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Inserita in Cronaca il 06/07/2018
da Direttore
“GAME OVER”, CASSAZIONE: “BACCHI MONOPOLISTA DI SLOT E SCOMMESSE CON IL ‘PLACET’ DI COSA NOSTRA”
«Gravi indizi di colpevolezza» hanno portato la Quinta sezione della Corte di Cassazione a respingere la richiesta di scarcerazione per l’imprenditore Benedetto Bacchi, uno dei principali indagati dell’inchiesta “Game Over”. Si tratta dell’operazione che a inizio anno ha messo in luce un sistema di scommesse illecite con l’appoggio della mafia, con base logistica a Partinico. Durante il blitz ordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, a inizio febbraio, furono arrestate 31 persone e poste sotto sequestro oltre 40 agenzie di scommesse. Le accuse, riferisce Agipronews, vanno dal concorso esterno in associazione mafiosa al riciclaggio, dalla concorrenza sleale alla truffa allo Stato. Nel caso di Bacchi, i giudici supremi hanno bocciato la richiesta di scarcerazione per «gravi indizi di colpevolezza» già messi in evidenza dal Tribunale di Palermo. In particolare, «Bacchi era riuscito ad espandere il proprio potere nel settore delle slot machines e delle scommesse on line - si legge nelle motivazioni della Cassazione depositate oggi - sino a diventare una sorta di monopolista di fatto, avendo avuto il placet delle più importanti famiglie di Cosa Nostra in tutto il territorio della città, così traendo dall’attività svolta in base ad una “società di fatto con l’organizzazione mafiosa” ingentissimi guadagni (circa 500 mila euro al mese), dai quali venivano scorporate le quote che Bacchi mensilmente pagava a ciascun capo famiglia per la protezione accordatagli».
Oltre alle intercettazioni, gli accertamenti documentali e societari e lunghe attività di indagine, a rafforzare gli indizi di colpevolezza sono state anche «le dichiarazioni accusatorie di vari collaboratori di giustizia, nei confronti dei quali è stato formulato un giudizio di attendibilità». I giudici hanno dunque escluso che Bacchi fosse stato obbligato a gestire l’attività per conto delle cosche, così come sostenuto dalla difesa dell’imputato: «Nessuno dei collaboratori di giustizia ha descritto l’indagato come costretto a pagare il "pizzo", ma, al contrario, lo hanno indicato come beneficiario di "coperture" e delle "sponsorizzazioni" in Cosa Nostra, sotto la cui ala protettiva (e non già contro le pretese ostili) l’attività di impresa di Bacchi ha conosciuto una parabola ascendente». Bacchi rimarrà dunque in carcere a causa degli «stretti rapporti con i più pericolosi esponenti di vertice delle varie articolazioni territoriali di Cosa Nostra palermitana». Fino a sei mesi fa Benedetto Bacchi era il titolare della società maltese Phoenix Limited, che operava in Italia con il marchio B2875. LL/Agipro
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