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Inserita in Cultura il 08/02/2019 da Direttore

´Lettere a Tito´ n. 129. Costanza di Chiaramonte la regina siculo-napoletana dimenticata in Molise

´Lettere
Caro Tito, il calabrese Nicola Sinopoli (nella foto) è stato il primo a parlarmi di Costanza di Chiaramonte che fu regina di Napoli (in quanto moglie di Ladislao I) per appena due anni dal 1390 al 1392. Il dottore Sinopoli (nato l’8 agosto 1921 a San Vito sullo Ionio, in provincia di Catanzaro) è stato per oltre 40 anni dirigente di Radio RAI, sempre alla stessa via Asiago a Roma, dai tempi in cui tale azienda si chiamava EIAR, concludendo la sua carriera come vice-direttore del Centro di Produzione TV di via Teulada.

E nella Capitale ha abitato fino a quando (anni fa, divenuto piuttosto anziano) ha dovuto seguire, assieme alla moglie, i suoi due figli a Ragusa, dove erano stati trasferiti per un importante lavoro. A Ragusa, tra tanto altro, Sinopoli ha “scoperto” che una comunità di cosentini si era rifugiata in tale estremo lembo di terra siciliana attorno al 1200. Infatti, Ragusa è piena di cognomi come Cosenza, Cosentino, Cosentini e altre varianti. La “scoperta” di Sinopoli mi ha infervorato a tal punto da telefonare a tutti questi cognomi presenti nell’elenco telefonico di Ragusa per saperne di più. Avuto conferma di queste lontanissime origini cosentine, ho poi sentito il dovere di scrivere al sindaco di Cosenza e alla Regione Calabria per proporre alcune iniziative tese a valorizzare questa importante presenza calabrese in terra di Sicilia. Probabilmente per motivi di pura e semplice cortesia personale e istituzionale, in modo interlocutorio ma non collaborativo, mi ha risposto soltanto il prof. Franco Piperno il quale (nato a Catanzaro nel 1943 e tanto noto alle cronache) era l’allora assessore alla Comunicazione della Città di Cosenza, per cui non se ne fece nulla.

Nicola Sinopoli ha scritto quasi 50 tra libri ed opuscoli, tutti interessanti per vicende autobiografiche (ha conosciuto i grandi della cultura italiana del Novecento) e per faticose e assidue ricerche, maggiormente bibliografiche (svolte prevalentemente alla Vaticana, ma anche all’estero). Un libro ha riservato, con grande affetto, alla sfortunata regina di Napoli Costanza di Chiaramonte, la cui triste vicenda umana e regale mi ha appassionato davvero assai, specialmente per il fatto – sconosciuto ai più – che tale regina è sepolta molto umilmente e semplicemente nel pavimento di una chiesa (vedi foto della tomba perimetrata e della facciata) di una piccola ma fiera cittadina del Molise, Riccia (attualmente attorno a 5.500 abitanti), posta nella zona più interna della provincia di Campobasso. Ma come mai una regina di Napoli è andata a finire tra le montagne molisane?… E’ presto detto. Eccone in breve la commovente storia.

Costanza (Palermo 1377 – Riccia 1423) era figlia di Manfredi III di Chiaramonte il quale, vicario del Regno di Sicilia e conte di Modica-Ragusa e di Malta, era ai suoi tempi (1330?- 1391) il più ricco e potente uomo della Sicilia. Ladislao I (1376-1414) era re di Napoli quando nel 1389, appena tredicenne, su volere della madre, gli fu data come moglie la dodicenne Costanza, cui la propria famiglia aveva assegnato un ingente patrimonio, assai utile a salvare finanziariamente quella corte napoletana, dissestata a causa di continue guerre fatte in difesa del trono e per conquiste territoriali.

