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Inserita in Cultura il 15/05/2018 da Direttore

Palermo Città della Cultura Italiana e Manifesta 12 SIGNORI PREGO SI ACCOMODINO approda a Palermo

Palermo
Da lunedì 18 giugno a domenica 1 luglio 2018, apriranno per la prima volta al pubblico le porte della casa-studio dell’artista. Il progetto ha coinvolto diversi artisti del panorama internazionale contemporaneo, invitati a relazionarsi con la vita e l’opera della pittrice palermitana, in un percorso che si riappropria degli spazi di casa Pasqualino Noto. Creando uno scenario capace di dialogare in sintonia con l’atmosfera e gli ambienti preesistenti, si rende testimonianza di quel fervore intellettuale che fu fra i più vivi focolari culturali della città di Palermo, ospitando tra le più radicali personalità del panorama artistico italiano fra le due guerre.

Il progetto espositivo intreccia passato e presente anche della famiglia Pasqualino Noto invitando, accanto agli artisti, i componenti della famiglia dell’artista - Beatrice, Caterina, Lia, Liuc, Maia, Matilde - a realizzare alcune opere, con il fine di restituire l’immensa eredità che l’artista ha lasciato nell’esperienza delle generazioni successive.

Lia Pasqualino Noto, esponente del Gruppo dei Quattro insieme a Renato Guttuso, Nino Franchina e Giovanni Barbera, fu una dinamica e singolare voce femminile della pittura dei primi del Novecento, a lungo lasciata ai margini dal dibattito artistico, ma figura fondamentale del panorama culturale palermitano. La pittrice affrontò con ferma posizione e coraggiosa coerenza gli influssi dei nuovi stili pittorici del suo tempo, dagli epiloghi del futurismo sino al più deciso astrattismo. Nel suo percorso artistico e nella sua storia emergeranno i grandi contrasti dell’Italia tra gli anni ’30 e gli anni ’50, tra cui la questione del femminile, incontrata nelle sue personali difficoltà a raggiungere il successo, di pubblico e critica, in quanto donna, arrivando a giocare sull’equivoco creato dal doppio cognome “Pasqualino Noto” per lasciare credere che il suo lavoro fosse opera di un uomo, suo marito Guglielmo Pasqualino Noto.

 

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