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Inserita in Cronaca il 27/03/2019 da Direttore

Lettere a Tito n. 240. Il FAI – Fondo Ambiente Italiano – e Badolato 1987-2019.

Lettere
Caro Tito, si è appena conclusa con vero e grande successo in tutta Italia la 27ma edizione delle “Giornate FAI di primavera” 2019 che sabato 23 e domenica 24 marzo hanno visto come protagonista, per la Calabria, il suggestivo borgo medievale di Badolato. Il quale, su ben 1.100 luoghi aperti al pubblico dalle Alpi alla Sicilia, ha avuto una visibilità nazionale quasi superiore a tutti gli altri nei mass-media e sui “social” proprio per le sue caratteristiche uniche ed originali! Lo stesso presidente nazionale del FAI, Andrea Carandini, lo ha bene evidenziato nelle sue interviste televisive … evento straordinario ed un grande onore! (Segui Rai TG3 Giorno di mercoledì 13 marzo 2019 ore 14,20 https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2112034225541400&id=117896070551515428).

Forse, per capire meglio come si è giunti a ciò, è utile seguire questo bel servizio giornalistico-televisivo (4 minuti) del 14 marzo 2012 di TRC Tele Calabria che riguarda la visita del FAI provinciaie di Catanzaro effettuata sette anni fa a Badolato borgo domenica 11 marzo 2012 (https://www.youtube.com/watch?v=lMMLxmmc4R0).

1- IL TOUR DELLE MERAVIGLIE

Sono ormai 27 anni (dal 1992) che il FAI (Fondo Ambiente Italiano) coinvolge le generazioni (in particolare i giovani) nel progetto di difesa e valorizzazione delle bellezze nazionali con una mobilitazione davvero unica nel panorama volontaristico delle associazioni che agiscono senza scopo di lucro. Inoltre, le manifestazioni del FAI sollecitano le comunità locali ad organizzarsi bene per evidenziare i propri gioielli, le proprie meraviglie. Ed, in effetti, di un “tour delle meraviglie” si tratta quando si realizzano le tanto meritorie “Giornate del FAI” , una per stagione.

E’ (questo del FAI) un paradigma che ho usato io stesso (quasi anticipandolo) domenica 7 giugno 1987 quando, per valorizzare maggiormente le bellezze di Badolato, ho avuto l’idea di realizzare, appunto, il “tour delle meraviglie” …. ovvero il giro delle numerose chiese del borgo … con la collaborazione di tutti coloro che (come e più di me) amavano questa millenaria culla di pietra delle nostre generazioni familiari. E, ovviamente, pur puntando sulle chiese, nel tragitto per raggiungerle camminando, abbiamo avuto l’occasione di descrivere altri edifici artistici e la stessa unicità topografica, urbanistica e storica di questo antico e compatto borgo. Ne scrivo diffusamente, più avanti, al paragrafo n. 16.

2- RAI NEWS 24

Anche chi, come me, resta lontano da tali luoghi per parecchi anni, ha avuto l’utile occasione di vedere in TV frequenti citazioni delle meraviglie di questo antico paese jonico, specialmente attraverso accurati servizi giornalistici, come quello televisivo realizzato dall’inviata Paola Marinozzi (in forza alla redazione centrale di Rai News 24) e trasmesso più volte dal 20 al 24 marzo 2019. Penso siano ancora visibili i 2 minuti e 30 secondi, dedicati al borgo, ricorrendo al seguente link: www.rainews.it/…/FAI-esempio-di-Badolato-come-ponte-tra-culture- 76a62ccd-e646-4cb0-a4fd-c3e8033da386.html.

Tale servizio è stato trasmesso numerose volte da RaiNews24 (in differenti fasce orarie) ma anche da altri programmi televisivi Rai a livello nazionale. Ed è stato seguìto molto pure sul web. Anche alcune emittenti televisive calabresi hanno dedicato al tema “Badolato come ponte tra culture” servizi specifici in occasione di tale importante evento promozionale-ambientalistico.

3- TGR CALABRIA DEL 22 MARZO 2019 ORE 19,30

Caro Tito, nel tardo pomeriggio di oggi, 24 marzo, qualcuno da Badolato mi ha telefonato per informarmi su alcuni particolari della bella manifestazione che ha visto unito tutto il popolo badolatese nel comune e lodevole sforzo di offrire il massimo possibile alle migliaia di persone che da ogni parte della Calabria sono giunte all’antico borgo nella due giornate del FAI. Qualcun altro mi ha inviato numerose foto e, a ben vedere le immagini dell’evento, si è lieti nel constatare un’atmosfera gioiosa e incantata. E’ stata davvero una manifestazione che ha portato curiosità, interesse, emozioni e persino allegria!

Da una famiglia amica, ho avuto pure il link del TG regionale RAI della Calabria, trasmesso dalle ore 19,30 di venerdì 22 marzo 2019, alla vigilia di una delle più preziose occasioni che sia mai capitata a Badolato borgo da 32 anni a questa parte. Tale servizio giornalistico-televisivo ricorda le più importanti tappe affrontate per cercare di salvare dal degrado e dallo spopolamento questo nostro meraviglioso paese jonico. (Vedi https://www.rainews.it/tgr/calabria/notiziari/video/2019/03/ContentItem-0b6b450d-b763-4ab8-a597-9b4182587ab7.html )

E’ stato così ricordato il primo “allarme” lanciato nel 1986 da un intellettuale del luogo e che ha preso la definizione di “Badolato paese in vendita”. Poi altra tappa fondamentale è del 27 dicembre 1997 quando centinaia di profughi curdi della nave Ararat furono bene accolti ed ospitati nel borgo diventato così il primo vero paese dell’accoglienza in Europa. Entrambi gli eventi del 1986 e del 1997 hanno reso assai noto Badolato in larga parte del mondo e numerose famiglie europee e qualcuna pure dagli USA (attratte da quel clamore mediatico) hanno acquistato casa, contribuendo a fare di Badolato un borgo plurilingue, solidale, multiculturale con tendenze assai intellettuali ed artistiche.

La terza tappa è costituita da una maggiore organizzazione locale, specialmente da parte delle più giovani generazioni, tanto da rendere il borgo una stabile e significativa attrattiva internazionale, che è poi la dimensione che in effetti merita. Grande ruolo ed importanza hanno avuto, oltre ai giornalisti, specialmente personaggi di fama internazionale con il loro diretto interessamento al significato del borgo come “paese solidale”. Oltre a innumerevoli articoli giornalistici, servizi televisivi, tesi di laurea e quanto altro, sono stati parecchi i film (lungometraggi, documentari, reportages, ecc.) realizzati su Badolato, tra cui il più famoso risulta essere “Il volo” del famoso regista tedesco Wim Wenders (datato 2010). Né bisogna trascurare il sempre proficuo “passaparola” che è una garanzia di sicura autenticità!

Dopo quasi 33 anni di varia notorietà multimediatica ed interpersonale da quel 7 ottobre 1986, a Badolato adesso si lavora proprio su tale dimensione di accoglienza internazionale umanitaria curando anche l’aspetto turistico-residenziale. In questo borgo millenario s’incontrano il Nord ricco e il Sud povero. Tale incontro rappresenta anche un “ponte tra culture”, che è stato il titolo preminente di queste due giornate FAI di primavera 2019.

4- LA MIA GRANDE SODDISFAZIONE PERSONALE

Sono sempre assai lieto nel vedere che il borgo, il popolo e il territorio di Badolato (cui ho dedicato tanti preziosissimi , strategici e amorevolissimi anni della mia giovinezza) vengano spesso inseriti in ampi circuiti nazionali ed esteri, ricavando quei benefici che avevo intuìto, preparato, spronato, sollecitato e previsto con il progetto-quadro-paradigma-prototipo di rinascita “Badolato paese in vendita” nel biennio 1986-88.

Ma sono ancora più lieto nel constatare che sempre più persone, in particolare giovani laureati, si stiano dedicando (con maggiori e migliori risultati nell’era di internet) alla valorizzazione dell’antico borgo che è stato la culla delle generazioni (anche familiari) che ci hanno preceduto. Ed anche io, ormai, mi considero “generazione precedente” a questa che sta operando adesso con eguale amore ma con più sofisticati ed utili mezzi di comunicazione e di fascinazione rispetto alla mia vicenda di quasi 33 anni fa, che pur ha sobillato mezzo mondo al problema dei borghi spopolati., svegliando dal torpore e dalla rassegnazione. Dopo il 7 ottobre 1986 il mio “allarme” sui paesi agonizzanti o fantasma fu definito giornalisticamente “provocazione”. … sminuendo la portata dell’appello che era semplicemente … “drammatico” se non addirittura “tragico” in alcuni casi! Urgente ed improcrastinabile, comunque!

 Ma, piano piano, anno dopo anno, dal quel 1986 , prima l’opinione pubblica nazionale (ma anche estera) e soltanto dopo le istituzioni pubbliche si sono sensibilizzate al problema dei borghi semi-spopolati o addirittura morenti, che in Europa e nel Mediterraneo venivano calcolati in oltre 12 mila (oggi sono circa 15mila), mentre le abitazioni rurali di pregio in decadenza o persino in rovina si aggiravano allora attorno ad una cifra sbalorditiva, ben 40 milioni di unità (secondo fonti euro-comunitarie). Una intera civiltà da difendere e valorizzare, quindi!

A me (che, sempre ovunque e comunque, cerco semplicemente e senza alcuna altra ambizione di fecondare il metro quadrato del mio deserto) è stato costantemente chiaro il fatto (basato sulla più antica saggezza delle generazioni precedenti) che un qualsiasi seme ha bisogno del suo tempo per germogliare, farsi adulto e dare i primi frutti. Cosicché, fin dal 1986 ero certo che la rinascita del borgo badolatese avrebbe dovuto avere il giusto tempo di maturazione (di solito dai 20 ai 30 anni) prima di dare i primi veri e significativi frutti.

5- IL SIGNIFICATO DELL’ALLARME DEL 1986

Perciò, con la vicenda del “paese in vendita” non mi aspettavo da sùbito grandi risultati (anche se i primi sono stati davvero molto incoraggianti) … risultati che, invece, stanno arrivando adesso, piano piano con la più estesa sensibilizzazione e il maggiore impegno degli stessi badolatesi (che era uno degli scopi principali del mio allarme del 1986) e anche dei calabresi i quali hanno questo antico gioiello da difendere e da valorizzare al massimo possibile (pure affinché ogni pietra del borgo possa trasformarsi in pane fisico e nutrimento spirituale).

Personalmente ho fatto, umilmente e al massimo possibile, soltanto la mia parte di cittadino responsabile, con grande slancio, con totale purezza e sommo amore … adesso tocca alle altre generazioni continuare i valori di quel primo allarme del “paese in vendita” lanciato agli stessi badolatesi e al resto del mondo!… Badolato resti, quindi, simbolo eccelso ed universale di incontro e di amicizia, nonché esempio di pace e di cooperazione!!!

Come vedi, caro Tito, ripeto spesso che quello mio del 7 ottobre 1986 era un “allarme” … un allarme come avrebbe potuto lanciare una qualsiasi sentinella badolatese dalla torre cavallara del monte Manna o dalla torre campanaria comunale ai tempi dei saraceni e degli altri pirati incursori sulle nostre coste nei mille anni che intercorrono dal 900 al 1900. Un allarme che è stato accolto e rilanciato in tutto il mondo dai giornalisti della Stampa Estera di Roma in un primo tempo e solo poi dalla Stampa italiana. Ovviamente ringrazio (tanto e di vero cuore, con riconoscenza e stima) entrambe le categorie, poiché senza di loro l’allarme sarebbe rimasto entro i confini regionali senza produrre effetti ed affetti!

Adesso, Badolato paese solidale accoglie gli eredi di quegli antichi saraceni e di quei pirati . Adesso, paradossalmente, sono loro che cercano rifugio, pace e benessere tra le nostre braccia! … E l’allarme lanciato nel 1986 non era per avere intravisto all’orizzonte i pirati o i saraceni ma per avere constatato il troppo spopolamento e persino lo sgretolamento fisico e sociale di un prezioso ed antico borgo. Che non meritava di morire, pure perché ha espresso arte, cultura e valori più che universali! Badolato borgo resta ancora una presenza preziosa!

Il “nemico”, questa volta nel 1986, non viene dal mare ma viene da Roma, da Milano, dallo Stato, persino dagli Euroburocrati di Bruxelles e dalla globalizzazione che predilige altri luoghi a scapito dei nostri che pur hanno retto alle incursioni piratesche per mille anni ma che, purtroppo, stanno cedendo al “fuoco amico” di uno Stato che, specialmente dal 1860 in poi, ci ha soltanto usati, spremuti e dissanguati a beneficio di altre regioni italiane, quelle del centro-nord come sicura attesta la Storia!