Matrimonio di interesse, dunque. Le cronache dicono che il 6 settembre 1389 Costanza sia giunta a Gaeta dove il 21 settembre fu firmato il contratto matrimoniale, la cui cerimonia solenne ed ufficiale fu però celebrata il 15 agosto 1390 per volere pontificio. Poi, per vari motivi e pretesti, Ladislao (su cui un altro calabrese, il cosentino-isernino Antonio Grano, ha recentemente dato alle stampe un pregevole libro) nel 1392 ripudiò la giovanissima regina, preferendo un’altra ricchissima ereditiera. Per allontanarla pure fisicamente dall’ambiente di esilio (ma comunque di corte) e dal suo imbarazzo, pregò un suo amico e vassallo, Andrea de Capua, feudatario di Riccia nell’allora Contado di Molise, a sposarla e a condurla nel suo modesto castello, isolato e poco accessibile tra i monti. Così una regina di Napoli (sebbene decaduta così ingiustamente ed indegnamente) finì in un remoto paese alla periferia del regno, dove visse 28 anni (dal 1395 al 1423) e dove tuttora riposa, purtroppo dimenticata da tutti.

Dopo aver letto l’appassionante libro di Sinopoli e avendo notato che Costanza era davvero una regina dimenticata da tutti, specialmente in Molise e in Sicilia (in particolare dalle istituzioni e persino dalle comunità locali di appartenenza), ribellandomi a tale indegno trattamento (anche culturale), ho scritto alcuni articoli sui quotidiani locali di entrambe le regioni per cercare di valorizzarne presenza e significato. Ho inviato tali articoli, con alcune proposte di valorizzazione almeno storico-turistica, al Comune di Riccia e alla Regione Molise, al Comune di Gaeta (sede delle nozze regali) e alla Regione Campania, al Comune di Modica e alla Regione Sicilia. Mi ha telefonato soltanto un assessore del Comune di Riccia, assicurandomi che la sua Amministrazione mi avrebbe appoggiato in qualche modo se mi fossi dato da fare per valorizzare questa regina. Ho precisato che non ero nelle condizioni di sobbarcarmi, in impegni economici e di tempo, una simile impresa che avrebbe giovato principalmente alla sua cittadina e che soltanto un ente pubblico sarebbe stato in grado di realizzare. Dalla Sicilia e dalla Campania non ho avuto alcun riscontro.

Caro Tito, ti confesso che, per tutta questa indifferenza e per tale colpevole disinteresse, sono rimasto assai deluso personalmente e fin troppo amareggiato per la memoria della regina siculo-partenopea-molisana. Infatti avrebbe dovuto essere abbastanza facile immaginare e realizzare un gemellaggio ideale anche informale o un minimo rapporto ufficiale tra Riccia, Gaeta, Modica e persino con Palermo (luogo di nascita di Costanza) oppure almeno un pullman di siciliani in visita alla tomba della loro sfortunata regina in Molise e un pullman di molisani in visita nei luoghi natii ed aviti in Sicilia (entrambi i “tour” con significativa tappa a Gaeta). Niente di niente! Cosicché, avendo tanto altro di mio da fare e da seguìre, tralasciai di insistere. Però, la vicenda umana e storica della regina Costanza era talmente attraente che ricominciai a pensare che se ne fosse potuto trarre un film per il cinema o la televisione … tuttavia anche il solo tentare una simile strada era così faticoso per una persona sola (senza appoggi né istituzionali né associativi o privati) che pensai bene di tralasciare definitivamente di dare il mio volontario contributo alla valorizzazione di una così accattivante storia, là dove la realtà aveva ampiamente dimostrato che la regina Costanza era forse destinata (almeno per il momento) ad un doloroso oblìo. Eppure, rassegnarsi è impossibile, perché tale regina e la sua tormentata storia meriterebbero di più, davvero molto di più!… E, soprattutto, Costanza di Chiaramonte meriterebbe un risarcimento storico-culturale degno del suo rango e del suo significato, oltre che adeguato alle sofferenze e ingiustizie patite in vita e in morte.

Come puoi ben comprendere, questa mia lettera è insieme una ribellione ed un “ritorno di fiamma” e forse inconsciamente ho fiducia (o ancora m’illudo!) sul fatto stesso che, scrivendone a te, tale mio ennesimo intervento-appello a favore della regina Costanza possa toccare il cuore (e, perché no, anche l’orgoglio regionale, l’economia promozionale e la progettualità lungimirante) di qualche persona o di una entità pubblica di maggiore sensibilità (sia essa siciliana, molisana o di altra buona cultura e possibilità anche imprenditoriale) in modo tale da sortire utili affetti ed effetti. Non si sa mai. Speriamo bene! Buona regina Costanza a tutti! Cordialità,

Domenico Lanciano

 

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