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Inserita in Un caffè con... il 25/10/2019 da Cinzia Testa

Decreto salvaprecari convince a metà

Questo mese di ottobre ha visto prima l’approvazione del decreto scuola e la conseguente acquiescenza dei principali sindacati (FLCGIL, CISL, UIL, SNALS e GIlDA) e poi un coro di protesta degli insegnanti che non ci stanno e chiedono al presidente Mattarella di rivedere il provvedimento.

Le ombre sulla situazione scolastica attuale quindi sono ancora tante. I problemi che hanno scatenato i dissensi sono principalmente due:

Il primo riguarda i precari nelle paritarie. Stando al decreto, avranno diritto a partecipare al concorso straordinario che dovrebbe immettere in ruolo circa 24mila insegnanti, i docenti con almeno 3 anni di servizio (negli ultimi otto) nella scuola pubblica.

Questo vuol dire che rimarranno esclusi i docenti che hanno prestato servizio per tre anni nelle scuole paritarie. Questa decisione indigna e stranizza perché sminuisce il lavoro di persone che hanno gli stessi titoli e gli stessi diritti di tutti i docenti che hanno lavorato nella pubblica. Il dibattito su chi possa essere considerato un insegnante e chi no, e chi abbia più diritto degli altri per titoli o esperienza lascia spazio a molteplici interpretazioni.

Il secondo problema del decreto  oggetto di attenzione riguarda il concorso per facenti funzione DSGA, inserito all’ultimo momento nel testo. E in particolare la mancanza del titolo di studio necessario per la partecipazione al concorso.

Stando a quanto riportato su orizzontescuola sembrerebbe che ieri il quirinale abbia bloccato la firma del decreto e abbia inviato una richiesta di modifiche al Ministero.

Un inizio col botto per il ministro Fioramonti che in una recente intervista ha sottolineato la necessità di fondi concreti per il settore dell’istruzione per uscire da una stagnazione che sembra non aver fine. E´ impensabile che 8 docenti di sostegno su 10 insegnino senza specializzazione o che docenti specializzati per insegnare nella scuola secondaria si ritrovino a lavorare in scuole elementari senza il titolo adeguato. Serve una scuola organizzata che sferzi un duro colpo al precariato e che riordini il sistema da cima a fondo.



 

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