6- BADOLATO – QUESTIONE MERIDIONALE E GLOBALIZZAZIONE

Non si può capire lo spopolamento e l’abbandono di migliaia di borghi del nostro Sud in particolare se non si inquadra tale fenomeno prima nella cosiddetta “Questione Meridionale” e poi nella Globalizzazione. Infatti, la questione meridionale inizia nel 1860 con l’annessione del Meridione italiano al regno nordico dei Savoia, mentre possiamo datare l’inizio della globalizzazione a circa 40 anni fa, attorno agli anni Ottanta del 21° secolo appena trascorso.

L’abilità del popolo meridionale (e quindi anche badolatese) dovrebbe essere quella di utilizzare al meglio le pieghe offerte sia dalla questione meridionale e sia dalla globalizzazione. Sarebbe lungo qui descrivere tale abilità, ma chi mi legge può ben capire. … anche perché ho notato che sono stati proprio i mezzi di comunicazione della “globalizzazione” che hanno dato i primi utili risultati per la salvezza di Badolato fin dal 1986, principalmente con la benevolenza, l’attenzione e l’aiuto non soltanto della Stampa nazionale ed estera, ma di tantissime persone sensibili e generose che stanno rivitalizzando Badolato.

Adesso è grazie ai più sofisticati mezzi messi a disposizione dalla globalizzazione che è possibile avere a Badolato famiglie dell’estremo Nord Europa o dagli USA, mentre il rovescio della medaglia sono le migrazioni. Il grande Nord e il grande Sud si incontrano a Badolato che, così, viene riconosciuto (anche dalle Giornate del FAI 2019) come “PONTE TRA CULTURE” … status che, in verità, non è un’assoluta verità, poiché il borgo antico ha sempre avuto tale ruolo nel corso della Storia (ancor prima dei tempi omerici), pure per la sua vocazione umanistica-storico-geografica e una chiara e naturale posizione strategica tra Est ed Ovest, Nord e Sud, essendo una “terra di passaggio” come attesta il suo stesso nome Badolato derivante dal greco “Batus” (passaggio) “Latò” (largo – alto – comodo).

7- BADOLATO PAESE-CAPITALE DEI KATOJA

Caro Tito, in occasione di queste due gioiose “giornate FAI di primavera” alcuni mezzi di informazione, nei loro servizi giornalistici o descrittivi, hanno evidenziato la presenza e la cultura dei “Katoja” a Badolato borgo. Penso sia meglio distinguere con la -K- i Katoja di Badolato (pure pensando ad un eventuale marchio) per differenziarli da tutti gli altri! E, in effetti, queste cantine, messe sotto (katò) gli altri piani della classica casa verticale badolatese, hanno assunto tanti utili significati e funzioni, nel corso del tempo e delle usanze locali (pure in tante parti del nostro meridione).

Prima di tutto, nel “Katojo” le famiglie conservano (ancora) le provviste valide per il loro fabbisogno annuale (olio, vino, formaggi, salami, cereali, conserve dolci o salate, origano, aglio, cipolle, patate, frutta, peperoncino, ecc.). Poi, è il “luogo” dell’amicizia e dell’accoglienza, dove il capofamiglia era solito fare entrare, in modo privilegiato, i propri amici (specie quelli consueti, in visita o di passaggio) per condividere un pasto frugale benedetto dal buon vino tra una conversazione e l’altra.

Badolato, a mio parere (e lo ripeto da decenni), dovrebbe scegliere che originale ed inedita specializzazione assumere per significare nel panorama internazionale delle proposte sociali, economiche, culturali e turistiche. Il Katojo è una sua peculiarità antica quanto importante e resistente nel tempo. Ha tutte le caratteristiche per attrarre, poiché significa relax, cibo, musica, amicizia e quanto altro possa gratificare e”piacevolizzare” chi vi entra o soltanto si avvicina.

 Perciò, penso che Badolato possa caratterizzarsi principalmente come PAESE DEI KATOJA o addirittura CAPITALE DEI KATOJA …. Ovvero un sistema ben regolamentato da marchio, disciplinare e quanto altro possa dare garanzie di autenticità ed efficienza. Come “capitale” Badolato potrebbe assegnare le “stelle” di qualità ai vari locali, specialmente a quelli che sorgeranno anche al di fuori, negli altri paesi attorno oppure ovunque nel mondo, poiché può essere un’idea da esportare. LA REPUBBLICA DEI KATOJA può regolamentare gli associati e farsi garante verso la clientela per il rispetto dello statuto e degli obblighi di offerta, assegnando anche premi e riconoscimenti e “stelle” ai Katoja più meritevoli.

Inoltre, economicamente ciò può significare e deve significare la produzione e la distribuzione-rifornimento dei prodotti di qualità a tanti altri Katoja di una rete che potrebbe crescere al pari delle “pizzerie” nel resto d’Italia e del mondo. Ciò significa specializzazioni e posti di lavoro. Perché non tentare questa strada?… Ormai Badolato è già conosciuto e pubblicizzato come “Paese dei Katoja” di cui potrà benissimo diventare la prima e vera Capitale!

8 – L’ETICA DELLA CONDIVISIONE E DELLA PIACEVOLEZZA

Il Katojo è il simbolo dell’etica della condivisione e della piacevolezza, due cardini della civiltà contadina ed uno splendido emblema del Sud Italia o, in genere, dei popoli mediterranei. Badolato ne potrebbe diventare la “Capitale” con tutta una serie di iniziative atte a ripristinare usi e valori che la competizione sociale ha trascurato se non addirittura annullato. Nel futuro di Badolato vedrei benissimo almeno un annuale KATOJA FESTIVAL dove cibo contadino e cultura, amicizia ed accoglienza, canzoni e poesie, relax e salute, ecc. siano un mezzo per solidarizzare e preparare un futuro umanistico e più equilibrato per popoli e generazioni.

Nei miei ricordi (quando mio padre mi portava al borgo a far visita a parenti e ad amici negli anni Sessanta) il Katojo mi dava l’idea di un “Tempio” dove l’amicizia e il frugale pasto erano bisbigliati e assunti come una preghiera. Inoltre, percepivo quel luogo come la sede della “piacevolezza” … per quanto pacata, intima, serena e meravigliosa fosse l’atmosfera che vi regnava, in mezzo ad una molteplicità di odori e di profumi che, nell’insieme, davano al Katojo la sua speciale impronta tipica ed originale. Ineguagliabile nel panorama della qualità e del gusto.

Tradotto in termini attuali, il Katojo conserva ancora una funzione di intrattenimento piacevole, però con il rischio che possa trasformarsi più in un “pab” di tipo britannico oppure in una cantina anonima senza così mantenere e rappresentare il più possibile l’aspetto, l’atmosfera, la sostanza e il valore di un luogo della tradizione dai significati tipici della civiltà contadina.

Questo ed altri motivi dovrebbero spingere ad un discorso di difesa e di garanzia del “prodotto locale” … cosa che si potrebbe fare con un marchio ed un disciplinare simili ai prodotti e ai luoghi DOC – DOCG – DOP – IGP – IGT eccetera. Avranno i Katoja di Badolato (e, per esteso, tutti i Katoja tipici d’Italia) il marchio di autenticità e di garanzia, nonché le stelle (come gli hotels e i ristoranti) per indicare la qualità del luogo e dei prodotti?… Spero di sì! Prima possibile! Ne va dell’orgoglio e dell’onore della civiltà contadina cui questi luoghi si ispirano, nonché della bontà e garanzia del nostro turismo.

9- U PANA CONZATU – IL PANE CONDITO

Caro Tito, come ben sai, da qualche anno frequento il “Festival del Cous-Cous” a San Vito Lo Capo (Sicilia occidentale, in provincia di Trapani). Con mia sorpresa, ho trovato un prodotto di immenso successo che avevamo pure noi nei nostri paesi jonici ai tempi della nostra infanzia: “il pane condito” che in Sicilia conserva ancora il dialettale “Pani cunzatu”. Si tratta di un pane tradizionale (quasi integrale) farcito con ogni genere di verdure fresche o cotte (primo tra tutti pomodoro), formaggi, salami o tonno ma molto ben condito con vero olio extra-vergine di oliva e sale quanto basta. Le varianti sono numerose e tutte squisite, soprattutto perché l’olio d’oliva deve essere eccellente in quanto dal condimento dipende il successo di questo che viene ritenuto un “cibo di strada” …

Tale pane così farcito e condito era il pasto o la merenda della nostra infanzia, quasi tutti i giorni, mentre una volta alla settimana (quando le nostre mamme infornavano il pane) mangiavamo la pizza condita con il semplice olio oppure con olio, pomodoro, origano e sale. Una indimenticabile squisitezza. A San Vito Lo Capo il “pane conzato” va letteralmente a ruba e anche io lo uso poiché mi restituisce i sapori e le atmosfera nella nostra infanzia. Ma piace altresì anche ai turisti che non lo conoscevano. E’ il pasto più venduto! In assoluto!

Qualche ristoratore badolatese o qualche “katojaro” dovrebbe recarsi in Sicilia, specialmente a San Vito Lo Capo, per vedere ed assaggiare personalmente come e quanto tale prodotto possa essere riproposto pure sullo Jonio, poiché faceva parte integrante della nostra tradizione! Un altro prodotto che si usa abbondantemente in Sicilia e che faceva parte del nostro patrimonio gastronomico è il sesamo (a girgiolena). Ripristinare pure questo saporitissimo elemento può essere una delle tante carte vincenti per qualificare meglio la cucina badolatese.

10- BADOLATO – VINI DI SCOGLIO

Stesso discorso dovrebbe valere per il vino che si produce a Badolato nei suoi tre livelli (marina – collina – montagna). Sono decenni che invito a codificare i vini badolatesi con un marchio di garanzia e di qualità. Ad esempio, IL VINO DI SCOGLIO (denominazione che ancora non esiste) potrebbe essere il prodotto più distintivo e squisito di Badolato. Un prodotto di nicchia che può avere un proprio mercato, specialmente come punta di diamante proprio dei Katoja. Un VINO DOC, davvero!

11- L’OLIO DI BADOLATO

Il territorio badolatese si è sempre caratterizzato per la grande produzione di olio di qualità. Sebbene stanno sorgendo aziende specializzate nell’olio bio, non vedo una etichetta o un marchio tipico che ne esalti l’origine riconosciuta. Inoltre, attorno all’olio e al vino potrebbero essere realizzati eventi tipici dei circuiti nazionali o mediterranei … situazioni che rappresentano una grande attrattiva turistica e uno smercio consistente di prodotto in loco … proprio a km zero (come è in uso dire).

Dal novembre 1981 (cioè da quando ho svolto la mia prima attività di bibliotecario comunale incaricato) ho avanzato un’infinità di proposte e di idee per migliorare e caratterizzare il nostro territorio, inserendolo nei più ampi circuiti anche internazionali. Ma sono stato, in gran parte, ignorato quando non avversato. Il fatto che io sia stato ignorato non significa che il tema proposto non sia ancora e sempre valido. Ci vuole UN MARCHIO BADOLATO per tutti i prodotti, da quelli della terra a quelli dell’artigiano, della ristorazione e così via.

Nell’aprile 1974 (ben 45 anni fa) sostenevo (in una pubblica conferenza al Centro Culturale di Via Nazionale -Palazzo Staiano- in Badolato Marina, intitolata “81 enunciati sui maggiori problemi contemporanei”) che era necessario una ideale REPUBBLICA DI BADOLATO come “marketing territoriale” (diremmo oggi) come identità e auto sopravvivenza solidale.

12- BADOLATO 4 DIMENSIONI

Caro Tito, sicuramente le appena concluse due “Giornate FAI di primavera” sono state un vero grande successo per Badolato e per gli organizzatori interni ed esterni. Come prima esperienza, va bene il fatto che le attenzioni si siano concentrate essenzialmente sull’antico borgo, sul Convento francescano, sul Santuario della Sanità e sul Castello Barone Gallelli.

Spero, tuttavia, che in qualche prossima o remota occasione si organizzi un evento speciale in modo tale da far godere (in una stessa giornata) delle cosiddette meravigliose “4 dimensioni” (mare – collina – montagna – lago), le quali, enunciate nel 1982 con due appositi depliant turistici, non hanno trovato finora un’offerta turistica ben circostanziata ed eseguita.

13-BADOLATO DAY

Tra le tante mie proposte (più o meno fattibili) quella del “BADOLATO DAY” potrebbe essere e diventare un evento di punta. Tale progetto–proposta risale al giugno 2003, immediatamente dopo la conferenza stampa del 31 maggio 2003 che annunciava l’avvio ufficiale del “LANCIANO DAY” ovvero l’incontro di coloro che hanno cognome Lanciano nella città di Lanciano in Abruzzo, evento che si è svolto con un successo che ha superato molto largamente le attese (infatti ci aspettavano 60 partecipanti, ne sono giunti quasi 500).

