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Inserita in Cronaca il 09/03/2015
da REDAZIONE REGIONALE
CARABINIERI TRAPANI - OPERAZIONE ANTIMAFIA ´THE WITNESS´. I CARABINIERI ARRESTANO 4 PERSONE A MARSALA
Nella mattinata odierna i Carabinieri del ROS e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Trapani, nell’ambito dell’operazione denominata “The Witness” hanno tratto in arresto, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Palermo, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, 4 affiliati alla famiglia mafiosa di Marsala indagati per associazione di tipo mafioso, fittizia intestazione di beni e favoreggiamento aggravato. Gli arrestati sono: - BONAFEDE Antonino, nato a Marsala il 24.10.1935, pastore, pregiudicato per associazione di tipo mafioso; - PIPITONE Martino, nato a Marsala il 13.12.1949, pensionato, pregiudicato per associazione di tipo mafioso e detenzione abusiva di armi; - GIAPPONE Vincenzo, nato a Marsala il 28.10.1961, pastore, incensurato; - ANGILERI Sebastiano, nato a Marsala il 11.04.1967, fabbro, incensurato. Le indagini, dirette dal Procuratore Aggiunto della D.D.A. di Palermo, D.ssa Teresa PRINCIPATO, e coordinate dal sostituto procuratore Carlo MARZELLA, hanno accertato l’attuale vitalità e operatività della famiglia mafiosa marsalese, documentando il ruolo di vertice di BONAFEDE Antonino, storico uomo d’onore lilibetano. Egli, unitamente a GIAPPONE Vincenzo, provvedeva alla raccolta delle somme di denaro provento delle attività illecite, poi conferite al “mandamento mafioso” di Mazara del Vallo e ai familiari degli affiliati detenuti, come ad esempio AMATO Giacomo, uomo d’onore marsalese condannato all’ergastolo. Inoltre l’attività d’indagine ha permesso di: - attribuire a BONAFEDE Antonino il ruolo di "reggente" della “famiglia mafiosa” di Marsala; - individuare in GIAPPONE Vincenzo il “cassiere” della famiglia mafiosa e primo collaboratore di BONAFEDE; - riattualizzare il ruolo di PIPITONE Martino, anziano esponente di rilievo della consorteria mafiosa marsalese, il quale esercitava la propria sfera d’influenza principalmente nel centro storico della città; - accertare la fittizia intestazione, posta in essere da PIPITONE Martino e ANGILERI Sebastiano, di una società attiva nel commercio all’ingrosso di materiale ferroso, formalmente intestata alla moglie dell’ANGILERI; - documentare l’operatività di ANGILERI Sebastiano nell’organizzare incontri riservati tra gli esponenti mafiosi, effettuando preliminari sopralluoghi in località non monitorate dalle telecamere dei Carabinieri. I militari dell’Arma, con l’impiego delle classiche metodologie investigative, ma anche con i più moderni mezzi tecnologici, sono riusciti ripetutamente a monitorare il passaggio del denaro tra gli affiliati, che era solitamente contenuto in buste di carta e indicato dagli stessi con l’eloquente appellativo di malloppo. La famiglia mafiosa marsalese, al fine di mantenere il controllo del territorio di competenza, si interessava fattivamente al recupero di refurtiva sottratta a persone vicine al sodalizio criminale, a dirimere controversie tra gli agricoltori e i pastori della zona e contrastare l’apertura di nuove attività commerciali che avrebbero potuto incidere negativamente con quelle riconducibili a personaggi protetti dagli affiliati. A tal fine programmavano l’esecuzione di atti intimidatori e danneggiamenti qualora la vittima designata non si fosse convinta. Infine le indagini hanno consentito di dimostrare l’appartenenza alla famiglia mafiosa anche di MARINO Baldassare, assassinato a colpi di arma da fuoco nelle campagne di Marsala il 31 agosto 2013. Nei confronti dello stesso erano stati raccolti rilevanti elementi di reità anche in ordine alla fittizia intestazione di un’azienda marsalese, formalmente intestata a terzi ed operante nel settore della produzione di conglomerato cementizio. Il provvedimento restrittivo rappresenta, pertanto, un ulteriore e significativo intervento nel quadro della complessiva manovra disposta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo, finalizzata al progressivo depotenziamento dei circuiti criminali e al depauperamento delle risorse economiche di Cosa Nostra trapanese.
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