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Inserita in Economia il 25/05/2017
da Direttore
Risparmio tradito. Anche la Svizzera non più sicura. Arrestato un fiduciario di Chiasso
C´erano un tempo le banche svizzere, dove cittadini e società provenienti da ogni parte del mondo depositavano o investivano i propri denari, frutto sovente di proventi non leciti, convinti nella serietà, sicurezza e assoluta riservatezza della tipica gestione elevetica. Ma dopo le aperture delle autorità nazionali resesi necessarie dalle spinte della comunità internazionale a rendere in qualche modo consultabili da parte delle istituzioni di altri paesi i registri dei correntisti o clienti – processo acceleratosi, per la verità, anche a causa della famigerata “Lista Falciani” - e dopo qualche episodio di frode a danno degli investitori, queste certezze sono lentemente scemate e la Svizzera sta progressivamente dismettendo i panni di assoluto paradiso mondiale per conti correnti, depositi ed investimenti. Proprio in questi giorni, infatti, un nuovo scandalo si è abbattuto sulla piazza finanziaria d´Oltralpe, questa volta del confinante Canton Ticino. A finire in manette il direttore della Anirgest, una fiduciaria di Chiasso a cui vari clienti italiani avevano affidato i propri risparmi. La storia sarebbe sempre la stessa e assomiglierebbe a tante truffe simili realizzate in Italia o in altri paesi: per anni i clienti sarebbero stati incentivati ad investire e rassicurati, e sarebbero stati mostrati loro rendiconti fasulli sui quali figuravano capitali in continua crescita. La realtà sarebbe all´esatto opposto: per ora si parla di un buco di circa 12 milioni di franchi, frutto di malversazioni che si sarebbero protratte da tempo. Il fiduciario avrebbe anche ammesso la scomparsa delle somme investite, ma per il momento non ha spiegato dove siano finite. Impossibile, quindi, sapere se si tratti del classico “buco tappa buco”, o se i soldi siano stati invece semplicemente spesi. I clienti danneggiati sarebbero almeno una decina. L’indagine sarebbe partita proprio da uno di loro, che in febbraio ha sporto denuncia penale. I reati ipotizzati dal procuratore pubblico Andrea Gianini sarebbero truffa, riciclaggio, amministrazione infedele e falsità in documenti. Non resta che difendere i diritti dei clienti, rileva Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti” i quali hanno comunque diritto ad agire nei confronti della società d´intermediazione per le responsabilità del proprio dipendente. Lecce, 25 maggio 2017 Giovanni D’AGATA
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