Ebbene, il BADOLATO DAY (pure alla luce della bella esperienza appena conclusa delle Giornate FAI) potrebbe non soltanto chiamare a raccolta tutti coloro che hanno cognome Badolato (nel mondo dovrebbero essere circa 25mila, in gran parte diffusi nel Sud Italia, in particolare nel catanzarese e nel messinese) e farne dei turisti o degli ospiti affezionati e speciali … ma potrebbe essere realizzato pure come fine-settimana dedicato, di volta in volta, ai singoli aspetti tematici e caratteristici del territorio, della cultura, dell’enogastronomia, delle tradizioni e dei prodotti locali.

Ad esempio, un BADOLATO DAY potrebbe essere realizzato per la Pasqua … quindi un BADOLATO DAY PASQUALE … NATALIZIO, GASTRONOMICO, RELIGIOSO, NAUTICO, MONTANO, FLUVIALE, FRUTTUOSO, CARNASCIALESCO, FLOREALE, DIALETTALE, CANORO, ITTICO e così via (basta sfogliare un vocabolario o fare un inventario delle risorse umane e territoriali). I fine settimana sono 52 nell’anno. Se ne potrebbero realizzare almeno almeno 45 week-end … 45 BADOLATO DAY all’anno!

Utile sarebbe abbinare al BADOLATO DAY un termine su cui concentrare una manifestazione, come ad esempio: BADOLATO DAY SALUTE, BADOLATO DAY LIBRI, BADOLATO DAY SCUOLA, BADOLATO DAY STAMPA, BADOLATO DAY UNIVERSITA’, BADOLATO DAY TRASPORTI, BADOLATO DAY WEB, BADOLATO DAY TURISMO, BADOLATO DAY FUNGHI, BADOLATO DAY TARTUFI, BADOLATO DAY TERME e così via per trattare temi di progresso e di organizzazione nel territorio. rendendo questo paese capitale interzonale di economia, dibattito e lungimiranza.

Confezionare uno slogan (magari frutto di un concorso di idee), per definire più efficacemente Badolato, potrebbe essere un’ottima operazione di marketing territoriale. Ad esempio, “Badolato borgo delle meraviglie” … “Badolato, borgo della bellezza” … “Badolato, borgo silente” … “Badolato buen retiro” (come giustamente sostiene il dottore Guerino Nisticò, uno di quei giovani laureati che lavora alacremente per valorizzare il borgo ed il suo territorio)…

14- SAPER VENDERE PERSINO IL SILENZIO

Caro Tito, IL SILENZIO è una grande risorsa di cui non ci rendiamo sufficientemente conto di quanto possa essere importante pure come attrazione turistica e residenziale di qualità e quindi … “vendibile” quantunque sia un bene immateriale. Tanti anni fa se ne era resa conto Anna Giannuzzi (pugliese di Genova e già speciale neo-badolatese), la quale aveva avanzato la proposta di realizzare nel borgo e disseminate in luoghi strategici del territorio rurale e boschivo le cosiddette “Case del Sonno” dove gli stressati e gli skizzati dalle metropoli potrebbero ricrearsi e tornare ad essere in forma smagliante.

 Come e quanto il SILENZIO possa essere prezioso ed utile non soltanto per il riposo e la salute ma per altre utili attività umane (come, ad esempio, la scrittura, l’arte, l’amore, le meditazioni, ecc.) è descritto dalla nostra simpatica, gentile e sensibile collega giornalista Annarosa Macrì (assai attiva nella redazione Rai di Cosenza), la quale ha sempre avuto un particolare amore ed occhio di riguardo per il borgo di Badolato. Puoi trovare tale testo come “Quarta Lettura Parallela” alla fine di questa lunga ma appassionata Lettera n. 240 (al paragrafo 41).

15- IL CAMMINO DELLA BELLEZZA PORTA DRITTO A BADOLATO BORGO.

Caro Tito, queste due belle, intense, emozionanti, memorabili e splendenti (anche climaticamente) “Giornate di primavera” (23-24 marzo 2019) del FAI mi ricordano una analoga sebbene differente iniziativa promossa da Legambiente e realizzata in tutta Italia domenica 7 giugno 1987. Consisteva nel visitare territori naturalistici, opere d’arte e tutto ciò che avrebbe acuito la fantasia per realizzare foto significative ed emblematiche del nostro patrimonio culturale nazionale. L’iniziativa era infatti denominata “Click l’ambiente” e fu tanto pubblicizzata e molto seguita.in tutta Italia. La realizzai pure io a Badolato, per valorizzare il borgo, che era ancora nel pieno clamore della vicenda pure mediatica del “paese in vendita”. Ed anche per questo l’iniziativa badolatese ebbe particolare successo.

Leggendo il prossimo paragrafo n. 16, puoi notare come l’ho ricordata nella “Lettera a Tito n. 183” descrivendo programma e protagonisti di un’altra bella iniziativa realizzata a Badolato borgo più recentemente, il 2 giugno 2017 … la quattordicesima edizione della “Festa dei piccoli comuni – Voler bene all’Italia” promossa da Legambiente e realizzata all’antico borgo dai giovani più attivi delle associazioni locali. Ed ecco al seguente paragrafo n. 16 cosa scrivevo il 31 maggio 2017 nella prima parte della “Lettera n. 183” (https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-183-il-2-giugno-il-cammino-della-bellezza-poprta-dritto-a-badolato-borgo/).

16- DOMENICA 7 GIUGNO 1987 – IL GIRO DELLE CHIESE DI BADOLATO BORGO

Inizio passo tratto dalla lettera n. 183 = La prima cosa è che dal 2 al 4 giugno avrà luogo la quattordicesima edizione della “Festa dei piccoli comuni – Voler bene all’Italia” promossa da Legambiente. In migliaia di piccoli paesi verranno realizzate un’infinità di manifestazioni (specialmente culturali, turistiche, artistiche, spettacolari, eno-grastronomiche, ecc.) tendenti a promuovere e valorizzare (a volte, pure a scoprire) le realtà evidenti o nascoste della nostra cosiddetta “Piccola Italia” che riserva sempre sorprese preziose e memorabili..

Giusto 30 anni fa (domenica 7 giugno 1987), con il patrocinio del quotidiano cattolico nazionale “Avvenire” e la collaborazione della Parrocchia di Badolato Superiore, ho organizzato (a spese mie, forse è superfluo dirlo ormai) la “Visita delle chiese del borgo di Badolato” con una guida generosa e speciale, quale è stato il sensibile e compianto sacerdote don Vincenzino Gallelli (parroco del borgo e anche rettore del Santuario della Madonna della Sanità di Badolato) innamorato come me e come tanti del nostro paese natìo.

I partecipanti furono tantissimi, al di là delle previsioni e delle aspettative, non soltanto per la enorme pubblicità data all’evento dai mass-media di allora, ma anche perché ero riuscito a fare inserire tale manifestazione nel contesto e nel circuito nazionale “Click l’ambiente” promosso da Legambiente (assieme ad altri organismi di difesa e valorizzazione culturale e ambientale) per cui pure l’iniziativa di Badolato era stata riportata da tutti i giornali italiani. Gli intervenuti (provenienti anche da altre zone della Calabria) erano attorno a duecento. Per molti di loro, la visita alle chiese rappresentava pure un’utile occasione per togliersi la curiosità di conoscere di persona il borgo che da oltre 8 mesi era ormai alla continua ribalta nazionale sia televisiva che della stampa cartacea.

E’ stata per tutti un’esperienza memorabile che ha suscitato così tanto entusiasmo da contribuire a far rinascere in parecchi badolatesi l’amore per il proprio borgo antico e, in particolare, per le 13 chiese più antiche, artistiche e storiche. In quell’occasione ho chiesto alla Congrega dell’Immacolata di stampare una cartolina con la dicitura “Badolato paese d’arte” … poiché tale è sempre stato e continua ad essere il borgo. La Congrega realizzò una bella cartolina con quella dicitura mai usata fino ad allora per Badolato.

E, come “paese d’arte”, ho cercato di farlo inserire (qualche settimana dopo) nel circuito nazionale delle “Città d’Arte” ma purtroppo invano, dal momento che Amministrazione comunale comunista in carica mi aveva dato il “ben servito” (cioè non mi aveva rinnovato il contratto di Bibliotecario incaricato, scaduto proprio il 31 maggio 1987). Ma, nonostante tale “licenziamento”, ho continuato a preoccuparmi della vicenda del “paese in vendita” che riscuoteva ancora tantissimo successo, specialmente nei mass-media internazionali. (https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-183-il-2-giugno-il-cammino-della-bellezza-poprta-dritto-a-badolato-borgo/). = Fine passo, tratto dalla Lettera n. 183.

N.B. – Soltanto per un motivo di completezza, voglio qui ricordare che ho riportato il logo di “Click l’ambiente” sulla copertina della musicassetta “Badolato paese in vendita” (prodotta a mie spese nel luglio 1987), contenente alcune canzoni di Claudio Sambiase (cantautore calabrese , nato a Zagarise nel 1949 e residente a Milano), tra cui una canzone dedicata a Badolato, una agli emigrati badolatesi a Wetzikon e una ai nostri emigrati in Argentina.

17- TRASMISSIONE TV RAI “CORDIALMENTE” (07 GENNAIO 1987)

Sarà bene che le “Teche RAI” non smarriscano o non facciano rovinare la lunga registrazione della trasmissione TV di Rai 2 “Cordialmente” di mercoledì mattina 07 gennaio 1987 condotta dalla giornalista Enza Sampò (Torino 1939) in Rai dal 1957 (la ricordo fin dai tempi della mia infanzia nei programmi pomeridiani per bambini e ragazzi). Questa trasmissione fu una delle prime importanti trasmissioni televisive nazionali su Badolato nel biennio 1986-88 (oltre 40 passaggi di RAI e di altre TV italiane ed estere).

Perché – dirai caro Tito – la RAI non dovrebbe distruggere tale registrazione TV?… Per il semplice fatto – rispondo – che è un eloquente documento-testimonianza di come e quanto a livello istituzionale e culturale italiano il tema-problema dei borghi spopolati fosse ancora quasi del tutto inesistente!

18- IL FAI DI ITALO INSOLERA URBANISTA

A partecipare in studio a Roma e in diretta TV a quella trasmissione nazionale, fummo invitati il sindaco di Badolato, Ernesto Menniti, l’assessore ai Lavori Pubblici del Comune, ing. Antonio Cunsolo ed io, in qualità di Bibliotecario comunale e autore del progetto-appello di riscossa e valorizzazione di “Badolato paese in vendita in Calabria”.

In quel salotto televisivo mattutino (che risultò essere poi un Colosseo pieno di bestie feroci intenzionate a sbranarci perché avevamo messo (scandalosamente) addirittura un “paese in vendita” (come proverebbe la registrazione-video-sonora), furono invitate in studio altre persone, tra cui uno dei più noti architetti ed urbanisti italiani, Italo Insolera (Torino 1929 – Roma 2012). Questi era dichiaratamente presente come rappresentante del FAI (Fondo Ambiente Italiano), associazione fondata nel 1975 ed operante in tutta Italia con tale forza di persone e di mezzi, tanto da far rabbrividire altre entità ambientalistiche e culturali.

L’arch. Insolera (forse perché urbanista tra i più importanti d’Italia) mi sembrò inadatto per il tema di quella trasmissione TV sui paesi spopolati da rivitalizzare. Ed era visibile il suo disagio. Si limitò a dire qualcosa di poco comprensibile (come può confermare l’eventuale registrazione della trasmissione). Certamente non dette allora alcun contributo né come architetto né come FAI., dimostrando di non essere entrato bene nel tema di quel giorno.

19- IL FAI E BADOLATO 1987 – 2019

Perciò, adesso, con la presenza del FAI nel 2019 a Badolato, sono assai lieto che (nonostante la troppo lunga distanza di ben 32 anni da quella trasmissione TV nazionale del 1987 in cui era presente proprio un alto dirigente del FAI nella persona di Italo Insolera) una così grande associazione italiana per l’ambiente “scopra” (meglio tardi che mai) il nostro antico borgo e lo elegga per il 2019 a gioiello e a rappresentanza socio-culturale della Calabria! Eppure sono passate ben 26 edizioni delle “Giornate FAI” essendo questa la 27ma!… Come mai se ne sono accorti dopo 26 anni? … eppure Badolato adesso è ritenuto un “borgo di eccellenza” almeno per la Calabria, come dichiara i seguente passo del comunicato stampa di presentazione dell’evento 2019.

