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Inserita in Sport il 01/03/2017 da Direttore

Intervista a Aleandro Fagone capitano della TH Alcamo - «La pallamano è lo sport più completo di tutti. Serve forza fisica, tecnica, velocità, eleganza. Emerge lo spirito di squadra»

Intervista
I disegni nella vita, similmente a come capita nello sport, vengono al mondo e si compattano gettando delle ottime basi, accrescendo e individuando quelle spinte che in un futuro, non necessariamente veloce e rapido, possano assicurare il continuo e i destini di una collettività.
In tale disegno Aleandro Fagone indubbiamente è riuscito a fare il miracolo che ognuno si attende nella sua vita. È riuscito a costruirsi e ad appassionarsi, a provare soddisfazioni per ciò che faceva e per ogni risultato raggiunto.
È riuscito a non esultare per gli exploit raggiunti e a far dipingere, con la fermezza di un obiettivo da raggiungere, un futuro roseo per lui e per le squadre dove ha militato.
Aleandro Fagone nasce amando la pallamano comunicando da quei campi che ha sempre amato e da quell’ora di educazione fisica che l’ha sempre appassionato. Un viaggio sportivo scandito da tanti successi, nonostante la giovane età e da interessanti esperienze e vittorie
Aleandro Fagone nasce nel 1990 e si diploma di tecnico programmatore prima di accedere alla facoltà di Scienze Motorie. Dal 2003 al 2009 milita nella Pallamano Alcamo e dal 2010 ad oggi fa la differenza nella TH Alcamo, della quale è, attualmente, il capitano.
Conoscere un campione è sempre una bella pagina di giornalismo. Quando è nata la passione per la palla a mano?
«Nel lontano 2003. Ho iniziato da piccolino all’età di 13 anni. Da allora questo sport mi è entrato nel sangue e non è più uscito».
Fare sport quando ti ha aiutato a diventare ciò che sei?
«Diciamo che lo sport è parte integrante della mia vita e della mia quotidianità. Soltanto facendo molti sacrifici e rinunciando a varie cose si riesce a raggiungere certi traguardi. ´Stasera non posso, ho allenamento´ è una delle frasi che più pronuncio durante la settimana ma so che questi sacrifici sono ripagati».
I sacrifici quanto ti hanno fatto cambiare. Ed il mio riferimento non va chiaramente all´aspetto fisico quanto piuttosto alla tua personalità. Lo sport forma e matura.
«Lo sport, e in particolare la pallamano, mi ha fatto maturare come uomo e ha fatto migliorare molti aspetti del mio carattere come la personalità, lo spirito di squadra. La pallamano mi ha aiutato ad essere più estroverso e a interagire, sin da piccolo, molto di più con il mondo esterno e ad avere, quando è necessario, un ruolo da leader».
Un capitano ha sulle spalle delle grandi responsabilità. Cercare e trovare soluzioni, aggregare, la responsabilità del risultato delle partite...
«Quest´anno molte cose non sono andate per il verso giusto. Innanzitutto la riforma dei campionati che ci ha costretti a giocare in un girone da 5 squadre molto spezzettato, fare un’andata e ritorno bis e, spesso, riposare, non prendendo mai il ritmo e giocare poche volte tante partite di fila. Oltre a questo c´è stato, anche all´interno della nostra squadra, un cambio generazionale. La nostra società ha lanciato molti giovani del 99 e del 2000 che stanno già facendo molto bene, e questi frutti si raccoglieranno strada facendo».
Il parlare in prospettiva è sintomo di grande lungimiranza. Cosa provi quando tieni il pallone in mano e corri alla metà?
«La voglia che mi accompagna da 14 anni di pallamano a questa parte! Cioè quella di spaccare il mondo e difendere i colori della mia città. Quella fascia al braccio mi dà, oltre che tante responsabilità, anche tante motivazioni per fare bene e per far crescere i giovani promettenti che abbiamo nel nostro vivaio. Sono sicuro che tra uno o due anni, saremo di nuovo alla massima serie, dove Alcamo deve stare, e potremmo di nuovo volare in alto».
Sei un ragazzo che guarda avanti. Oggi cosa ha la squadra che fa la differenza e cosa dovrebbe avere in più. Ho assistito all´ultima partita e i cambi di ruolo non hanno portato nulla di buono. A che serve mutare ciò che già funziona?
«Come ho detto prima, il cambio generazionale implica delle scelte. Bisogna seminare prima di raccogliere. Ovviamente l´esperienza, in tutte le squadre, è la differenza. Noi abbiamo tantissimi giovani. Domenica il mister, a tratti, ha rispolverato il mio vecchio ruolo di ala sinistra. Quando mi sono mosso di nuovo nella parte centrale la squadra è andata meglio, con i giusti vecchi ritmi che ci contraddistinguono, riuscendo a pareggiare la partita. Poi, purtroppo, negli ultimi minuti di gara, ritornando di nuovo ai ruoli di partenza, qualche disattenzione di squadra di troppo e qualche errore ´di gioventù´ di qualche mio compagno, ha portato il Cus Palermo al sorpasso. Quello che conta, come ho già ripetuto e come pensa anche il Mister, è far crescere i giovanissimi e far maturare più esperienza possibile. Peccato, però, perdere in casa davanti al proprio pubblico... Ma essendo un anno di transizione bisogna accettare».
Se dovessi ricominciare, cosa faresti nuovamente e cosa non faresti più?
«Rifarei, esattamente, tutto ciò che ho fatto. Non mi pento di nulla, anche delle scelte sbagliate, perché alla fine mi hanno portato ad essere felice dove sono».
Cosa consiglieresti ad un giovane che vuole avvicinarsi allo sport? Perché fare palla a mano?
«La pallamano è lo sport più completo di tutti. Serve forza fisica, tecnica, velocità, eleganza. Emerge lo spirito di squadra. In attacco serve una vasta dose di cervello e intuizioni tattiche, mentre la difesa è una miscela di movimenti di squadra ben coesi e spirito di collaborazione. Una volta entrati nel mondo della pallamano è impossibile uscirne. Ti entra nelle vene».

 

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