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Inserita in Cultura il 12/08/2015 da REDAZIONE REGIONALE

TEATRI DI PIETRA - LA DANZA

TEATRI
La danza a Teatri di Pietra: Muvula Sungani a Castellammare
e Giovanna Amarù a Selinunte. A Palazzolo replica Incanto Scantu


www.teatridipietra.org; http://teatridipietrasicilia.blogspot.it/

Giro di boa per di Teatri di Pietra Sicilia che inizia a concludere la sua programmazione in alcuni dei dieci siti siciliani coinvolti nella rete nazionale ideata per promuovere il patrimonio storico e artistico escluso dai grandi flussi turistici attraverso lo spettacolo dal vivo. La danza è la protagonista della giornata di giovedì 13 agosto con le pièce di Muvula Sungani (a Castellammare del Golfo) e Giovanna Amarù (a Selinunte), ma non mancherà il teatro con Tiziana D’Angelo interprete di “Incantu Scantu” a Palazzolo Acreide.

CASTELLO ARABO NORMANNO – CASTELLAMMARE DEL GOLFO
Giovedì 13 agosto alle ore 21.15 il Castello Arabo Normanno di Castellammare del Golfo ospita, per il circuito Teatri di Pietra Sicilia, lo spettacolo di danza “Anemos” del coreografo Muvula Sungani che vede in scena, tra gli altri, la danzatrice Emanuela Bianchini.
Il viaggio fantastico è l’espediente usato in questa nuova opera del coreografo italo- africano per raccontare alcune storie che dall’interno di se stessi, portano verso un’isola immaginaria dove tutte le culture si incontrano. Questo percorso onirico e multietnico parte dalla ricerca della conoscenza di quelle forze che creano le più importanti e suggestive atmosfere musicali dando vita alla complessa “macchina” delle emozioni umane, intesa sia nella sua accezione individuale che collettiva.
L’idea è quella di un percorso nel mito che dalla Magna Grecia, ovvero il sud Italia con i suoi ritmi e le sue tradizioni, si tuffa nel Mediterraneo e raggiunge le spiagge di altri continenti, miscelando la physical dance con le danze popolari e le danze africane. La base di partenza sono gli spettacoli Etnika e Fantasia a cui vengono aggiunte molte nuove coreografie. “Uomo, conosci te stesso, e conoscerai l’Universo” dicevano gli antichi; e fra l’uomo e i luoghi di origine tutte le storie e le antiche leggende sembrano stabilire legami e analogie indissolubili. Una discesa in se stessi, quindi, dove i luoghi della mente diventano luoghi reali, fisici, quasi una geografia dell’anima. Questo viaggio in danza, che prende forza e struttura dalla musica colta unita alle musiche popolari, è una ricognizione intorno agli aspetti più intimi ma più veri dei singoli suoni che nascono dalla gente. Così, per esempio, l’impulso amoroso è conosciuto e descritto nel suo aspetto di passione dalle canzoni di origine popolare. E ogni musica avrà una sua danza, ed ogni danza un suo significato. Si replica il 14 agosto al Teatro Akrai di Palazzolo Acreide
MVULA SUNGANI PHYSICAL DANCE
ANEMOS
Regia e Coreografie Mvula Sungani
Danzatori: Emanuela Bianchini, Florinda Uliano, Chiara Bertuccelli, Giulia Francescotti, Raffaele Rizzo, Damiano Grifoni.
Musica dal vivo: Riccardo Medile

TEMPIO DI HERA – CASTELVETRANO SELINUNTE
Giovedì 13 agosto alle ore 21.15 all’ombra del Tempio di Hera di Selinunte per il circuito Teatri di Pietra sarà messa in scena l’ultima replica dello spettacolo di danza della coreografa Giovanna Amarù “Canto Scuro”. Lo pièce è la prima tappa di un progetto intitolato “Trilogia della luce” che si articola attraverso tre diverse creazioni attorno ai temi cardine del Nome (Canto Scuro), del Volto ( Being Back) e del Tempo ( Peau d’âme). In “Canto Scuro”, Elettra viene ricordata come follia per amore che si fa destino nel nome. Il lavoro è ispirato alla linea di confine fra luce ed oscurità, nonché alla dicotomia fra la luce ed il lutto. Partendo dalla vicenda di Elettra, ed in particolare dal significato del suo nome, la materia del corpo viene esplorata come conduzione di luce e di energia vibrante, come trasmissione di visione e volontà. Elettra sostituisce infatti la possibilità al potere, è puro movimento e, elevando il lutto a luce, si lascia attraversare progressivamente, in un percorso che la conduce dall’episodio del pianto per il padre allo scioglimento dall’infanzia e dai legami familiari, fino alla rottura totale dei ruoli legati al femminile ed alla genesi di una nuova figura non definibile come negativa, ma piuttosto come oltre-femminile. Ho voluto intendere infine questo “Canto Scuro” come corto circuito dell’esistenza, come energia svincolata, non servile in nulla, non timorosa. Un brillare gratuitamente in un cielo vuoto, siderale quanto la lontananza dall’essere sé.
«Ho voluto riportare le cose al loro valore nominale – scrive Giovanna Amarù nelle note di regia - . Leggere il solo piano metaforico, quello che ricadendo fuori dall’oggetto da accesso all’intimo di questo. Elettra è lo splendore, l’ambra gialla. E’ la proprietà di alcuni corpi che sfregati attirano o respingono altri corpi, è quel fluido rapido che si manifesta con scintille, che imprime al sistema nervoso una violenta vibrazione. La trasparenza di Elettra rivela l’opacità di Clitennestra, ne denuncia l’inerzia e l’impostura. Elettra è colei che si lascia attraversare, che riconosce e si autogenera, fuori di stirpe. Colei che al potere sostituisce la possibilità, come puro movimento. Elevando il lutto a luce, annulla un recinto e si fa essa stessa ultimo limite, ultima fuga in sé stessa, ultima espiazione e testimonianza. Elettra piange l’assenza del padre e del fratello, ma non attende e non accoglie, erigendosi a figura negativa della femminilità o come oltre/femminile. L’igloo, la casa impossibile di Merz, è la bolla chiusa dell’infanzia, indistruttibile come il giardino remoto di un gioco che fu. Il suo abbandono è reso necessario da un ulteriore abbandono, in una sinonimia fra crescita e scioglimento dai legami. Elettra è energia viva, dunque separata; ed il tavolo, quel frammento di suolo sollevato da terra come altare alla convivialità, si fa tomba. Ho voluto intendere questo Canto Scuro come corto circuito dell’esistenza, come energia svincolata, non servile in nulla, non timorosa. Un brillare gratuitamente in un cielo vuoto, siderale quanto la lontananza dall’essere sé».
Compagnia Nuda Veritas, L.I.R.A.LaboratorioIndipendenteRicercaArtistica
CANTO SCURO
Di e con Giovanna Amarù
Luci Marco Sciveres