Quest’anno i volontari FAI apriranno in tutta Italia 1.100 luoghi straordinari. La Delegazione FAI di Catanzaro ha scelto per questa edizione l’antico borgo di Badolato Superiore. Badolato, che rappresenta uno dei borghi di eccellenza della Regione Calabria, conserva ancora intatta la struttura urbanistica medievale costituita da suggestivi vicoli stretti e tortuosi che si intersecano tra le case l’una a ridosso dell’altra. Crocevia di popoli e di culture, con le sue antiche Chiese e le sue Confraternite Religiose ultrasecolari, i suoi palazzi storici e le tantissime tradizioni popolari culturali, religiose ed eno-gastronomiche, è diventato in questi ultimi anni una meta turistica internazionale, una sorta di “destinazione umana interculturale”, tanto da essere riconosciuto come il “Borgo degli artisti e degli stranieri”. ==

Grazie, quindi, al FAI regionale calabrese e a tutti coloro che si sono interessati ed hanno lavorato per dare visibilità e maggiore significato a Badolato che resta ancora (dopo quasi 33 anni dalla partenza del “paese in vendita”) il primo prototipo dei borghi europei in grande sofferenza demografica e socio-economica che si è dato visibilità, diventando un testimone ed un difensore storico dell’abbandono dei territori e delle periferie nazionali ed euro-mediterranee a beneficio delle città e delle metropoli.

20- LE CITTA’ SCOPPIANO E I PAESI MUOIONO – URGE RIEQUILIBRIO !

E, mentre le città e le metropoli scoppiano, i piccoli paesi muoiono!.. E’, quindi, urgente lavorare per il riequilibrio dei territori e delle genti. Badolato, perciò, è un paese ipersensibile e “rivoluzionario” (come lo è sempre stato nella sua esistenza) poiché dal 1986 è stato il primo a protestare così tanto clamorosamente per la sua innaturale condizione di spopolamento ed abbandono pure da parte delle Istituzioni, rivendicando attenzioni ed interventi adeguati di rivitalizzazione, di ruolo e di significato!

L’operazione del “paese in vendita” così come espresso veementemente da Badolato è stato un gesto di ribellione e di dignità! Forse pure per questo è stata contrastata così tanto da ostacolare il progetto e così tanto da produrre persino il mio esilio (come succede spesso nelle “rivoluzioni” o “rivolte” – “ribellioni” – scioperi o semplici “proteste”). Qualcuno deve pagare e avere il ruolo di “capro espiatorio” dietro cui nascondere l’indolenza delle istituzioni o di un’intera comunità. Questa è la vita, questa è la società, questa è la Storia, caro Tito!

 Tra l’altro, come accade ad altre rivolte o rivoluzioni, il Potere sa bene come trasformare e depotenziare in “folklore” o addirittura in “spettacolo” persino i drammi più grandi (minimizza addirittura le guerre e altre tragedie, facendole sembrare un gioco!). Speriamo, perciò, che tutte queste pur lodevolissime iniziative non cadano nel “folklore” ma possano contenere e portare avanti le giuste rivendicazioni di normale vivibilità nei territori dimenticati o addirittura divenuti “invisibili”. Vanno bene (anzi, benissimo) le vetrine mediatiche, ma poi ci deve essere più concretezza e sostanza di risultati risolutivi e decisivi!

Badolato, quindi, lotta anche per quei paesi che non hanno la possibilità di rendersi visibili e di protestare adeguatamente per almeno sopravvivere o vivere nel miglior modo possibile e con dignità. Badolato, fin dal 1986, rappresenta tutti i paesi spopolati e la marcia del 7 ottobre 2011 pomeriggio (Badolato Marina – Badolato Borgo) è stata realizzata per Badolato e per tutti gli altri paesi spopolati!… Una visione etica superiore che spesso è, purtroppo, dimenticata!

Il FAI – Fondo Ambiente Italiano a Badolato rappresenta così anche la “vendetta” del tempo e del fatto che, lavorando sempre con passione ed onestà, i risultati arrivano persino a distanza di troppi decenni! Badolato, così tanto maltrattato del biennio 1986-88, adesso si sta prendendo le sue naturali rivincite. Persino su quegli stessi badolatesi che, nei primi tempi, hanno osteggiato l’operazione e l’originale metodo di rinascita “Badolato paese in vendita”!

21- GLI EMIGRATI BADOLATESI DI WETZIKON (SVIZZERA)

Nel 1982, in qualità di bibliotecario comunale incaricato, mi sono interessato molto perché si realizzasse un gemellaggio tra Badolato e Wetzikon (la cittadina svizzera, nel cantone di Zurigo dove fin dal 1957 sono giunti per lavorare gran parte dei badolatesi e centinaia di famiglie sono rimaste a viverci per sempre). A quel tempo ho chiesto aiuto persino all’artista dottore Giovanni Ermocida (che allora era influente in Vaticano, nonché cittadino svizzero ma di nascita badolatese). Per costui la cosa era sicuramente possibile, ma poi mi disse che, appurate come stavano talune cose, c’era qualcuno che non voleva tale gemellaggio. Pure per tale aspetto, sono stato enormemente lieto che, poi, nel 2009 il gemellaggio si sia realizzato in modo soddisfacente e che poi sia stato ravvivato maggiormente tra i due Comuni nel 2017.

Ti dicevo, caro Tito, che quella mattina del 07 gennaio 1987, lo studio televisivo di Rai Due “Cordialmente” fu come un massacro da antico “Colosseo” per il sindaco, per l’assessore e per me. Fu un vero e proprio agguato! Non soltanto ci vennero aizzati contro il sottosegretario Galasso e l’arch. Insolera del FAI, ma anche altri personaggi presenti e, soprattutto, alcuni nostri emigrati a Wetzikon in Svizzera!

22- L’AGGUATO TV

In pratica, mentre eravamo in studio e la trasmissione era in diretta, è stato mandato in onda (a sorpresa) un servizio realizzato proprio a Wetzikon da una giornalista inviata di “Cordialmente”. In tale servizio, con nostro grande stupore, c’erano i nostri emigrati molto inferociti contro la vicenda del “paese in vendita”. Eppure tutti i nostri emigrati (soprattutto questi di Wetzikon) erano stati precedentemente avvisati a riguardo sul trasparente comportamento dell’Amministrazione comunale.

L’iniziativa del “paese in vendita” non era affatto un segreto per gli emigrati badolatesi poiché, tra l’altro, 50 giorni prima (nel novembre 1986), Pino Nano (giornalista Rai della sede regionale calabrese di Cosenza) aveva realizzato e fatto passare pure nei Telegiornali nazionali delle tre reti RAI un servizio proprio su “Badolato paese in vendita”. Voglio ricordare che nel 1986 quasi tutti gli emigrati italiani in Svizzera (quindi pure i badolatesi) ricevevano in casa, via cavo, anche le trasmissioni TV di Rai Uno.

Inoltre, il 29 dicembre 1986 (9 giorni prima della trasmissione “Cordialmente”) c’era stata una pubblica assemblea popolare che aveva deciso di proseguire con l’iniziativa del “paese in vendita” e ciò era stato riportato con grande rilievo da tutti i quotidiani italiani e da qualche giornale estero, pure in Svizzera. A parte le consuete e quasi giornaliere comunicazioni tra persone e famiglie su una così rilevante novità del “paese in vendita” (risalente al 7 ottobre 1986), gli emigrati badolatesi a Wetzikon non potevano non sapere (come mi ha più volte testimoniato e confermato l’allora loro presidente FARCEW Giuseppe Gallelli – Due).

La malafede e la manipolazione della redazione giornalistica RAI di “Cordialmente” ci è stata poi rivelata da quegli stessi emigrati che si erano mostrati inferociti in quel truccato servizio televisivo realizzato a Wetzikon con alcuni nostri emigrati badolatesi., qualche giorno prima della messa in onda nella trasmissione del 7 gennaio 1987. Tuttavia, manipolazioni della verità e induzione a dire cose false e tendenziose ho poi verificato direttamente io stesso per altre trasmissioni televisive della Rai (tra cui quella di “Bellitalia” della primavera 1987 sempre sulla vicenda di Badolato in vendita), quando i giornalisti cercavano di suggerire ciò che bisognava dire o non dire! Evidentemente un “paese in vendita” e spopolato risultava troppo scomodo i perbenisti degli opulenti anni Ottanta (specie all’epoca di Bettino Craxi).

Insomma, subdolamente alcuni giornalisti inducevano le persone intervistate a dire addirittura il contrario di ciò che pensavano e persino sui fatti accaduti. E quindi di pubblico dominio!… Salvo eccezioni, aizzare le persone a dire male del “paese in vendita” è stato un cattivo uso del microfono e della telecamera da parte di giornalisti poco onesti e poco rispettosi delle persone e del paese. E’ risaputo … taluni giornalisti e talune trasmissioni TV cercano sensazionalismi o addirittura scandalo pur di ottenere maggiori ascolti!… Ma qui non era solo problema di ascolti ma di non far passare il messaggio che in Italia e in Europa c’erano migliaia di paesi, di cittadine e di borghi antichi che si stavano spopolando così tanto da agonizzare! Comandava “Milano da bere” e niente doveva dare fastidio a questa immagine luccicante dell’Italia. La vicenda di “Badolato paese in vendita” del 1986 quasi che ha anticipato l’inchiesta di “Mani pulite” che ha scoperchiato quella “Italia Paese in vendita” ovvero l’Italia ufficiale, partitica e governativa …. quella della corruzione diffusa! E oggi possiamo ben dire che pure la corruzione diffusa spopola ed uccide i nostri borghi!

Da che mondo è mondo i poveri e i problemi che li riguardano devono restare silenti ed invisibili!… Lo si nota ancora adesso come e quanto dia fastidio il fatto che in Italia ci siano 5 milioni di poveri assoluti e come diano fastidio gli immigrati di cui non bisogna più parlare! Così, paradossalmente, Badolato è stata protagonista di due eventi ben coerenti tra loro: un borgo povero e spopolato che muore e che quindi si mette in vendita per salvarsi da una parte e dall’altra lo stesso borgo povero e decadente che accoglie i poveri e i perseguitati della globalizzazione, quegli extra-comunitari, quei migranti che danno ancora e sempre fastidio!

Tutta questa malafede “istituzionale” (poiché la Rai è una TV pubblica, quindi istituzionale, con maggiori responsabilità sociali) e tutti questi tentativi di manipolazione giornalistica stanno a significare che, se non il Potere in auge in quel periodo, almeno la mentalità e la cultura ufficiale non voleva che si parlasse di paesi spopolati e di borghi in vendita. Cosa che adesso, dopo alcuni decenni da quella iniziativa badolatese del 1986, è prassi non soltanto normale ma addirittura ricercata (sebbene come folklore o come cronaca nera)! Eh sì, i precursori e i difensori dei poveri hanno sempre avuto vita molto dura!

23- IL SOTTOSEGRETARIO E MERIDIONALISTA GIUSEPPE GALASSO

Nella medesima trasmissione “Cordialmente” (in diretta TV – Rai Due del 7 gennaio 1987 mattina) collegato per telefono, tuonò contro il sindaco Menniti l’allora sottosegretario ai beni culturali (nel secondo Governo Craxi), nonché grande storico e meridionalista Giuseppe Galasso (Napoli 19 novembre 1929 – Pozzuoli 12 febbraio 2018).

Dopo il moderato e conciliante intervento del sindaco Menniti che cercava di spiegare pacatamente al sottosegretario la bontà dell’operazione “paese in vendita” … sono intervenuto molto duramente io, ingaggiando una forte polemica con tale sottosegretario che sapevo pure grande meridionalista e storico, contestandogli il fatto che sono stati proprio e soprattutto i governi centristi (spesso appoggiati pure da lui personalmente che era del Partito repubblicano) a condannare all’estinzione il nostro Sud e, quindi, tutti i paesi come Badolato. Inoltre – ho evidenziato – un meridionalista come lui avrebbe dovuto sapere in che condizione versavano i nostri paesi svuotati dall’emigrazione e senza alcun vero servizio di supporto.

Sono stato assai energico ma dignitoso in quel mio intervento che temevamo (io e l’intera Amministrazione comunale) qualche rappresaglia da parte di quel sottosegretario napoletano. Apparentemente non ci fu alcuna ritorsione, però, il mio licenziamento (da lì a quattro mesi, a fine maggio 1987) non mi fa ben pensare ancora oggi. Sulle accuse di sistema politico-intellettuale al sottosegretario, oggi i fatti mi danno purtroppo ragione. Anzi, il sottosegretario stesso mi ha dato indirettamente ragione, a distanza di 31 anni con l’ultimo suo articolo scritto nel febbraio 2018 proprio poche ore prima di morire. Quasi un ripensamento e un conseguente testamento morale!…

In effetti, oggi posso ben dire di avere avuto soddisfazione anche da tale personaggio che in quella occasione TV si dimostrò assai arrogante ed ingiusto verso noi badolatesi e il nostro grido di allarme per i borghi morenti. In cosa consiste questa mia soddisfazione (seppure troppo amara)?… Proprio in quell’ultimo articolo scritto da Giuseppe Galasso qualche ora prima di morire.

