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Inserita in Politica il 17/09/2018 da Direttore

RICOLLOCAZIONE DEL PERSONALE DELLA POLIZIA PENITENZIARIA IN SERVIZIO ALLA BASE NAVALE DI FAVIGNANA

RICOLLOCAZIONE
VENEZIANO (UILPA POLPEN SICILIA) INCONTRA I VERTICI DEL DAP: “QUALCUNO SI ASSUMA LA RESPONSABILITÀ DELLA RIMOZIONE 
DEL SERVIZIO DI TRADUZIONI DEI DETENUTI”


17 settembre 2018 
La chiusura della Base Navale di Favignana, in provincia di Trapani, sempre in cima all’agenda della Uil Pubblica Amministrazione Polizia Penitenziaria Sicilia. 

Nel corso di un incontro tra i sindacati e i vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria svoltosi nei giorni scorsi a Roma, il segretario generale Gioacchino Veneziano ha espresso ancora una volta la contrarietà della sigla in merito alla cancellazione dell’apparato, congiuntamente alle Basi Navali di Napoli e Porto Azzurro, in provincia di Livorno, per effetto del decreto Madia riguardante la spending review nell’ambito della pubblica amministrazione. 

“Da tempo ormai – sottolinea Veneziano – esprimiamo il nostro sdegno e la nostra vicinanza al personale della Polizia Penitenziaria della Base Navale di Favignana, dove insiste una struttura carceraria per la cui costruzione sono stati spesi 10 milioni di euro, mortificato da un provvedimento irrazionale che priverà di un presidio di sicurezza e di una forza di polizia dello Stato gli abitanti delle Isole Egadi, un territorio di confine”. 

Le preoccupazioni del sindacato si concentrano soprattutto attorno alla ricollocazione del personale in maniera funzionale: non ci sono più speranze, infatti, di evitare la soppressione del servizio navale , “una certezza – secondo il sindacato – ormai acquisita sia dalla politica che dalla stessa amministrazione penitenziaria, malgrado il contratto di governo tra Lega e M5S preveda il superamento della legge Madia”.
“Durante l’incontro tenutosi presso il DAP - prosegue – abbiamo posto l’accento sui rischi che correranno sia i poliziotti penitenziari che i detenuti: in un’ analisi tra costi e benefici, crediamo sia il caso di privilegiare la sicurezza, un tema che impone riflessioni di ordine pratico che non possono riguardare solo l’ottimizzazione delle risorse economiche, sulla quale peraltro nel caso specifico è lecito esprimere qualche perplessità sotto il profilo del risparmio ”. 
“Occorre inoltre precisare – continua Veneziano – che le spese di carburante sono sostenute dalla Riserva Marina europea, pertanto non gravano sull’amministrazione penitenziaria da circa tre anni e che la Casa di Reclusione nell’isola annovera attualmente circa cento detenuti con la possibilità, consistente, dell’arrivo di ulteriori elementi con una problematicità superiore”. 
“Siamo sempre stati contrari alle chiusure e continuiamo – chiarisce il segretario – a sollecitare il potenziamento delle Basi Navali che rimangono nel nostro Paese, per scongiurare non soltanto la loro soppressione, ma più in generale la cancellazione dell’intera specialità”. 
Un altro aspetto dell’intervento di Veneziano a Roma ha riguardato la visibilità del Corpo nella provincia di Trapani che, secondo il segretario, rischia ora di essere ridimensionata a livello territoriale. 
Il sindacato è impegnato ormai da tempo nel caso di Favignana, “scoppiato” a seguito di un episodio legato all’evasione di un detenuto; in precedenza, le traduzioni erano state sempre svolte attraverso gli aliscafi.

A seguito della tentata fuga,l’amministrazione concesse alle motovedette di effettuare le traduzioni. 

Di recente, la UILPA Polpen Sicilia ha inviato una lettera al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede , confidando anche nell’azione del sottosegretario con delega ai Rapporti con il Parlamento Vincenzo Santangelo che, nel 2016, presentò da senatore congiuntamente ad altri nove colleghi un’interrogazione sulla Base Navale “ma ad oggi – precisa Veneziano – non abbiamo registrato alcun intervento, al netto di una telefonata”. 

“Ora – conclude il segretario – qualcuno dovrà assumersi la responsabilità della fine ingloriosa di un servizio dello Stato senza badare alle conseguenze, a partire dalla rimozione del servizio di traduzioni dei detenuti, un compito istituzionale della Polizia Penitenziaria”. 


 

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