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Inserita in Cronaca il 21/10/2015
da REDAZIONE REGIONALE
VESCOVADO DI TRAPANI - LA PARROCCHIA DEI SS. PAOLO E BARTOLOMEO
La parrocchia dei SS. Paolo e Bartolomeo, ricca dei suoi 400 anni di storia civile, religiosa ed artistica, è frequentata da una numerosa comunità territoriale. Oggi il tempio, dopo accurati restauri del prospetto esterno (eseguiti dalla ditta alcamese Nicola Mirto) e degli stucchi e degli affreschi dell’interno (restaurati dai tecnici della Soprintendenza di Trapani, diretti dai dinamici architetti Liliana Errera e Vincenzo Lo Meo) si presenta decoroso ed accogliente. I restauri sono stati, nel 1995, finanziati dal ministro ai BB. CC. Sen. Enza Bono Parrino, per un ammontare di L. 600.000.000. Questa parrocchia fu istituita nel 1615 dal Vescovo di Mazara, Mons. Marco La Cava che recatosi in Alcamo per la Sacra visita pastorale, prese atto dell’ampliamento della città oltre la cinta muraria nel luogo denominato “borgo” e dell’aumento numerico delle anime (allora circa 10.000 per l’estendersi delle costruzioni). L’atto di riconoscimento giuridico della parrocchia fu stipulato il 22 ottobre 1615 presso il not. sac. Francesco Lazio. La prima parrocchia, denominata di “San Paolo in Conversione”, cappella del soppresso ospedale, venne ingrandita da oriente ad occidente. In quello stesso tempo, il vicario generale della diocesi di Mazara, D. Bartolomeo Ficani, coadiuatore di Mons. Marco La Cava, aggregò il beneficio dell’altare di S. Bartolomeo alla parrocchia di S. Paolo, assegnandole venti onze annuali, con la condizione di erigersi un altare e con l’obbligo che detta parrocchia fosse dedicata in perpetuo ai SS. Apostoli Paolo e Bartolomeo. Ciò si desume da un atto del not. Antonino Vaccaro, stipulato il 15 ottobre 1615. Nel 1689, divenuto parroco D. Lorenzo La Rocca ed accortosi dello stato di abbandono in cui versava la chiesa, incitò i fedeli a contribuire ognuno nell’ambito delle proprie possibilità, alla demolizione e ricostruzione di essa. Le elemosine e la generosità dei fedeli, dello stesso parroco, di alcuni sacerdoti e dei giurati della città furono tali che, demolita la vecchia chiesa, il 22 luglio 1689 venne iniziata quella nuova. La costruzione, dal parroco D. Lorenzo La Rocca e dai giurati di questa città, venne affidata al capomastro Giovanni Fica e ai suoi fratelli Francesco e Cristoforo, esperti muratori di Trapani. Il 4 ottobre 1702 mons. Bartolomeo Castelli trovandosi in Alcamo per la Sacra visita pastorale, consacrò la chiesa, ancora allo stato rustico. Durante il parrocato di D. Vincenzo Lazio de Quiros (1775 - 1809); essa fu ampliata, col costruirvi ai lati destro e sinistro del cappellone, altre due cappelle: una del SS. Sacramento e un’altra della Madonna dei Miracoli, oggi di Maria SS. del Rosario.
Per ordine del vescovo D. Ugone Papè, fu ricavata una grande antesagrestia, per ascoltarvi le confessioni degli uomini. Il prospetto fu realizzato nel 1782, su disegno dell’arch. Emanuele Cardona. Esso, nella parte inferiore, è costituito da una gradinata; segue una zoccolatura sulla quale si alzano 4 paraste con basi e capitelli. Di esse le due centrali racchiudono un portale sormontato da un timpano spezzato al centro. Quelle delle due porte laterali racchiudono due finestre a croce greca. Altre due paraste fiancheggiano il complesso architettonico. Sulle otto paraste si svolge il cornicione; sulla sovrastante trabeazione s’innalza un’alta finestra centrale, con timpano aperto; terminante con due volute e con al centro un blasone. Ai lati continuano le quattro paraste, sormontate da una seconda trabeazione, sulla quale sta, al centro, una nicchia - con statua di S. Paolo in pietra, di Melilli (1917) - fiancheggiata da due finestre a occhio, di cui quella a sinistra tampognata. Completano il prospetto due campanili. L’interno è la più alta espressione del barocco alcamese. A croce latina, ha tre navate, divise da otto colonne di marmo rosso del Bonifato e abbellite da stucchi di Vincenzo e Gabriele Messina e da affreschi di Antonino Lo Grano. Nel 1926 gli affreschi delle tre navate furono ridipinte da Onofrio Tomaselli, e gli stucchi furono restaurati da Antonio Balestrieri, Rosario Di Piazza e Salvatore Abulone. La visione dell’interno della chiesa ha un rigore di proporzioni che gli stucchi e il piccolo ambiente mettono in risalto: le trabeazioni, gli archi a tutto sesto, le lesene, le modanature, le volte a botte e a crociera nelle navate laterali, le volte a botte nella navata centrale e nel coro, le colonne e le lunette creano un ritmo di linee, attraverso le quali si rendono più palesi i rapporti geometrici degli elementi decorativi. Procedendo dall’ingresso della navata si susseguono i seguenti altari: 1) di S. Bartolomeo, con tela del trapanese Narciso Guidone (1616). 2) del SS. Crocifisso, con statua lignea, di ignoto napoletano (1702), e con statue dell’Addolorata, di S. Giovanni e di S. Maddalena, modellate in stucco da Gabriele Messina (1758). 3) della Madonna di Pompei, con il suo quadro di ignoto. Il pregevole altare in marmo fu scolpito dal palermitano Paolo Licata (1927). L’altare maggiore, dedicato ai SS. Pietro e Paolo, sovrastato da una tela del trapanese Giuseppe Felice (1701). La navata destra, procedendo dall’altare maggiore verso l’uscita, ha i seguenti altari: 1) della Madonna dei Sette Angeli, con tela di Giuseppe Felice (1701) 2) della Madonna del Miele, con tavola trecentesca, attribuita a Barnaba da Modena (1375 - 1380) 3) del Sacro Cuore, con statua lignea di Giuseppe Ospedale (sec. XX) Nella sagrestia sono conservate pregevoli opere. La circoscrizione parrocchiale dei SS. Paolo e Bartolomeo, ancora oggi, nonostante i continui frazionamenti in favore delle nuove parrocchie, abbraccia una popolazione che si aggira intorno alle 5.000 anime. La sua estrazione sociale va dal ricco commerciante al professionista, dal contadino all’impiegato, ma solo circa 600 unità sono iscritte nelle varie organizzazioni parrocchiali. Attualmente si nota un vivo fermento, grazie ad un gruppo di giovani di buona condotta e di sani principi che, in collaborazione col parroco, si incontrano ogni Sabato per lo studio e per l’approfondimento della liturgia domenicale. Ogni primo venerdì del mese, si riuniscono insieme agli adulti, per la liturgia penitenziale. Roberto Calia
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