Infatti tale articolo è stato pubblicato il 09 febbraio 2018 alle ore 09,12, addirittura come “editoriale” nell’edizione internet del “Corriere del Mezzogiorno” (appendice del “Corriere della Sera” di Milano, il più importante quotidiano nazionale). Il titolo?… “Il Meridione rischia di “sparire”” … e il suo contenuto mi rende giustizia e verità per quella mia tesi espressa il 7 gennaio 1987 sul “paese in vendita” ovvero sui paesi che spariscono … proprio come adesso rischia di sparire persino l’intero Sud Italia! Puoi leggere più avanti tale articolo-testamento di Giuseppe Galasso come “Prima Lettura Parallela” (paragrafo n. 38).

24- RIPRENDERE DALLA n. 37 LE LETTERE SU BADOLATO

Caro Tito, spero di riprendere (entro l’anno 2019, se avrò vita e salute e se riuscirò a concludere positivamente alcuni stringenti impegni in corso) la scrittura delle “Lettere su Badolato” ancora ferme alla n. 36 (capitolo 33) e al 5 ottobre 2017, data di ultima pubblicazione sul tuo sito www.costajonicaweb.it e su www.soveratoweb.com (che ringrazio sempre per la gentile disponibilità e la generosa attenzione).

Riprendendo a narrare le vicende badolatesi dal dicembre 1975, conto di giungere presto al cuore del mio rendiconto sul “paese in vendita” che da mia personale è diventata esperienza sociale non soltanto per noi calabresi, espandendosi a macchia di leopardo come simbolo di quella “Italia in vendita” che ricorre sempre più spesso in appositi libri o inchieste giornalistiche … persino in alcune iniziative dello stesso FAI che ci mostrano come e quanto stia versando in un indegno degrado buona parte dei beni culturali e paesaggistici del territorio italiano in forte decadenza o alla mercé di speculatori nazionali ed esteri. E tutto ciò pur in presenza di un illuminato mecenatismo che fa onore non soltanto all’Italia ma anche all’universo mondo, trattandosi di patrimonio materiale ed immateriale dell’Umanità!

25- BADOLATO IN VENDITA E’ UN BENE COMUNE DA VALORIZZARE

Così (riprendendo la scrittura delle “Lettere su Badolato”) avrai modo di apprendere tanti altri fatti, commenti e curiosità sulla vicenda ed il significato del “paese in vendita” prima che le nuove generazioni ne seppelliscano definitivamente la memoria e la storia vissuta di tale mia impresa socio-culturale, divenuta, poi, nel tempo, orgogliosa impresa e vanto di gran parte dei cittadini badolatesi. I quali, almeno fino al 07 ottobre 2011 (giorno della “Marcia dei paesi spopolati e del 25° anniversario del “primo allarme”), hanno capito che l’idea del “paese in vendita” ormai è un bene ed un valore comune (non soltanto badolatese) poiché è “patrimonio socio-culturale” e “pretesto di lotta” pure per altri paesi spopolati (italiani ed esteri) come ancora ci informano le cronache.

In pratica, pure per i paesi spopolati potrebbero valere i proverbi “Fare di necessità virtù” – “Il bisogno ci indica la strada” – “La necessità è la madre delle arti” – “L’urgenza aguzza l’ingegno” – “Necessity is the mother of invention” (La necessità è la madre delle soluzioni). Ma potrebbe essere utile pure la più italianamente e valida “arte di arrangiarsi” per vivere o sopravvivere!

26- BADOLATO CAPITALE DEI PAESI SPOPOLATI

Comunque sia, quella dei paesi spopolati è una realtà fin troppo diffusa e grave per non correre ai ripari con o senza un progetto o un programma istituzionale di interventi. Ho sempre detto, fin dal 1986, che Badolato avrebbe potuto e potrebbe ancora essere la “Capitale dei borghi spopolati” a livello non soltanto italiano ma internazionale e, quindi, diventare un esempio da valorizzare al massimo possibile. Un’opportunità anche di lavoro!

Non dimentichiamo che (immediatamente dopo l’esplosiva notizia del “paese in vendita”) sono venuti a Badolato sindaci o assessori e persino intere giunte (come quella del Comune di Casalattico, in provincia di Frosinone, proprio nel gennaio 1987) per chiederci come fare o come abbiamo fatto allo scopo di agire pure loro contro lo spopolamento dei propri paesi.

27- LA RAPPRESENTANZA NELLE ISTITUZIONI DAI COMUNI A STRASBURGO

Caro Tito, proprio giorno 8 gennaio 1987 (immediatamente dopo il ritorno da Roma, dalla trasmissione di Rai Due “Cordialmente”) ho chiesto (agli Amministratori di Badolato e all’allora Segretario del Partito Comunista che governava il Comune fin dal 1946) di valutare la possibilità (in accordo con la Federazione PCI di Catanzaro) di fare eleggere al Parlamento Europeo di Strasburgo nell’imminente 1989 almeno un deputato che si occupasse molto attivamente e prevalentemente di “paesi spopolati” (specialmente nelle aree interne del Paese) dalle Alpi alla Sicilia e alla Sardegna. Ah, mi avessero ascoltato!…

E’ ampiamente risaputo che senza rappresentanti dentro le Istituzioni e senza forza contrattuale (politica o elettorale) è quasi impossibile portare a casa dei risultati utili alle necessità. Da quella volta e ancora oggi, cerco persone che si impegnino per arrivare nel cuore delle istituzioni, in particolare a Strasburgo, proprio per portare avanti le problematiche delle migliaia di paesi spopolati o in via di estinzione. Senza una diffusa e forte rappresentanza, questi paesi andranno in rovina, pietra dopo pietra! Ed è la definitiva perdita di una civiltà! Purtroppo fino ad oggi sono rimasto inascoltato!

28– IL “METODO BADOLATO” COME SFIDA ALLA GLOBALIZZAZIONE

Infatti, il paradigma del “paese in vendita” (1986-88) e del “paese solidale” (1997-2002) o (come dicono altri) del “metodo Badolato” non basta da solo a risolvere adeguatamente i problemi dei borghi spopolati. Ci vuole una rappresentanza politico-amministrativa forte e decisa a risolvere quello che è, appunto, un problema di dignità e di civiltà.

Infatti, il “metodo Badolato” (limitatamente al “paese in vendita”) è stato usato più volte (in Italia e all’estero) dal 1986 in poi da parecchi piccoli paesi (e persino da cittadine come Salemi – TP e Sambuca di Sicilia – AG) per cercare di sopravvivere e rivitalizzarsi proprio perché spopolati per vari motivi. Quindi, Badolato è stato e continua ad essere un paese-prototipo di riferimento contro lo spopolamento demografico-economico e contro l’avvilimento sociale, per poter far rinascer i borghi e farli ancora significare nel mondo globale contemporaneo che li ha semi-distrutti.

Però, con il “metodo Badolato” si riesce, obiettivamente, a dare una prima presa di coscienza, ma poi ci vuole ben altro per rivitalizzare i territori come agri-silvicoltura, pastorizia, lavoro ed ambiente, nonché restauro edilizio e decoro urbano. Oltretutto, salvare i borghi è una sfida alla globalizzazione che è proprio quella che ha desertificato i borghi e le campagne. E per sfidare la globalizzazione (si può ben capire) è insufficiente l’effetto “placebo” o il piccolo cabotaggio … oppure i proverbiali “pannicelli caldi”! Bisogna osare di più. Molto di più!

Badolato stesso non andrà lontano, se non prende più adeguate e concrete contromisure (che erano previste dal mio progetto “paese in vendita” fin dal 1986). Prima misura è lottare per ottenere rappresentanze nelle Istituzioni, pure attraverso un coordinamento dei borghi interessati. Secondo, cercare in Italia e all’estero le risorse per dare lavoro, poiché è il lavoro che sorregge qualsiasi rivendicazione. Terzo, fare l’inventario delle risorse e delle disponibilità umane e territoriali, storiche ed artistiche e quanto altro possibile. Insomma, fare una gara a chi sa e può dare di più, arginando gli egoismi e la speculazione. Altrimenti si può fare poco o niente … pure perché è assai diffuso il … “negazionismo” nostrano.

29- IL NEGAZIONISMO NOSTRANO

Nei servizi giornalistici (cartacei, web e televisivi) ormai quasi che non si parla e non si scrive più del “paese in vendita” come primo storico allarme-appello non soltanto per lo spopolamento e la rivitalizzazione di Badolato borgo ma anche come simbolo dei 12-15 mila paesi in via di estinzione in Italia, in Europa e nel Mediterraneo (per non parlare di quelli già morti e sbriciolatisi ovunque nel mondo). Che dire?… Forse è nella natura delle cose e delle persone che ogni generazione precedente venga ignorata da quella che segue, anche se, in pratica, se ne usano abbondantemente lavoro e risultati. Ignorare non sarebbe onesto storicamente, ma ritengo che tale “negazionismo” sia quasi fisiologico nelle società e nei popoli. Fanno scuola pure ben altri negazionismi!

Per quello che possa seguire ancora su Badolato (in particolare attraverso il web) a quasi 600 km di distanza e senza quasi più contatti, ho notato che la rivitalizzazione attuale del borgo pare sia iniziata e sia tutta frutto degli eventi di accoglienza succedutisi dopo lo sbarco di centinaia di profughi curdi dalla nave Ararat (27 dicembre 1997). Come se dieci anni di “paese in vendita” non ci siano stati o non avessero dato alcun risultato e, almeno, non fosse stato il primo concreto ed ideale avvìo di una riscossa che, se fosse stata gestita bene, avrebbe dovuto e potuto dare ben altri ottimi risultati e senza il “fermo” di 10 anni dal 1988 al 1997 (anno di inizio della vicenda di “Badolato paese solidale” o paese di accoglienza di profughi extra-comunitari).

30- TUTTO INIZIA DAVVERO NEL 1997 E NON NEL 1986?

Infatti nel sopra citato servizio di Paola Marinozzi (andato in onda per la prima volta su Rainews24 mercoledì 20 marzo 2019), l’assessore al turismo di Badolato afferma che prima del loro intervento (bisogna leggere per i curdi del 1997 o, meglio, dei gruppi immobiliari che ancora agiscono per il borgo, persino lodevolmente???) …. “il borgo era completamente abbandonato”! Capisco le emozioni di un’intervista televisiva … però penso che tale concetto non sia stato pronunciato a caso. Capisco pure l’enfasi per una maggiore efficacia del messaggio … ma non capisco la perentorietà di tale frase largamente generica e negazionista.

Comunque sia, caro Tito, non reclamo alcuna “verità storica” per me (che vivo felicemente con ben altri e più esaltanti valori) ma per gli stessi badolatesi i quali per prima in Italia, così clamorosamente, hanno dato vita alla riscossa dei borghi spopolati. E’ un merito che non si possono togliere da sé stessi., pure perché è stato conquistato sul campo ed anche molto faticosamente!… Mi sembra paradossale. Eppure sembra che addirittura si vergognino del “paese in vendita” che, anzi, continua ancora adesso a fungere da “archètipo” per altri paesi intenzionati a reagire allo spopolamento e a tutto ciò che ne consegue!…

Seppure ne ho più di un elemento, non vorrei sospettare che il negazionismo del “paese in vendita” (dopo l’ostracismo del suo ideatore e principale attivista) sia dovuto ad ordini politici o ancora più meschini. Sta di fatto che l’origine del mondo per il borgo di Badolato sia avvenuto non il 7 ottobre 1986 bensì undici anni dopo, il 27 dicembre 1997 con lo sbarco dei curdi dell’Ararat prima e poi con l’intraprendenza ed il mercantilismo immobiliare, seppure realizzato con attenzione e lungimiranza (non sempre e non in tutti i casi, ma in genere sì).

31- AUTOGOL BADOLATESI E ITALICI

Se taluni (non tutti) badolatesi amano sostenere la data del 1997, sono assolutamente liberi di crederlo e di propagandarlo, dribblando realtà acquisita e verità storica. Vorrà dire che la genesi della rivitalizzazione del borgo ha avuto una forma ritenuta “nobile” (come quella solidale, ovvero l’accoglienza ai curdi) e poi dovuta pure e più concretamente all’intraprendenza turistico-immobiliare (soprattutto estera) dei giovani rampanti, che sono e restano lodevoli e meritevoli (l’ho sempre riconosciuto per iscritto pure nella lettera 183 a loro dedicata e per voce).

Forse tale versione dei fatti è una precisa scelta, funzionale a determinati personaggi ed ambienti. Ma questa scelta è un autentico autogol, pure perché dal 1986 in poi altri borghi sono ricorsi alle vendita delle abitazioni (persino con un simbolico euro) e, quindi, il primato di Badolato verrebbe a cadere e non so se oggi i badolatesi possano permettersi il lusso (o lo spreco) di rinunciare alla paternità di un movimento culturale-rivendicativo contro lo spopolamento che riveste parecchi significati, principalmente quello di una autentica “rivoluzione” socio-economica-culturale. Evidentemente le nuove generazioni non hanno più la grinta e l’orgoglio delle lotte intraprese dai loro padri o dai loro nonni e bisnonni, specialmente nel dopoguerra, per non diventare “sudditi” nemmeno della neonata Repubblica Italiana (penso allo “Sciopera a rovescio” del 1950 e ad altre storiche lotte dell’immediato dopoguerra).

