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Inserita in Cultura il 12/01/2018
da Direttore
Il critico e curatore dell´arte Paolo Battaglia La Terra Borgese e il suo concetto della pittrice Nanda Rago
opera: "Indecisione" – 1984, olio su tela, cm 70 x 70 – Museo Civico Giandalia
Sembra di avere dinanzi una foto - esordisce Paolo Battaglia La Terra Borgese - nel senso di un soggetto in posa con l´occhio fisso all´obbiettivo, in procinto, come suggerisce il titolo, di decidere se uscire alla luce o restare al buio in casa. Ma la ragione speculativa di questa entificazione composta da Nanda Maggi, in arte Nanda Rago, non deve trarre in inganno: essa è la documentazione fresca, intelligente, sincera, di un´esperienza umana incredibile: donne sigillate dal terrore nella clausura di una religione. Già a voler tracciare soltanto una rapida panoramica, corre l´obbligo di apprezzare l´onestà intellettuale che colpisce nel metodo dialettico, già che questo tiene conto di quella felicità - espressa col sorriso della figura e dall´orecchino d´oro - ch´è figlia di una rassegnazione atavica oramai dimenticata dalla mente. Il personaggio dunque è una vittima abituata e inconsapevole. Con gioia si offre nell´opera un germoglio verde che spunta, nonostante tutto, dal terreno inaridito e calpestato dalla cattiveria umana. A narrarlo è la luminosità della ragazza, dipinta in contrasto col tronco e col muro elevati al rango di porta sacra per segnare il passaggio dal buio verso la luce.
La donna è agghindata per l´uscita, ma indecisa sulla soglia, coi suoi occhi velatamente tristi e intenti, piantati in mezzo al viso grassoccio. Essa è il personaggio di una nuova mitologia: il dubbio tra una nuova speranza e l´antica tradizione già stereotipata nello spirito.
La parte superiore del braccio sinistro, estremamente allungata, contribuisce a creare una sensazione di languida grazia. L´orecchio sinistro è oggettivamente troppo grande, a rivelarlo è l´orecchino, ma in questo modo crea un contrasto deciso emergendo dalla massa dei capelli scuri.
Figura e scorcio sono spogliati della loro consistenza e dal loro significato naturale nelle sagome per lasciare posto a una fase lirica cantata dal colore e danzata dallo spettro ottico dorato. Tenebra e luce sono le vere protagoniste del quadro. Tornano in mente le parole di Carl Gustav Jung: "Non si diventa illuminati immaginando scenari luminosi, ma portando alla luce le proprie oscurità interiori".
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