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Inserita in Cultura il 22/02/2018 da Direttore

La tratta delle donne straniere. Lotta agli sfruttatori e accompagnamento alle sfruttate

La
Varie sono le motivazioni che determinano una popolazione a lasciare la propria terra, gli affetti, la cultura, i ricordi più cari. Fra le principali cause troviamo quella economico-lavorativa, politica, culturale, religiosa, conflittuale… Mentre questi motivi sono nel complesso “liberi” (non sempre e mica tanto!), quelli che hanno accompagnato e si abbinano alla tratta è qualcosa di aberrante che dequalifica chi la compie e chi la favorisce.

Il termine, passato da participio a sostantivo, tra altri significati indica l’azione del trarre, tirar fuori, spesso con forza, da un luogo, da un ambiente, da una condizione sociale. Denota un illecito commercio di persone ma anche un ordine, quello di pagare una somma, sotto forma di cambiale, a una scadenza predefinita: le due realtà spesso si bilanciano.

Si è parlato così, fino al XIX secolo, di tratta dei negri, catturati o acquistati in Africa e rivenduti come schiavi in altri continenti, specialmente in America. Di traffico di lavoratori stranieri per collocarli illecitamente in attività svariate, sfruttandoli e lucrandoci sopra (siano negri o bianchi).

Quello, però, che fa ribrezzo è la tratta delle donne (bianche e soprattutto di colore), dei minori per trasferirli in un altro Stato e avviarli alla prostituzione a scopo di lucro, sfruttando il loro corpo, l’età, la dignità e questo avviene in un mondo sommerso. Il fenomeno non è dissimile da un’altra forma di abuso che favorisce i più abbienti, quello del turismo sessuale che parte dalle nazioni più ricche, ugualmente deprezzabile.

Su 63.251 casi, riferisce Save the Children, rilevati nel 2017 in 106 paesi, ben 17.710 (pari a 1 caso su 4) riguardano bambini o adolescenti, 12.650 appartengono al genere femminile, i minori rappresentano il gruppo più numeroso tra le vittime di tratta dopo le donne.

Nei paesi dell’Unione Europea, risultano, nel 2016, 15.846 vittime accertate o presunte, il 76% donne e il 15% minori (pari a 2.375). Le forme di sfruttamento principali sono la prostituzione forzata (67%) e lo sfruttamento lavorativo (21%).

L’Italia è un paese sia di transito sia di destinazione per le vittime. L’età varia fra i 16 e i 25 anni (nel 2016 il numero dei minori soli sbarcati sulle coste italiane è triplicato, attestandosi a 25.846 unità). Le vittime di tratta effettivamente censite e inserite in programmi di protezione sono state complessivamente 1.172, di cui 954 donne e 111 minori, in gran parte di genere femminile (84%). Dei minori rilevati dal Dipartimento per le Pari Opportunità il 50,45% è sfruttato sessualmente, lo 0,9% di minori è coinvolto in matrimoni forzati. Le donne provengono dal Lagos, Benin City, Brasile, Marocco, Cina, Egitto, Bangladesh, Ghana, Tunisia, Senegal e, dal 2004, stanno sostituendo la cosiddetta “tratta delle bianche”: ragazze provenienti dai paesi dell’Est europeo (ex blocco sovietico, Romania, Moldavia, Albania). Anche Trapani non è esclusa da questo “commercio” spudorato (gli ultimi avvenimenti lo confermano). Le donne nigeriane, soprattutto se adolescenti, destinate allo sfruttamento sessuale sono in ascesa in Italia (59,5% totale, 67% minori). Il loro adescamento parte da una cultura prevalentemente maschilista e priva d’istruzione, caratterizzato da un’elevata povertà, e avviene sovente con l’inganno da parte dei trafficanti. Una donna, non estranea alla comunità, la “maman”, si reca dalla famiglia e propone una vita migliore. La famiglia acconsente e sottopone la figlia al rito vodoo (il Vudù è una religione) o ju-ju che consiste nel taglio di una ciocca di capelli, dei peli dal pube e un pezzo di unghia (li terrà, assieme a una foto, l’adescatrice). È ripetuto “Se non onorerete i vostri debiti, morirete” e fatto pronunziare un giuramento di fedeltà che la tiene incatenata alla futura situazione di schiavitù, fin quando non avrà risanato il debito contratto; se, inoltre, non obbediranno accadrà del male alle famiglie. Imbarcate con un visto falso (durante il viaggio, nel quale sono vendute e ricomprate, possono subire ogni tipo di violenza), il viaggio è a carico della ragazza che dovrà ripagarlo alla maman. Arrivate in Italia e sottratto il passaporto, la mamam riferisce alla ragazza che deve risarcire un debito di circa 50.000 € e che l’unico modo per guadagnare soldi è prostituirsi (a sua volta sfruttando altre e spacciando). Inizia, così, al rifiuto, la violenza psicologica e fisica (spesso con lo stupro).

Le «moderne forme di schiavitù, ha detto Papa Francesco nel discorso rivolto venerdì 9 c.a. ai membri del gruppo Santa Marta al termine della conferenza annuale dedicata alla lotta contro la tratta di esseri umani, sono ben più diffuse di quanto si possa immaginare, persino — a nostra vergogna e scandalo — all’interno delle più prospere tra le nostre società». Il Pontefice ha denunciato apertamente «le diverse forme di complicità con cui la società tollera e incoraggia, particolarmente a proposito della tratta a fini sessuali, lo sfruttamento di uomini, donne e bambini vulnerabili».

La lotta ai trafficanti e agli sfruttatori, sia nelle zone di partenza sia di arrivo, deve essere irremovibile, come i controlli dei documenti alle frontiere. Per questo occorre maggiore collaborazione tra le forze di polizia e gli organismi, civili e religiosi, che vi operano.

La legge anti tratta in Italia prevede che le ragazze che decidano di uscire e accettino di collaborare e indicare la maman e i trafficanti siano ospitate in apposite comunità di accoglienza, indirizzate verso un’occupazione legale, usufruendo di un particolare permesso di soggiorno. L’anno scorso sono stati 915 i permessi di soggiorno per motivi umanitari rilasciati dalle questure italiane.

Urge una grande moralizzazione della società, degli sfruttatori del sesso e un’educazione delle donne sfruttate perché si aprano e denuncino il giro di oppressione umana.

SALVATORE AGUECI

 

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