A parte ciò, l’autogol più grave ed importante, è stato non soltanto quello di liquidarmi da bibliotecario comunale il 31 maggio 1987 (costringendomi poi ad andarmene da Badolato il primo novembre 1988) … quanto piuttosto quello di ignorarmi e di non chiedere la mia collaborazione e nemmeno una semplice consulenza (gratuita) per il bene di Badolato, sempre a titolo gratuito poiché fino al 19 dicembre 2012 ero innamorato perso per Badolato e la Calabria! Ho passato l’intero corsi di studi per prepararmi a “servire” Badolato! Ah, quanti cervelli in fuga, pure perché cacciati dalla loro terra da una “elite” miope ed egoista! E, infatti, oggi c’è proprio un contrasto (anche elettorale) tra queste “elites” e gli esclusi. Non a caso ci troveremo ben presto con fabbisogno di 40 mila medici! Numeri chiusi, esclusioni … ecco l’Italia dei muri invisibili che procurano ancora emigrati, precari, derubati, poveri e disperati!

32- PER FARE COSA?!

Caro Tito, ti devo confessare che fino al quel fatidico 19 dicembre 2012 ho sempre tentato di tornare a Badolato (perdutamente innamorato come ero ancora di questo mio paese natìo) per contribuire alla sua migliore e maggiore rinascita. Questa volta, per tornare, mi basavo sul fatto che (essendo dal 1991 vincitore di concorso e dipendente pubblico) avrei potuto più agevolmente trasferirmi a Badolato o nei dintorni in una Amministrazione pubblica equivalente, senza concorsi o particolari traversie burocratiche. Sarebbe bastata la volontà di qualche buon amministratore istituzionale., in particolare di un sindaco.

Così, in un’ora mattutina di un giorno, di un mese, di un anno che è meglio non specificare (comunque tra il 1991 ed il 2012), sono andato espressamente a parlare con un sindaco di tale lungo periodo. Ovviamente eravamo entrambi badolatesi, più o meno di eguale generazione ed estrazione sociale e, quindi pure buon amici di lunga data.

Primo, non mi fece nemmeno sedere davanti alla sua scrivania di sindaco né mi ha dato cenno di poterci stringere la mano (considerato pure che non ci vedevamo da 4 mesi). Secondo, così mi ha risposto molto sbrigativamente, glacialmente e rigidamente (dopo che gli ho espresso il desiderio e la volontà di tornare a Badolato per cercare di essere utile ancora al nostro paese e al nostro popolo): PER FARE COSA?!… mi ha chiesto, così a bruciapelo, quasi fosse una schioppetata!… Capita l’antifona, l’ho salutato ed ho girato i tacchi verso l’uscita dal suo ufficio.

33 – MI SENTO TOTALMENTE DERESPONSABILIZZATO

L’episodio di questo sindaco (del “per fare cosa?!”) conferma che non era gradita né la mia presenza a Badolato né la mia collaborazione (pur restando in Molise). Basterebbe ciò per sentirmi senza alcuna responsabilità per il presente ed il futuro di questo paese e di questo popolo.

Infatti, né le istituzioni (i responsabili della cosa pubblica) né il popolo (cioè i miei concittadini) mi hanno dato la benché minima dimostrazione concreta che io potessi essere minimamente utile al nostro comune paese. Salvo qualche intimo e vecchio amico, non mi risulta che un solo badolatese mi abbia mai detto “mi spiace!” per essere stato mandato in esilio. Né mi risulta che qualche mio concittadino si sia rivolto ai responsabili del mio allontanamento in mia difesa. Né ho una qualche lettera scritta con cui qualcuno mi abbia dato un minimo di conforto o di solidarietà. Silenzio assoluto. No, peggio, totale indifferenza! E, forse, sotto sotto, più di qualcuno ne avrà gioito grandemente!

Ecco perché, poi, alla fine, i miei sentimenti per Badolato e la Calabria sono caduti verticalmente, quasi totalmente e di colpo, proprio il 19 dicembre 2012 (quando l’ennesima goccia ha fatto traboccare il vaso). Mi sono sentito “indesiderato” (fatta salva l’antica amicizia con qualcuno, ovviamente). Così non sono più tornato né penso di tornarci (pur ammettendo che non bisogna essere così drastici, ammettendo il “mai dire mai”!). Tuttavia devo registrare il rammarico (falso o sincero che sia) di qualcuno che ancora adesso mi sospira … “Ah, quante cose faremmo se ci fossi tu qui!” …

34- AH!… QUANTO CI MANCHI ! … AH, SE CI FOSSI TU !…

Caro Tito, tu sei pure un uomo di mondo e finora ne avrai viste veramente tante, di belle e di brutte. Non sono da meno io, ti assicuro. Quanto ti sto per dire ti lascerà senza parole! Dunque, devi sapere che, dopo il mio licenziamento da bibliotecario comunale il 31 maggio 1987 e fino al mio esilio definitivo dell’ottobre 1988, ho continuato a scrivere manifesti e lettere aperte all’Amministrazione comunale dicendomi preoccupato che si dovesse interrompere la vicenda di “Badolato paese in vendita” ancora molto vivace nell’interesse specialmente di famiglie estere. Pur di non interrompere ciò, mi dichiaravo disposto a lavorare gratis. Ovviamente non ho ricevuto alcuna risposta, segno che la mia presenza non era gradita affatto.

Tuttavia, non potendo lasciare in sospeso il grande lavoro fatto, ho continuato ad interessarmi e a gestire (completamente a mie spese) quanto prodotto dal clamore internazionale del “paese in vendita”. L’ho fatto finché ho potuto, dal giugno 1987 all’ottobre 1988 (cioè per 16 mesi ancora, tutto e sempre a mie spese, portando al lumicino i miei risparmi).

Al posto mio, ti saresti aspettato che qualche badolatese oppure qualcuno che voleva vendere la propria casa si esponesse e chiedesse all’Amministrazione comunale di accogliere tale mio appello. Niente. Soltanto una persona (molto gentile e così tanto meritevole, devo precisare) è venuta persino a casa mia per chiedermi se gli davo il permesso di intervenire presso il sindaco. Tu che avresti fatto?…

Ovviamente, ho detto di no. Non ho accettato tale pregevole disponibilità … non perché non mi sarebbe stato gradito tale intervento così generoso e altamente civile … ma per il semplice fatto che in tale approccio c’è stato un piccolo ma fondamentale errore psicologico. Allora come adesso, ho ritenuto e ritengo che se una persona intende spendersi per perorare una causa non solo tua personale ma a favore della comunità … non deve chiederti se lo può fare ma interviene, magari senza che tu sappia nulla. Ti pare?…

Il paradosso dei paradossi poi quale è stato?… Dopo la mia andata definitiva in esilio, parecchie persone (anche tra gli amici) mi ripetevano (persino telefonandomi in Molise): “Ah! Quanto ci manchi!” … oppure “Ah! Se tu fossi a Badolato quante belle cose potremmo fare!”… “Ah, questo!” … “Ah, quest’altro!”…

Nei primi anni, ringraziavo queste persone … anche se in mente mia consideravo che non si erano affatto spese con il sindaco perché io rimanessi a Badolato oppure perché ancora non facevano niente per avermi, come mi davano ad intendere, lì con loro, visto che potevo essere utile a loro stessi e alla comunità.

Dopo parecchi anni di questa noiosa e sofferta tiritera, mi sono scocciato e, quindi, con calma e molto gentilmente ho cominciato a contraddire tali persone dicendo loro che non si erano interessate quando era tempo e che adesso era tardi. Oppure dicevo loro “Ditelo al sindaco non a me”! Ancora adesso, dopo ben 31 anni di esilio, c’è qualcuno che mi ripete “Ah qua!” … “Ah là!”… Però stavolta zittisco tutti.

E, a volte, li rimprovero poiché, dopo tanto tempo, quando ormai non c’è veramente più niente da fare (anche perché pensionato e senza le forze necessarie ad agire), questo troppo tardivo interesse (vero o falso che sia) ha l’aria di una presa in giro, di una beffa! Eppure trovo sempre qualcuno che insiste! “Ah, se tu fossi con noi!”. E allora, a volte, mi scappa un sonoro e definitivo “Vaffa” (ovviamente con chi posso permettermelo)!

E anche questa è la vita!, caro Tito! Ed ha pienamente ragione il proverbio che esclama “Dopo il danno pure la beffa!”. E’ vero, spesso, al danno si aggiunge la beffa. E, al posto della solidarietà e del conforto, ci giungono coltellate mortali attraverso parole e commenti taglienti o subdole. “Male o poveretto a chi ci capita” dicono qui in Molise …

Ma non è finita qui, c’è un altro paradosso,! … Infatti , devo persino avere la finezza e la pazienza di capire che, dicendo così, le persone (forse) intendono tessere le mie lodi ed i miei meriti. Pènsano che sia un apprezzamento, un atto di stima, mentre invece tutto ciò non soltanto è ormai fuori tempo e fuori luogo ma non si rendono conto che possa essere percepito da me addirittura come uno sfottò o addirittura un’offesa!

Né si rendono conto come e quanto tale loro ripetuto atteggiamento mi possa amareggiare, ferire e far soffrire. Ed ecco pure un altro motivo per cui cerco di stare lontano o addirittura spegnere taluni contatti … entrando piano piano in quel SILENZIO che avevo preannunciato con il libro “Prima del Silenzio” del giugno 1995. Così facendo, devo dirti sinceramente che sto meglio e vivo più sereno e felice!

Per difendere la mia serenità, sono giunto a non dare più la benché minima retta a chi ancora insiste su tali sciocchezze e, in tal modo, non soffro più. In verità, il problema si è alquanto diradato da quel 19 dicembre 2012 quando si è verificata la caduta verticale dei miei sentimenti per Badolato e la Calabria, anche se ne scrivo (dopo tale data) più per motivi prettamente storici e di memoria personale, nonché di rendiconto esistenziale.

35- AUTOGOL CALABRESI

Caro Tito, pochi giorni dopo il lancio anche internazionale del “paese in vendita” del 7 ottobre 1986, la prima cosa che ho fatto è stata proprio quella di andare a parlare di contrasto allo spopolamento con alcuni architetti riuniti in una grande sala del quartiere San Leonardo di Catanzaro, distribuendo loro fotocopia dell’articolo pubblicato dal quotidiano “Il Tempo” di Roma sulla pagina 22 (nazionale) martedì 07 ottobre 1986. Non ha avuto alcun riscontro né esito visibile per quel mio primo passo di sensibilizzazione (tra le migliaia di passi effettuati da quei giorni per tantissimi anni ancora).

Non ti racconto di tanti altri tentativi (più o meno riusciti). Sarebbe troppo lungo e penoso! Voglio invece dirti di tre anni fa, quando, nel 2016, ho ricevuto una telefonata dalla Facoltà di Architettura di Reggio Calabria. Una gentile voce femminile (probabilmente una segretaria, un’assistente o docente universitaria, non ho approfondito) mi chiedeva se fossi disponibile ad andare a tenere una conferenza e a rispondere alle domande degli studenti sui tempi della mia esperienza circa lo spopolamento ed il “paese in vendita”. Mi sono reso pienamente disponibile, a condizione che mi venissero riconosciute le poche spese di viaggio e di frugale soggiorno. A questo punto mi ha detto che avrebbe dovuto parlare con il suo capo e che mi avrebbe fatto sapere. Ancora aspetto (come si suole dire)!

Questa è stata la prima volta in vita mia in cui ho chiesto che mi venisse dato il rimborso delle spese vive affrontate. Fino a quel momento mi sono sempre e comunque dato completamente “gratis et amore Dei”! … ma a 66 anni forse era giunto il momento della dignità! Comunque, ripensando a tale vicenda inconclusa, mi sono rammaricato nel non aver detto a tale voce universitaria femminile che eravamo nel 2016 e che si sarebbe potuto fare una tele-conferenza (con videochiamata via skype) così l’Università avrebbe risparmiato i soldi e d io tre giorni di tempo e i relativi rischi di viaggio! Ma tanto è!…

Quella di Badolato e della Calabria (e del Sud in generale) è una storia di innumerevoli autogol e di occasioni perdute (ricordo, ad esempio, pure il mio progetto CAPO SUD del 1999 che pur qualche significativo e spontaneo successo aveva avuto), in parte per malafede e in parte per tanti altri motivi meno negativi, ma sempre colposi o dolosi. Personalmente, ho sempre lottato contro gli autogol, pure qui in Molise, altra emblematica regione di “autodistrazione” come ha tuonato (addirittura con un manifesto murale cm 70×100) nel 1990 l’allora vescovo di Trivento, mons. Antonio Santucci.

