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Inserita in Un caffè con... il 22/03/2020 da Direttore

La norma a tutela dei magistrati onorari contenuta nel decreto legge "Cura Italia" non piace per nulla ai destinatari

La norma a tutela dei magistrati onorari contenuta nel decreto legge "Cura Italia" non piace per nulla ai destinatari: in un contesto come quello che stiamo vivendo, nel quale il mondo, in maniera del tutto inaspettata e improvvisa, si trova a combattere una pandemia che ha già mietuto migliaia di vittime e prodotto danni incalcolabili all’economia, la prima cosa che un Governo dovrebbe salvaguardare è la salute dei suoi cittadini.

L’esigenza è tanto più pressante per i magistrati onorari sol che si pensi che essi, a differenza dei magistrati togati, non sono considerati pubblici dipendenti e non hanno nessuna tutela, nessuna garanzia di continuità retributiva e nessun tipo di assistenza, al di là di quella di base che viene fornita a tutti, in quanto persone presenti sul territorio, dal Sistema Sanitario Nazionale.

Di conseguenza la somma di € 600,00 mensili per un massimo di 3 mesi, prevista quale contributo per i magistrati onorari, non può essere considerata né sufficiente né soddisfacente almeno per tre ordini di motivi:

è inferiore al reddito di cittadinanza, ed è quindi grandemente lesiva della dignità di professionisti di comprovata esperienza, ai quali è affidato il compito di amministrare la giustizia in nome del Popolo Italiano;
è di gran lunga inferiore alle richieste di tutte le associazioni e di tutte le proposte di DDL depositate in Parlamento. Se tali proposte fossero state quantomeno tenute in seria considerazione, il pagamento previsto nel periodo di sospensione si sarebbe attestato, in ogni caso, su un importo almeno doppio rispetto a quanto indicato nel “Cura Italia”. Va sottolineato, inoltre, che la retribuzione dei magistrati onorari (non è importante ora dibattere sulla sua configurabilità come stipendio, indennità o altro) è garantita da un capitolo di spesa che contiene già le somme necessarie al pagamento delle previste indennità: ad oggi, infatti, c´è un disegno di legge (il DDL n.S-1438/2019) che ha già ricevuto l’approvazione del MEF in punto di copertura finanziaria. Di conseguenza i fondi necessari per garantire ai magistrati onorari, in questo momento di emergenza, un contributo dignitoso sono già disponibili e stanziati per l’intero triennio 2020-2022;
l’incertezza circa le conseguenze pratiche di tale sussidio: è facilmente prevedibile che si creeranno dubbi interpretativi e applicativi in ordine alle attività (udienze, incombenze fuori udienza rientranti nei casi di legge o in qualche modo “consigliate” e “caldeggiate” dai capi degli uffici) svolte nel periodo di sospensione. Dovranno essere retribuite oppure no? Dovrà essere pagato soltanto il contributo sostitutivo? O dovrà essere corrisposta solamente la retribuzione inerente alle attività ordinarie?

Va ribadito, infatti, che il primo bene da tutelare è la salute, e che la “retribuzione di emergenza” nasce dalla necessità di garantire comunque i mezzi di sussistenza ai magistrati onorari che non potranno lavorare nel periodo di sospensione delle attività. Viste, però, le incertezze e la estrema esiguità della misura, i magistrati onorari potrebbero essere indotti a recarsi ugualmente in ufficio nonostante l’emergenza sanitaria in atto, o perché a ciò “invitati” dai propri Presidenti di sezione o di tribunale o per la stringente necessità di guadagnare qualcosa in più di 600 euro.

In proposito denunciamo la cattiva prassi di vari tribunali, ove i presidenti di sezione stanno chiedendo ai GOT di recarsi fisicamente in ufficio, a proprio rischio e spese, al fine di predisporre (a titolo totalmente gratuito) i decreti di rinvio dei processi sospesi d’ufficio o rientranti nelle ipotesi di cui all’art. 2 del dl 11/2020 (laddove, ai fini del rinvio, i GOT siano stati applicati per la celebrazione delle relative udienze, in sostituzione del giudice togato), rinvii che ben potrebbero essere comunicati per via telematica ovvero, nella seconda ipotesi, opportunamente disposti dal magistrato di carriera.

  Uscire di casa per recarsi in ufficio, vuol dire moltiplicare il rischio di esporsi al contagio e di diffonderlo. E per i magistrati onorari significa farlo senza poter fruire, in caso di contagio -persino se contratto per ragioni di servizio- di nessuna tutela.

   In questo momento di massima emergenza ci si sarebbe aspettato che la pervicace ostinazione nel voler ribadire che i magistrati onorari non sono dipendenti, non sono magistrati togati e non possono aspirare in alcun modo a ottenere qualsiasi forma di stabilizzazione avrebbe portato ad una conseguenza coerente con tali premesse e, cioè, quella di mettere in quarantena obbligatoria e cautelativa tali professionisti precari, sprovvisti di ogni forma di assistenza e guarentigia in caso di malattia propria e dei congiunti, con contestuale erogazione di una retribuzione/indennità/contributo adeguato, da finanziare non con denari sottratti ad altre categorie o comparti ma con denari già stanziati, destinati proprio ai magistrati onorari, e già disponibili sul relativo capitolo di spesa (capitolo n. 1362).

   Cosa che, con il “Cura Italia”, non è avvenuta.

  Ancora una volta, si è persa l’occasione per riconoscere dignità ad una categoria di lavoratori che presta la propria attività in favore dello Stato, e che nella presente situazione emergenziale si vede addirittura negare, ingiustificatamente, l’accesso ai fondi per essa già stanziati.

  In proposito rileviamo che con lettera del 22.2.2020 l’associazione AssoGOT aveva richiesto al Ministro della Giustizia:

-un reddito in caso di sospensione forzata delle attività degli uffici giudiziari, da parametrarsi per esempio a quello indicato nella proposta depositata in Parlamento (S1438/2019 art.1-1.2);

-un’adeguata tutela assistenziale in caso di malattia contratta nell’esercizio delle attività connesse all’incarico.

 Alla luce della drammatica evoluzione della crisi in atto, e delle condizioni sempre più precarie e difficili in cui versano i magistrati onorari, tali istanze non possono che essere ribadite con maggiore forza.

Pertanto si chiede che con misura da adottarsi con il decreto d’urgenza di prossima ed imminente emanazione, sia riconosciuto in favore dei magistrati onorari un contributo economico da parametrarsi -quanto meno- all’indennità annua prevista dal disegno di legge n.1438/2019, già presentato in Senato dal Ministro della Giustizia On.le Alfonso Bonafede di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, e già autorizzato dal MEF tramite la c.d. bollinatura, per un importo pertanto ascendente ad almeno €2.622,75,00 mensili lordi.

 

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