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Inserita in Un caffè con... il 09/11/2020 da Cinzia Testa

Il colore delle Regioni e…l’algoritmo ministeriale

Da qualche giorno l’Italia ha un altro “tricolore”. Non più il verde, il bianco ed il rosso: ma, a causa dell’emergenza Covid: il giallo, l’arancione e il rosso. E’ questo ormai lo sanno tutti. Il problema è che nessuno sa da cosa dipende il fatto che una regione sia gialla, arancione o rossa. I soliti sapientoni staranno pensando che sono arretrato, e che le regioni sono monitorate in base a 21 indicatori di rischio. Bravi, avete studiato. Ma non è questo il problema. Il problema è che nessuno, dico nessuno, sa effettivamente come sono “mescolati” dal sistema informatico ministeriale gli indicatori di rischio, che fanno uscire fuori i colori da affibbiare alle regioni.

Infatti, l’algoritmo che è alla base della “sistematizzazione” ministeriale, “lavora” i dati che le regioni trasmettono, via web, al “sistema”, e che alla fine della fiera produce i colori di cui sopra.
Attraverso l’algoritmo che incrocia i dati e fa complicati calcoli in base ai famosi 21 indicatori di rischio, produce alla fine i colori in argomento. Se ne deduce che solo il computer sa come fa i calcoli e che peso dà ad ogni indicatore. 
E’ come quando si fa il bucato a colori in lavatrice. Metti indumenti di colori diversi, e appena finisce il ciclo, la lavatrice ti tira fuori gli indumenti con 3 colori approssimati: gialli, arancioni e rossi.
Come si è arrivati a ciò? Mistero della lavatrice. Ecco, nel caso in argomento, si tratta di qualcosa del genere. Quel furbone del presidente del consiglio, Conte, ha intuito che i presidenti delle regioni italiane, o perlomeno quelle con i presidenti più, diciamo, interessati al Covid, volevano addossargli il cetriolo di un altro lockdown, e lui (o chi per lui), che non è un fesso, ha inventato un meccanismo diabolico che alla fine fa scavare la fossa ai presidenti delle regioni che volevano fare i furbi.

E ora ve lo spiego io (modestamente). Conte si è inventato un meccanismo informatico che “elabora” i dati che mandano le regioni al ministero della salute (attraverso l’ISS), e poi, un algoritmo “pesa” ogni indicatore di rischio, ed alla fine dà il responso del colore nel quale viene incasellata la regione. 
Il piano diabolico del Nostro, fa si quindi, che siano le stesse regioni a mandare i dati, con i quali si possono impiccare al colore che ne viene fuori.
A questo punto la “colpa” del colore non sarà imputabile certamente al governo centrale, ma alle regioni che hanno trasmesso i dati. Che, essendo predeterminati ed oggettivi, non possono esimersi dal trasmetterli.

Da quanto sopra, si evince che tutto il dibattito che è in corso, non ha fondamento; in quanto tutti gli ospiti dei talk-show, si riempiono la bocca del fatto che i colori che sono stati dati alle regioni non si percepiscono (almeno per alcune) esatti, ma non si rendono conto che la colpa è solo dell’algoritmo.

In pratica, il presidente del Consiglio Conte (o chi per lui), ha commesso il delitto perfetto, restituendo ai mittenti il cetriolo che si illudevano di mandare a lui. Il bello è che lui e il ministro Speranza, hanno buon gioco a dire che questi 21 indicatori di rischio sono a conoscenza delle regioni da 24 settimane.
Il fatto è che non si sono resi conto (regioni e loro presidenti) che l’algoritmo poteva colpire ognuno di essi. Ma siccome in Italia pensiamo sempre che le cose tocchino agli altri, appena messo a regime “il sistema”, e accortisi del cetriolo in arrivo. Ora urlano che non è possibile, ecc….
Tenuto conto che i dati delle regioni sono trasmessi dalle stesse al ministero; considerato che le regioni italiane in giallo sono la maggioranza; che le regione rosse sono poche, e le arancioni solo due:
Il sospetto è che le regioni gialle non abbiano trasmesso dati “congrui” e “puntuali”. E non sarebbe neanche colpa loro. E vi spiego perché. Ora vi riporto qui di seguito solo 2 dei 21 indicatori di rischio (i commenti…seguono). 
1. Numero di casi sintomatici notificati per mese in cui è indicata la data inizio dei sintomi, sul totale di casi sintomatici notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
2. Numero di casi notificati per mese con storia di ricovero in ospedale, in reparti diversi dalla terapia intensiva, in cui è indicata la data di ricovero, sul totale di casi con storia di ricovero in ospedale, in reparti diversi dalla terapia intensiva, notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.






Bene. Come potete intuire, solo per riportare queste 2 indicazioni di rischio in modo formale su di un report che poi verrà inserito nel sistema ministeriale, ci vuole un cospicuo numero di unità di personale amministrativo e/o sanitario, che molte strutture sanitarie non possiedono. Una follia.
Se consideriamo che le indicazioni di rischio sono 21: potete ben immaginare la mole di lavoro per redigere i report ed inserire gli stessi nel sistema. Ora, siccome le regioni non possono ammettere di avere fatto male i conti: la buttano in politica, dicendo che nel dare i colori alle regioni si sono fatti favoritismi. Nulla di più errato.
Dovrebbero solo fare mea culpa.

(Massimo Piccolo)

 

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