36- URGONO TRE AREE-SOSTA CAMPER A BADOLATO (BORGO – MARINA E SANITA’)

Caro Tito, un mio carissimo amico è andato a Badolato borgo con il proprio camper per partecipare all’evento del FAI, assieme ad altri numerosi camperisti, giungendovi già venerdì sera 22 marzo. Mentre a Badolato Marina ci sono campeggi che ospitano anche camper (ma soltanto d’estate), a Badolato borgo non ci sono spazi sufficienti nemmeno ad accogliere i camperisti in arrivo per manifestazioni simili a quella dell’appena trascorso fine-settimana.

Nell’attuale epoca motorizzata, come si può pensare di fare turismo senza strutture adatte anche ad accogliere (tutto l’anno e non soltanto d’estate) i camperisti, che sono un settore in espansione costituito da famiglie di economia e cultura medio-alte? !… Spero che il Comune di Badolato si adoperi per realizzare libere ma attrezzate aree-camper almeno in tre località: Badolato Marina, Badolato Borgo e Santuario della Madonna della Sanità. Tra l’altro, se ne potrebbe ricavare un posto di lavoro stabile tutto l’anno e altri due nei mesi estivi.

Pasquale Zaffina è un architetto di Lamezia Terme, mio coetaneo, che vive e lavora a Roma. Da molti anni è presidente della A.C.T.-Italia (Federazione Nazionale delle Associazioni Campeggiatori Turistici d’Italia). L’ho conosciuto domenica 6 dicembre 2015 mattina, in Agnone del Molise, quando egli, assieme al sindaco, ha inaugurato l’area attrezzata per la sosta di circa 70 camper, posta tra lo stadio e l’ospedale di questa cittadina montana. Tale area è utilizzata dai camperisti tutto l’anno, con particolare giovamento per tutto il territorio altomolisano.

Ritengo che se le Istituzioni di Badolato volessero rivolgersi direttamente al nostro corregionale arch. Zaffina, potrebbero avere da lui gratuitamente tutta la consulenza e l’aiuto per realizzare (in Marina, al Borgo e alla Sanità) le tre aree attrezzate di sosta per camperisti assai utile per attrarre turismo qualificato per questo territorio che ne ha tanto bisogno. L’arch. Zaffina può essere contattato via e-mail (presidenteactitalia@gmail.com – segreteria@actitalia.it e www.actitalia.it). Vedasi pure: Pasquale Zaffina Rai News 2018 al seguente link… https://www.youtube.com/watch?v=U7uP_UwAzbw

37- QUATTRO LETTURE PARALLELE

Caro Tito, per completare questa lettera n. 240, mi sembra utile inserire quattro brevi ed interessanti “Letture parallele”. La prima è costituita dal già accennato ultimo articolo scritto dal meridionalista, storico e politico napoletano Giuseppe Galasso sul “Meridione” che rischia di sparire dalla politica italiana, indebolendosi sempre di più.

La seconda si riferisce al lancio-stampa dell’ANSA,(sabato 23 marzo 2019 ore 12,37) che, a proposito delle Giornate FAI di primavera, ricorda “Badolato é tornato a nuova vita nel 1986, anno in cui l’Amministrazione comunale, con un’iniziativa provocatoria e di grande effetto mediatico, mise “in vendita” il paese, consentendo il ripopolamento e la conseguente rinascita del borgo grazie anche all’arrivo di molti migranti di etnia curda”. E’ ammirevole che un’agenzia-stampa seria come l’ANSA ritenga di ricordare ciò (quasi come una coordinata storica ed un punto fermo di inizio) a distanza di quasi 33 anni dal primo evento di rinascita del borgo badolatese. E’, questa un’attestazione, un passaggio storico che troppi a Badolato (in buona e in cattiva fede) tentano di dimenticare, ignorare e non fare emergere quando si parla di rivitalizzazione del borgo antico.

La terza riporta il programma delle visite FAI a Badolato borgo per sabato 23 e domenica 24 marzo 2019 per come ripreso da un comunicato-stampa pubblicato dal web “IL LAMETINO” domenica 17 Marzo 2019 alle ore 08:45. Così resta ben storicizzato il tutto, nel contesto di questa Lettera n. 240.

La quarta “Lettura Parallela” consiste nel gradevole racconto (scritto dalla stimatissima amica e collega giornalista Annarosa Macrì della RAI di Cosenza) incentrato su talune artiste americane che hanno scelto Badolato borgo per la loro scrittura e ispirazione. E’ stato pubblicato nel numero 9/2010 della rivista web “Itaca” (www.itacatabloid.it) dell’illustrissimo direttore Antonio Minasi che ringrazio anche qui per la gentilezza.

38- PRIMA LETTURA PARALLELA

https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/18_febbraio_09/meridione-rischia-sparire-a37279ae-0d70-11e8-9fa6-185f62db9299.shtml

L’editoriale del “Corriere del Mezzogiorno”

pubblicato in Napoli, venerdì 09 febbraio 2018 ore 09,12

Il Meridione rischia di «sparire» di Giuseppe Galasso

Ieri: la Campania cresce più di ogni altra regione; è il traino della ripresa italiana anche al di là del Mezzogiorno; nel Mezzogiorno solo la Puglia segue, a distanza, la Campania; decisivo è soprattutto il suo contributo alle nostre esportazioni. Oggi: la Campania è tra le regioni italiane, come tutte quelle del Mezzogiorno, dalle quali si emigra di più, anche se (in termini percentuali) non come in altre regioni meridionali. Parliamo, naturalmente, di emigrazione verso il resto dell’Italia; certo, non si parla di emigrazione verso l’Africa o verso il Sud-Est asiatico; e, come diceva Voltaire tre secoli fa, se volete sapere come si vive in una certa parte del mondo, guardate ai suoi confini: se quelli che entrano sono più di quelli che escono, vi si vive bene, ma se accade il contrario, certamente vi si vive peggio che altrove. Questo, dunque, vale anche per la Campania e per il Mezzogiorno di oggi rispetto, appunto, al resto d’Italia (anzi, per la verità, rispetto ad alcune altre regioni italiane, perché il male meridionale si è nel frattempo esteso anche altrove). Un bel salto di qualità, tra le due notizie! E, come ben si capisce, non si tratta di notizie estemporanee, cioè fiorite all’improvviso, e inattese, tra le novità del giorno. Sono notizie che si riferiscono a situazioni che maturano con un lungo travaglio nel corso del tempo. Se ne può seguire in continuità la genesi e lo sviluppo se si segue con attenzione il corso quotidiano delle cose nei paesi di cui si tratta.

Se poi qualcuno credesse che la notizia di una maggiore emigrazione campana sia una buona notizia, si disilluda subito. È vero che, se la situazione economica migliora e la gente diminuisce, il livello medio delle condizioni di vita migliora anch’esso. Ma questo non è il caso della Campania, innanzitutto perché il miglioramento di cui si parla non è di misura tale da fare alzare la media delle condizioni di vita, e poi perché, se l’emigrazione riduce il peso demografico della regione nel contesto italiano, questa riduzione non riguarda solo la demografia. Riguarda anche l’importanza della regione come mercato di consumo, come aggregazione attrattiva di investimenti, come corpo elettorale e quindi importanza politica, e così via, per la Campania, come – beninteso – per le altre regioni del Mezzogiorno. E riguarda anche, ovviamente, l’immigrazione che qui continua ad arrivare da paesi infelici di altre parti del mondo e verso la quale le idee (qui e altrove) continuano a essere tutt’altro che chiare, e si esauriscono nella deprecazione e nel rifiuto.

Prima di parlare di buone o cattive notizie, bisognerebbe, quindi, riflettere un attimo. Ma tant’è! Buone o cattive che siano le notizie che lo riguardano, è il Mezzogiorno stesso che ormai fa sempre meno notizia in Italia. Nei programmi delle forze politiche o se ne parla appena appena o, più spesso, non se ne parla per nulla. Si ha un bel parlarne in quei pochi giornali e da parte di quei pochi commentatori o studiosi che lo fanno: l’eco ne rimane sempre molto modesta, molto minore di quanto indurrebbe a credere l’evidente importanza del problema. E si badi bene: qui nessuno parla più di «politica speciale» o di «intervento straordinario». Qui si parla sempre e solo del luogo del Mezzogiorno nella politica italiana, e si vorrebbe saperne qualcosa dai programmi e dai discorsi elettorali dei partecipanti alla gara elettorale del 4 marzo. E, significativamente, a parlarne di meno sono quelli che si sentono più presuntuosamente già vincitori.

Continuerà – non ci facciamo illusioni – così. E non evocate, vi raccomandiamo, il «meridionalismo», oppure il problema delle «due Italie» e della loro «coesione», oppure la «questione meridionale», anche se, magari, nei suoi nuovi termini. Sono ormai tutte «cattive parole», cioè parole indecenti non degne della buona società e delle sue buone maniere.

GIUSEPPE GALASSO

39- SECONDA LETTURA PARALLELA

http://www.ansa.it/calabria/notizie/2019/03/23/oggi-e-domani-giornate-fai-di-primavera_2b67a86e-b88d-466f-984d-074226206118.html

ANSA-CALABRIA, Catanzaro sabato 23 marzo 2019 ore 12,37 – NEWS

Oggi e domani Giornate Fai di primavera Tra i siti scelti Badolato, San Giovanni in Fiore e San Giorgio Morgeto

(ANSA) – CATANZARO, 23 MAR – L’antico borgo di Badolato, il Museo demologico di San Giovanni in Fiore ed il castello angioino-normanno di San Giorgio Morgeto. Sono alcuni dei siti aperti in Calabria per le Giornate Fai di Primavera, in programma oggi e domani, evento nazionale di partecipazione attiva e di raccolta pubblica di fondi.
 Badolato é tornato a nuova vita nel 1986, anno in cui l’Amministrazione comunale, con un’iniziativa provocatoria e di grande effetto mediatico, mise “in vendita” il paese, consentendo il ripopolamento e la conseguente rinascita del borgo grazie anche all’arrivo di molti migranti di etnia curda.

Il Museo demologico di San Giovanni in Fiore, istituito nel 1984, è ubicato nel complesso abbaziale florense ed é considerato uno dei più importanti musei del settore del centro e sud Italia.
 Il Castello angioino-normanno, infine, si erge imponente in cima all’abitato di San Giorgio Morgeto. Il monumento risale all’ultimo periodo svevo, del quale rispecchia la tipica architettura difensiva.

40- TERZA LETTURA PARALLELA

http://www.lametino.it/Eventi/giornate-fai-di-primavera-il-23-e-24-marzo-nell-antico-borgo-di-badolato-superiore.html

Pubblicato da “IL LAMETINO” – Domenica, 17 Marzo 2019 ore 08:45

Giornate FAI di primavera – Il 23 e 24 marzo nell’antico borgo di Badolato Superiore

Badolato (Catanzaro) – Ritornano, sabato 23 e domenica 24 marzo, le Giornate di Primavera, la più grande festa in piazza dedicata alla bellezza del nostro paese da scoprire e da proteggere giunta alla XXVII edizione. Quest’anno i volontari FAI apriranno in tutta Italia 1.100 luoghi straordinari. La Delegazione FAI di Catanzaro ha scelto per questa edizione l’antico borgo di Badolato Superiore. Badolato, che rappresenta uno dei borghi di eccellenza della Regione Calabria, conserva ancora intatta la struttura urbanistica medievale costituita da suggestivi vicoli stretti e tortuosi che si intersecano tra le case l’una a ridosso dell’altra. Crocevia di popoli e di culture, con le sue antiche Chiese e le sue Confraternite Religiose ultrasecolari, i suoi palazzi storici e le tantissime tradizioni popolari culturali, religiose ed eno-gastronomiche, è diventato in questi ultimi anni una meta turistica internazionale, una sorta di “destinazione umana interculturale”, tanto da essere riconosciuto come il “Borgo degli artisti e degli stranieri”.

Le tappe del percorso: Passeggiata per le vie dell’antico borgo con visita all’antico franto (in piazza Castello), con all’interno mostra fotografica storica a cura della Pro Loco Badolato e della famiglia Rudi, ed alla Chiesa di San Domenico (soltanto l’esterno e l’ingresso principale). Visita della Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, delle antiche botteghe artigiane del fabbro, del falegname e del sarto e di Palazzo Gallelli dove gli allievi dell’Accademia di Belle arti di Catanzaro, assieme a diversi artisti locali, esporranno alcune delle loro opere. Durante il percorso si potranno ammirare: le case-torri, la struttura urbanistica medievale ed i palazzi gentilizi. Visita della Chiesa Matrice, della Casa Mostra “Nino Ermocida”, sosta presso l’antica Torre Campanaria, la Porta medievale, il vecchio Bastione col Belvedere sulla costa ionica e visita della Chiesa dell’Immacolata.

