo della campagna lanciata dalla Uil per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di un impegno collettivo per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro. L’iniziativa è stata presentata il 5 marzo scorso in occasione della nascita della Uil avvenuta 71 anni fa. Abbiamo approfondito i temi di questa campagna di mobilitazione con il segretario generale del sindacato Pierpaolo Bombardieri.

Segretario Lei ha promosso la campagna “Zero morti sul lavoro” utilizzando l´espressione universale “OK”. E´ un segno, un auspicio di positività per il futuro prossimo?

"Si abbiamo lanciato questa campagna per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di un impegno collettivo per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro. E abbiamo scelto questo simbolo perché rappresenta un fatto storico che ha radici ben lontane. L’espressione “ok” risale durante la Guerra Civile Americana. Una guerra fra il nord ed il sud del paese dove a fine giornata i nordisti e i sudisti indicavano su un tabellone il numero dei morti avuti in battaglia. E in quel giorno fortunato, quando non c‘erano morti, veniva scritto “0 (zero) Kill”, ossia zero uccisi. E noi per questo abbiamo voluto dare l’avvio a questo progetto che coinvolgerà non solo il nostro Sindacato, ma molta parte della società civile, appunto con iniziative sul territorio e nei luoghi di lavoro che mettano al centro dell’azione sindacale l’obiettivo di zero morti sul lavoro”.

L´Inail a fine 2020 denuncia come le morti bianche nel nostro Paese sono aumentate del 15,4% rispetto al 2019. In calo, invece, sempre secondo l´Inail, gli infortuni (-17,7%) e le malattie professionali (-27,6%). In molte regioni del Sud, manca il lavoro e quel poco che c´è si svolge non in sicurezza e per tali ragioni sono tante le persone decedute a causa di infortuni.

"A queste vittime non possiamo rispondere solo con la pietà e con il cordoglio; esse hanno diritto alla nostra solidarietà fatta di impegno sempre maggiore: l’impegno per una concreta e diffusa cultura della prevenzione; l’impegno per un lavoro che offra alle persone prospettive reali di crescita e condizioni di sicurezza; l’impegno per una sensibilità nuova del fare, tale da annullare l’odierna sostanziale indifferenza che dei morti quotidiani sul lavoro fa essenzialmente un dato statistico".

Cosa bisogna fare per evitare che tutto questo non accada più? E´ dunque solo un problema di sicurezza e di controlli insufficienti per migliorare definitivamente la qualità del lavoro?

"Credo che a noi non sia mai mancata la solidarietà e la convinzione di impegno: uno sforzo maggiore dobbiamo farlo, però, in termini di continuità e di concretezza. A partire dalle cose che sono in nostro potere come, appunto, la contrattazione. E’ utile forse, allora, tentare un approfondimento maggiore delle nostre conoscenze e dei nostri propositi, così da poter caratterizzare la nostra azione con una maggiore intima coerenza e, dunque, con più ampia conclusività. La qualità del lavoro è un parametro che noi utilizziamo sempre maggior frequenza e sul quale è opportuno fare degli approfondimenti, per evitarne usi mistificatori che creano confusione proprio nella sensibilità e nella cultura che vogliamo generalizzare, e ne alterano i riferimenti fondamentali e, quindi, le percezioni conclusive".

Lei da convinto europeista crede che esistono precisi ed inderogabili parametri di riferimento alla strategia europea per l’occupazione?

"Molteplici sono i parametri di riferimento che l’Unione Europea ci segnala come elementi qualificanti del lavoro: dalle condizioni ergonomiche, relative ai bisogni psicofisici rispetto all’ambiente di lavoro, alle condizioni di autonomia, relative alla responsabilità nel processo produttivo; dalle condizioni economiche, relative al bisogno di sussistenza, alle condizioni di complessità, relative alla necessità di impegno e di gratificazione professionali".

Una recente indagine dell´Ocse permette di definire un quadro della qualità del lavoro nei vari paesi. Il nostro Paese è vicino alla media nelle remunerazioni, debole nelle condizioni dell’ambiente lavorativo e agli ultimi posti per la protezione nel mercato del lavoro. Qual è la sua opinione al proposito?

"In Italia a partire dalle lotte operaie dei primi anni settanta era ben chiaro che occorreva che il lavoro fosse sicuro e qualificante, sia dal punto di vista personale che professionale. E’ evidente che in un Paese come il nostro, dove una parte importante del PIL è frutto del lavoro irregolare e dove un quarto degli addetti è in nero, diviene assolutamente importante, nel determinare la qualità del lavoro, l’incidenza di fattori di sistema quali il mercato del lavoro, le relazioni industriali, il livello di diffusione della rappresentanza sindacale. Fattori tutti di primaria rilevanza nella definizione dei flussi occupazionali e della loro regolarità, della tutela dei nuovi addetti e del loro coinvolgimento partecipativo. E’ necessario perciò, il coinvolgimento costante delle parti sociali nell’ambito delle azioni promosse in materia, sia da istituzioni che da enti competenti, per determinare iniziative e programmi, così da individuare obiettivi comuni".

In conclusione, cosa si auspica in questo momento storico particolare?

"Ritengo che sia necessario impegnarsi per la tutela della salute umana. Promuovere quindi condizioni di lavoro migliori riguardo alla sicurezza, garantendo un serio accesso alla formazione ed informazione per tutti i lavoratori. Restringere poi il divario tra lavoratori scarsamente qualificati e quelli altamente qualificati mirando alla progettazione e alla diffusione di modalità innovative e sostenibili di organizzazione del lavoro. E infine, come già detto, il nostro obiettivo è la riduzione zero del tasso di incidenza degli infortuni sul lavoro e , quindi, zero morti. Rilanciare con forza e in definitiva il tema della salute e della sicurezza nel lavoro come elementi fondamentali ed imprescindibili. Sì, è vero, abbiamo fatto progressi importanti, ma la strada da percorrere per raggiungere gli obiettivi previsti è ancora lunga".

Enza Maria Agrusa

 

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