TEATRO AKRAI – PALAZZOLO ACREIDE
Giovedì 13 agosto alle ore 21.15 al Teatro Akrai di Palazzolo Acreide per il circuito Teatri di Pietra va in scena “Incanto Scantu” spettacolo tratto da Franco Scaldati, Ovidio, Mircea Eliade, che ha debuttato quest’anno proprio nel circuito Teatri di pietra Sicilia, di cui firma la drammaturgia Petrokos Usaja, mentre le coreografie e la regia sono di Aurelio Gatti. In scena, in uno spazio forse museale (come tanti ridotto a “non luogo”) due donne statue, due donne viventi, un musicista, un terzo e forse un´altro. Una distesa d´acqua non distante. I personaggi non rappresentano nessuno, sono astrazioni dell’uomo che non riesce più a vedere e a sentire “l’invisibile” che ha rotto i contatti con il metafisico, o con Dio, o semplicemente con la propria storia, e non sa più essere felice. Non sono testimoni perché non c´ è l´ idea di futuro o di passato, di slancio o di ritorno, perché è smarrito il punto di partenza. I personaggi in scena (Marta Cirello, Tiziana D´Angelo e l’allievo di Franco Scaldati, Salvatore Pizzillo) sono i protagonisti di un mondo disarticolato e insignificante, tanto intriso di quotidiano da non poter – più – accostarsi al reale. Per ritornare alla realtà bisogna rifarsi al mito che non è il contrario della realtà, ma il racconto/ rivelazione di qualcosa avvenuto all´essere.... Il mito che non è stato abolito del tutto, che è stato cacciato nelle oscure zone della psiche, o in attività secondarie e irresponsabili della società, diventa il tramite per ritrovare il reale.
I linguaggi di questa messinscena sono la musica (originali eseguite dal vivo dallo stesso autore, Lelio Giannetto), un idioma teatrale intriso di dialetto tutto suono, fragore, cose, azioni, e una lingua antica simile a quella che immaginiamo fosse di Omero (quello di Franco Scaldati), il verso omerico e di Ovidio, la fisicità degli interpreti .
«... Con le parole puoi uccidere o anche salvare, puoi comunicare o evocare formule magiche, a patto che le parole poi svaniscano, che tornino a essere suono» ha affermato Franco Scaldati .... e quindi il reale. Lo spettacolo replica il 18 agosto a Eraclea Minoa e il 19 agosto al Tempio Hera di Selinunte.
Amici della Musica S.Cicero //Curva Minore //Mda Produzioni Danza
INCANTO SCANTU
da Franco Scaldati, Ovidio, Mircea Eliade
drammaturgia Petrokos Usaja
regia e coreografia Aurelio Gatti
musiche originali eseguite dal vivo Lelio Giannetto
con Marta Cirello, Tiziana D´Angelo e Salvatore Pizzillo

Informazioni: Gli spettacoli avranno inizio alle ore 21.15
Biglietti euro 12 intero, euro 10 ridotto, euro 8 convenzioni. Si possono acquistare presso le biglietterie dei siti, la stessa sera dello spettacolo.
Prenotazioni: è possibile prenotare i biglietti inviando un SMS o un messaggio WhatsApp al nr 3279473893 indicando: data e titolo dello spettacolo; sito della rappresentazione, nr biglietti da prenotare e Cognome. La prenotazione sarà riservata fino a 15 minuti prima dell’inizio dello spettacolo

Ufficio stampa Teatri di Pietra Sicilia
GNC Press - Email gncpress@gmail.com
Lavinia D’Agostino mob 347 4771063; Gianni Nicola Caracoglia mob 3426155638

 

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Antonio Lufrano su Oggi il Decreto del Ministero sulla ´Campagna di pesca del tonno rosso – Anno 2019´. A Favignana si torna a pescare:
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Giorgio pACE su Oggi il Decreto del Ministero sulla ´Campagna di pesca del tonno rosso – Anno 2019´. A Favignana si torna a pescare:
Gradirei essere aggiornato in previsione di condurre Gruppi di Soci CAI (Club Alpino Italiano) ad assistere, come ho già fatto alcuni anni prima della chiusura, alle attività della pesca, dalla calate delle reti, alla lavorazione. Grazie, cordiali saluti e Buona Pasqua. Giorgio Pace


Antonio su VIII GRANFONDO DELLE VALLI SEGESTANE:
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Ignazio Pollina su Lettera agli ex studenti di Salvatore Agueci:
Ovviamente grazie per il pensiero, porto con me dei bei ricordi soprattutto dell´ultimo anno 95/96. Con affetto.


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