I vari siti – grazie soprattutto alla Parrocchia SS.Salvatore e alle tre Confraternite religiose locali – saranno aperti sabato 23 dalle ore 9 alle ore 13 e dalle ore 15,30 alle ore 17; domenica 24 dalle ore 9 alle ore 13. Per informazioni più dettagliate consultate il portale del FAI relativo alle G.F.P. che sarà attivo a partire dal 14 Marzo. Numerosi “Apprendisti ciceroni©”, studenti delle principali scuole di Catanzaro e provincia, opportunamente preparati, accompagneranno i visitatori alla riscoperta del nostro patrimonio artistico, storico e culturale.

Le iniziative riservate ai soli iscritti FAI: Visita del Castello del barone Gallelli sabato 23 marzo dalle ore 15,30 alle ore 17; domenica 24 dalle ore10 alle ore 11. (è richiesta la prenotazione). Visita al Convento di Santa Maria degli Angeli/Comunità Mondo X domenica 24 dalle ore 15,30 alle ore18 (è richiesta la prenotazione). Proiezione eccezionale del film di Wim Wenders “Il volo” a Badolato Superiore ore 17,30 (è richiesta la prenotazione). Tra le iniziative speciali si sottolineano l’apertura del cantiere di restauro dell’affresco bizantino nella Chiesa della Madonna della Sanità (coordinato dal Rettore del Santuario e dall’Associazione “La Radice” di Badolato), la consegna della tela seicentesca di F. Caivano, restaurata da Pino Mantella, numerose mostre, incontro con i migranti.

Domenica alle ore 9,30-10,30-11,30 partiranno le visite guidate: i volontari del luogo vi accompagneranno attraverso le tortuose vie del borgo ai siti presidiati dai nostri apprendisti Ciceroni, illustrando i luoghi di maggiore interesse. E’ previsto anche uno spazio creativo per bambini (coordinato dall’Associazione di Promozione Sociale “MaMa” di Badolato): Roberto Giglio domenica alle ore 11 darà vita al laboratorio artistico in piazza Castello. Per chi volesse trascorrere un week- end ricco di arte, cultura, spettacolo, musica e buon cibo è previsto il pernottamento con trattamento di pensione completa.

Si comincia sabato pomeriggio con la visita al Castello Gallelli, si prosegue con la visione del film, poi cena itinerante e con artisti e musica di strada presso i “catoja” (a cura della Comunità Terra Madre di Badolato e Slow Food di Soverato). Anche le attività commerciali, ristoranti e trattori, strutture turistico-ricettive ecc. si sono organizzate (grazie al coordinamento dell’Aopt Riviera e Borghi degli Angeli – Polo di Badolato) per offrire ai tanti visitatori che verranno a Badolato nei giorni 23 e 24 marzo un servizio integrato e strutturato di accoglienza, informazione, ospitalità, ristorazione ed eventuali pernottamenti.

41- QUARTA LETTURA PARALLELA

http://www.itacatabloid.it/mondo-calabria/badolato-dei-gatti-degli-artisti/.

BADOLATO PAESE DEI GATTI E DEGLI ARTISTI

Isabella Montwright, avvocato in Canada, stanca di lavoro e di successo, è approdata a Badolato, un posto, dice, dove il silenzio chiama.

“Perché sono qui a Badolato? Tutta colpa di un gatto”, mi dice Isabella Montwright, che è una signora “ancora”, come si dice di chi ha superato o forse “ancora” no, i quarant’anni, molto bella È bionda, ha un gran sorriso, e con l’aria un po’ felina anche lei, gira per la bellissima sua casa di Badolato, piena di anfratti e di sorprese, di marmi e di scrittoi affacciati sulla collina.

Isabella è stata avvocato di successo in Canada, adesso vive nel Foggiano, dove ha un amore e tre passioni: la scrittura, di gialli mistici e un po’ new age, la cucina, che, dice, “per me equivale alla scrittura”, e i vini, che produce e colleziona come fossero opere d’arte. Tutta colpa di un gatto, dunque, se adesso è acciambellata anche lei come un gatto su un divano da cui si domina la vallata che si tuffa nello Jonio. Un gatto con un occhio blu come quel mare e un altro verde come gli ulivi che macchiano di vento la collina.

Badolato è piena di gatti. Ti giocano intorno appena ci arrivi, ti accompagnano su per i viottoli, ti aiutano a scoprire inerpicandosi per acciottolati e ringhiere, muretti e cornicioni, il paese più bello del mondo. “Questo gatto era proprio speciale, sembrava divino, oppure diabolico, chissà. Incrociai il suo sguardo fatato e dissi a Kathryn e Jude: è qui, il posto è questo, fermiamoci”.

Era il 2002 e Isabella da settimane insieme Katrhyn Falk, che in America è una notissima scrittrice di romanzi rosa e Jude Deveros, che è stravendutissima autrice di best seller a sfondo storico, girava per l’Italia. Cercavano un posto, un luogo dove fare sosta, dove gettare l’ancora delle loro tre vite un po’ stanche di lavoro e di successo. Avevano voglia di fermarsi. Metaforicamente, ma non solo.

“Arrivammo qui dopo aver girato, per il Nord e per il Sud: città e paesi incantevoli, l’Italia è tutta bella, si sa, ma nessun luogo ci aveva fatto innamorare. Poi, arrivammo a Badolato. Ba-do-la-to. Già il nome del paese era un po’, ma non fu certo questo ad affascinarci. Fu il silenzio, un silenzio che raccontava, ma furono soprattutto i visi delle persone. Si capiva che avevano avuto una vita dura, ma erano serene. Tutti i posti parlano, questo ci chiamava”. Badolato, ai confini tra la provincia di Catanzaro e quella di Reggio, è lontano da tutto. L’aeroporto più vicino è quello di Lamezia, ma poi c’è un’ora di macchina per arrivare in questo vecchio borgo semiabbandonato, come tanti paesini jonici svuotati dall’emigrazione e dalla povertà. Trecentonovantuno abitanti censiti nel 2005, niente negozi, niente ufficio postale, niente medico. Tutto spostato “alla marina”, come si dice da queste parti, dove quelli che non sono andati più lontano, si spostano, per sfuggire all’isolamento, che ai Calabresi fa più paura della povertà. Isabella e le sue amiche, hanno acquistato due palazzi secenteschi, nel cuore del paese, abbandonato e bellissimo – non c’era che l’imbarazzo della scelta, quasi tutte le case sono abbandonate e bellissime – da cui si abbraccia tutta la collina fino al mare e ne hanno fatto un capolavoro di restauro e di accoglienza con l’aiuto di un architetto del posto, Pasquale Fiorenza, che ha rispettato materiali e forme locali. Ed ecco, poetici come i nomi con cui sono stati battezzati, Villa Barrow e Palazzo dei Mandorli.

Le tre muse, Isabella, Jude e Kathryn, hanno deciso di aprire le due case a tutti quelli che hanno bisogno, come loro, di un posto per scrivere o per creare. Incredibilmente, finora sono venuti moltissimi americani, italiani invece pochissimi. “Peccato, perché chi scrive, dice Isabella, è sensibile ai luoghi e questo è un luogo pieno di energia. Qui c’è un silenzio che racconta tante cose e che ti aiuta a raccontare”. Le chiedo qual è la stagione giusta per venire a Badolato e lei dice che “sempre” è la stagione giusta, “anche se io, aggiunge, amo le giornate piene di nuvole, quelle in cui hai l’impressione che la mano di Dio viene ad accarezzarti con le sue piogge, e allora è bello farsi attraversare da tutta la gamma delle sensazioni, l’amore, l’angoscia, la tristezza. E scrivere”.

E pensare che Badolato, tanti anni fa, fu messo provocatoriamente in vendita, da un intellettuale del posto, che soffriva di fronte a tanta bellezza svuotata, scarnificata, sacrificata. Tutti se n’erano andati altrove per campare, ci abitavano solo i ricordi, l’abbandono e la malinconia. Poi anche lui se ne andò a lavorare al Nord e la sua apparve come la boutade di un originale provocatore. Tanti anni dopo, Badolato se lo sono comprato davvero, gente famosa e gente qualunque, chi ha molti soldi e chi ne ha pochissimi: è diventata una specie di Capalbio del Sud.

Forse “per colpa” di Villa Barrow e di Palazzo dei Mandorli, o per una serie di strane coincidenze – qui per mesi Wim Wenders ha girato il suo film Il volo, che affronta il tema dell’accoglienza ai rifugiati politici – tanta altra gente si è sentita chiamata da questo paesino dimenticato da Dio e dagli uomini e i prezzi delle case sono, com’è immaginabile, lievitati. Ci abitano, seppure solo per un po’ di mesi all’anno, musicisti e pittori, scrittori e registi. Piero Pelù, il cantante rock, ha comprato una casa, e pure Alina Marazzi, la raffinatissima regista di Un’ora sola ti vorrei e Vogliamo anche le rose. E così il primo flautista del “Bellini” di Catania e un consigliere regionale toscano. Ci abita una coppia svedese, Monika che fa la pittrice e John che è uno scrittore, ma anche due americani di mezza età, né ricchi né intellettuali, che son venuti qui a godersi la pensione. Nicholas faceva il falegname e Catherine l’infermiera. Hanno una casina piccola con un terrazzo magnifico sulla vallata, e lei è la giardiniera di tutto il paese, che ha riempito di petunie e gerani, aiuole e vasi, come fosse il giardino di casa sua. Poi c’è Anna, una signora di Genova, che è qui da quasi dieci anni, era in vacanza da queste parti e si è fermata, ha messo su un bed and breakfast, bellissimo, e non si è più spostata. Ha portato con sé anche i suoi genitori, e quando sono morti, è qui che hanno voluto essere seppelliti.

Dev’essere davvero che i luoghi hanno un loro linguaggio e una magia. Isabella dice che tutte le volte che viene a Badolato, capita sempre che qualcuno le mandi dei fiori. Fiori pregiati, oppure semplicemente fiori di campo, raccolti nei prati su per le colline. “Non è a me che li portano. È questa casa che li chiede”, assicura, e aggiunge: “Io quel gatto con quegli occhi così strani lo conoscevo già. È il protagonista di un mio racconto, che avevo scritto, naturalmente, assai prima di arrivare a Badolato”.

42- CONCLUSIONI – EWWIWA LA CULTURA E LA SANA AGGREGAZIONE !!!

Caro Tito, ritengo che tutte le iniziative FAI (Fondo Ambiente Italiano) siano esaltanti, poiché legate allo stupore dell’arte e della bellezza. Dalle “Giornate di primavera” alla “Giornate d’autunno”, dalle “Sere d’estate” alle “Mattinate d’inverno” e ad altri tipi ed aspetti promozionali, il FAI ha consolidato, nei decenni, un primato di cultura e di sana aggregazione senza pari, privilegiando le generazioni, in particolare i giovani che diventano spesso i veri protagonisti delle varie attività pubbliche. Badolato ne ha appena dato ampia dimostrazione!

Quindi … EWWIWA LA CULTURA … EWWIWA LA SANA AGGREGAZIONE !!!

43- DEDICO AI PRIMI SESSANTA ANNI DI ANTONIO RUDI

Caro Tito, voglio dedicare questa lettera n. 240 ad un mio carissimo e fraterno Amico, uno dei pochissimi rimastimi fedeli in modo assai signorile e distinto (assieme all’intera famiglia) da 33 anni a questa parte, in particolare in questo esilio (che dura dal novembre 1988) e specialmente dal dicembre 2012 quando tale esilio è diventato pressoché assoluto, dal momento che non varco più i confini della Calabria e di Badolato (anche se – ripeto – “mai dire mai”!)..

Questo amico è Antonio Rudi che il 27 marzo 2019 compie i suoi primi Sessanta anni. A Lui davvero i migliori, i più amichevoli e fraterni AUGURI. Inoltre, Lui e la sua famiglia mi restano particolarmente e significativamente cari pure perché hanno preso a cuore, affettuosamente e diligentemente, una parte del tanto sudato agrumeto di mio padre, dove hanno edificato la loro bella casa.

44- SALUTISSIMI

Caro Tito, in attesa di trattare un altro utile argomento con la Lettera n. 241, ti ringrazio per la pazienza che hai dovuto avere per leggere fino a qui la presente lunga nota, destinata, spero, ad attestare (assieme a tante altre documentazioni) la memorabilità e la meraviglia di un evento che, comunque, Badolato può ripetere da sé stessa, come e quando vuole, magari con un apposito BADOLATO DAY. Tanta cordialità e alla prossima!

Domenico Lanciano (Azzurro Infinito, domenica 24 marzo 2019 ore 23,32) Le foto sono state prese dal web (ringrazio gli sconosciuti Autori). Per tre foto ringrazio il medico-dentista Domenico Rovito di Soverato.


Fonte: www.costajonicaweb.it

 

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